Come fermare la violenza sulle donne - Non sprecare
Questo sito contribuisce all'audience di

Violenza contro le donne: in aumento con il Covid-19

Il 38 per cento delle vittime di omicidi volontari, tra agosto 2020 e luglio 2021, sono donne. Come fermare questa violenza? Innanzitutto finanziando i Centri antiviolenza

Il Covid-19 ha colpito le donne due volte. Hanno perso il lavoro, sono aumentati i carichi in casa, ma innanzitutto è esplosa la violenza contro di loro. Con numeri impressionanti. Tra l’agosto del 2020 e il luglio del 2021 le vittime di omicidi volontari sono risultate donne. Le chiamate al numero Antiviolenza sono schizzate del 120 per cento e il 77 per cento delle donne ha dichiarato, nel corso di queste chiamate, di avere subito violenza in casa.

COME FERMARE LA VIOLENZA SULLE DONNE

Ma c’è un aspetto ancora più grave, a proposito di tendenze. Dal 2018, quando eravamo arrivati a un caso di femminicidio ogni 72 ore, gli omicidi che hanno visto le donne come vittime sono diminuiti. Ma adesso tornano a salire le persone di sesso femminile uccise da mariti, ex mariti, conviventi, ex conviventi. Tutto quasi sempre nelle mura di casa. D’altra parte, secondo l’Onu, dallo scoppio della pandemia la violenza sulle donne è aumentata del 20 per cento. Da un lato aumenta la rabbia e la violenza degli uomini; dall’altro versante con le restrizioni in atto e la crescente insicurezza economica è aumentata la vulnerabilità delle donne.

LEGGI ANCHE: Coronavirus, in Italia aumenta la violenza contro le donne durante il lockdown

VIOLENZA SULLE DONNE

Le donne, come dimostrano i numeri delle chiamate al numero verde, provano a urlare il loro dolore, le loro richieste di aiuto e la loro solitudine. Si danno da fare anche attraverso comitati, incontri, manifestazioni, interviste, tutto ciò che è possibile. Ma lo strumento operativo più importante di questa battaglia di vita e di civiltà, i Centri antiviolenza, restano bloccati da mancanza di fondi e da problemi burocratici. Stesso discorso per le associazioni che svolgono questa preziosa attività di supporto alle donne sul territorio, nella prima linea del fronte.

Secondo una documentata denuncia di ActionAid Italia, si spende poco, quasi nulla di quanto è necessario invece mettere in circolazione con trasparenza e rapidità, e tirando le somme si scopre che la burocrazia italiana blocca 2 euro su 3 destinati alle attività di assistenza alle donne colpite dalla violenza maschile.

Ecco: ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo, durante i quali si parla di violenza sulle donne, in Italia dovremmo avere questi dati stampati nella testa.  Le parole e le ricorrenze non bastano più. Adesso servono fatti.

PER APPROFONDIRE: I segnali certi che identificano gli uomini violenti. Ne basta uno per allontanarlo. E fatelo subito

COME SCONFIGGERE LA VIOLENZA SULLE DONNE

Secondo l’Istat, in Italia 6 milioni e 788mila donne hanno subito qualche forma di violenza nella loro vita. Un’enormità. Una scandalosa enormità.  Condivisa a livello globale: una donna su tre nel mondo ha subìto violenza fisica o sessuale da parte di una persona diversa dal proprio partner (World Health Organization).

E sui motivi, le cause, la genesi, di questa onda lunghissima di violenza, abbiamo già detto e scritto tutto e il contrario di tutto. Ognuno è libero di avere l’opinione che vuole, ma una cosa è certa: dobbiamo provare a fermare l’onda che ci sta sommergendo.

E veniamo alle cose da fare, ora e subito. I femminicidi non solo non diminuiscono, ma aumentano a ritmi impressionanti110 dall’inizio dell’anno. E ogni volta ci sono tante vite che si spengono o vengono messe paurosamente a rischio. Per esempio quelle dei figli orfani. Soltanto in un mese sono rimasti orfani, senza né padre né madre, 16 figli. Come si possono aiutare, concretamente? Nel Paese delle leggi per tutti e contro tutti, con una vera bulimia di norme, non c’è nulla di specifico per questi figli, mentre altre categorie di orfani (pensiamo alle vittime del terrorismo o del lavoro al servizio dello Stato) ci sono. Serve un programma, che coinvolga anche istituzioni, associazioni di settore e amministrazioni locali, per gestire, sostenere (anche sul piano economico) e accompagnare gli orfani della violenza sulle donne. A scuola, in una casa, con il calore di una famiglia, nella società. Pensate che il 98 per cento delle famiglie affidatarie degli orfani dei femminicidi non ha mai ricevuto un euro di sostegno, mentre soltanto in pochi, pochissimi comuni esistono dei servizi specializzati per assistere minori che sono stati colpiti da questo tipo di tragedie e di traumi.

PER SAPERNE DI PIÙ: Pubblicità contro le donne e il loro corpo. Da Lamborghini a Nuvenia e Dolce & Gabbana

VIOLENZA SULLE DONNE

Purtroppo sono tante le donne che non denunciano gli uomini colpevoli della violenza, e preferiscono subire in silenzio lo sfregio, fino a mettere continuamente a repentaglio la propria vita. Anche per questo, per assistere, intervenire nell’emergenza, aiutare nel delicato passaggio di una denuncia, già negli anni Ottanta sono stati creati i Centri antiviolenza. Non sono luoghi della burocrazia assistenziale, o dello spreco del denaro pubblico che conosciamo in tanti gironi: sono postazioni di civiltà che vanno sostenute e supportate. E non possiamo affidarci sempre e soltanto alla generosità dei volontari, che oggi sono quelli che consentono a questi Centri di sopravvivere. Mentre tanti sono costretti a chiudere per mancanza di fondi.

Nonostante l’assurda situazione di precarietà nei Centri di violenza italiani vi passano oltre 14mila donne l’anno, e questo vi fa capire l’importanza decisiva di questi luoghi. Il governo, il Parlamento, si diano una mossa e garantiscano, senza più andare a rincorrere le solite frasi fatte contro la violenza, la sopravvivenza e il rafforzamento dei Centri antiviolenza sulle donne. Questo serve. E allora sì che potremo dire di avere fatto qualcosa nella direzione indicata dallo slogan di una campagna di mobilitazione tutta da sostenere, Non una di meno.

PER APPROFONDIRE: La radio migliore del mondo? Fip. Al microfono solo speaker donne. Una radio quasi leggendaria, e non solo in Francia

 

Share

<