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Per fermare la strage delle donne, un femminicidio ogni 72 ore, non servono proclami. Piuttosto: come è possibile che 85 milioni dei fondi antiviolenza siano quasi tutti bloccati? Da….

Troppa retorica e pochi fatti su uno dei più gravi scandali italiani. Con un enorme spreco di denaro pubblico: 2 euro su 3 delle risorse stanziate per aiutare le donne colpite dalla violenza, sono congelati dalla longa manus della burocrazia

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COME FERMARE LA VIOLENZA SULLE DONNE 

Da un lato 106 casi di femminicidio, uno ogni 72 ore, soltanto nei primi mesi del 2018. Dall’altro lato 49mila donne che hanno avuto il coraggio di denunciare gli uomini violenti, tantissime se pensiamo a quello che rischiano, troppo poche se guardiamo alla vastità del fenomeno, lasciate sole, senza aiuti che non siano interventi di circostanza o il minimo sindacale. Da un lato le donne che provano a urlare il loro dolore e la loro solitudine, attraverso comitati, incontri, manifestazioni, interviste, tutto ciò che è possibile. Dall’altro lato i fondi antiviolenza disponibili, a livello nazionale attraverso il metafisico Dipartimento Pari Opportunità, ma non utilizzati, completamente sprecati. Parliamo, secondo una documentata denuncia di ActionAid Italia, di oltre 85 milioni di euro, che potrebbero dare una bella scossa, in avanti, alla rete sempre più fragile e traballante dei luoghi dove le donne colpite dalla brutalità dell’uomo dovrebbero trovare riparo e assistenza. Si spende poco, quasi nulla di quanto è necessario invece mettere in circolazione con trasparenza e rapidità, e tirando le somme si scopre che la burocrazia italiana blocca 2 euro su 3 di questo denaro che così è davvero sciupato. Ecco: ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo, durante i quali si parla di violenza sulla donne, in Italia dovremmo avere questi dati stampati nella testa. 

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COME SCONFIGGERE LA VIOLENZA SULLE DONNE 

Secondo l’Istat, i numeri sono a prova di qualsiasi verifica, in Italia 6 milioni e 788mila donne hanno subito qualche forma di violenza nella loro vita. Un’enormità. Una scandalosa enormità. E sui motivi, le cause, la genesi, di questa onda lunghissima di violenza, abbiamo già detto e scritto tutto e il contrario di tutto. Ognuno è libero di avere l’opinione che vuole, ma una cosa è certa: dobbiamo provare a fermare l’onda che ci sta sommergendo.

E veniamo alle cosa da fare, ora e subito. I femminicidi non solo non diminuiscono, ma aumentano a ritmi impressionanti: 116 dall’inizio dell’anno. E ogni volta ci sono tante vite che si spengono o vengono messe paurosamente a rischio. Per esempio quelle dei figli orfani. Soltanto in un mese sono rimasti orfani, senza né padre né madre, 16 figli. Come si possono aiutare, concretamente? Nel Paese delle leggi per tutti e contro tutti, con una vera bulimia di norme, non c’è nulla di specifico per questi figli, mentre altre categorie di orfani (pensiamo alle vittime del terrorismo o del lavoro al servizio dello Stato) ci sono. Serve un programma, che coinvolga anche istituzioni, associazioni di settore e amministrazioni locali, per gestire, sostenere (anche sul piano economico) e accompagnare gli orfani della violenza sulle donne. A scuola, in una casa, con il calore di una famiglia, nella società. Pensate che il 98 per cento delle famiglie affidatarie degli orfani dei femminicidi non ha mai ricevuto un euro di sostegno, mentre soltanto in pochi, pochissimi comuni esistono dei servizi specializzati per assistere minori che sono stati colpiti da questo tipo di tragedie e di traumi.

VIOLENZA SULLE DONNE 

Purtroppo sono tante le donne che non denunciano gli uomini colpevoli della violenza, e preferiscono subire in silenzio lo sfregio, fino a mettere continuamente a repentaglio la propria vita. Anche per questo, per assistere, intervenire nell’emergenza, aiutare nel delicato passaggio di una denuncia, già negli anni Ottanta sono stati creati i Centri antiviolenza. Non sono luoghi della burocrazia assistenziale, o dello spreco del denaro pubblico che conosciamo in tanti gironi: sono postazioni di civiltà che vanno sostenute e supportate. E non possiamo affidarci sempre e soltanto alla generosità dei volontari, che oggi sono quelli che consentono a questi Centri di sopravvivere. Mentre tanti sono costretti a chiudere per mancanza di fondi.

Nonostante l’assurda situazione di precarietà nei Centri di violenza italiani vi passano oltre 14mila donne l’anno, e questo vi fa capire l’importanza decisiva di questi luoghi. Il governo, il Parlamento, si diano una mossa e garantiscano, senza più andare a rincorrere le solite frasi fatte contro la violenza, la sopravvivenza e il rafforzamento dei Centri antiviolenza sulle donne. Questo serve. E allora sì che potremo dire di avere fatto qualcosa nella direzione indicata dallo slogan di una campagna di mobilitazione tutta da sostenere, Non una di meno .

QUALCHE STRUMENTO CHE LE DONNE HANNO PER DIFENDERSI: