Las Tesis, l’inno per denunciare la violenza contro le donne - Non sprecare
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Las Tesis, l’inno ripreso in tutto il mondo per denunciare la violenza contro le donne

La performance di quattro donne partite dal Cile, da un collettivo artistico. E diventate le nuove protagoniste del femminismo globale

LAS TESIS

Tutto è iniziato lunedì 25 novembre, in pieno giorno. A Valparaiso, la capitale culturale del Cile e anche la città amata da Pablo Neruda (che qui aveva una delle sue case), va in scena in diretta, nelle strade e nelle piazze della città. La performance del collettivo cileno Las Tesis è uno spettacolo che riempie ogni angolo della città, ma anche una protesta molto esplicita contro la violenza che colpisce brutalmente le donne. Specie da queste parti: nel 2018, infatti, la Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (Cepal) ha denunciato che nella regione viene uccisa una donna ogni due ore.

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CHI SONO LAS TESIS

 Le donne che si esibiscono a Valparaiso il 25 novembre (la Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne) hanno gli occhi coperti da una benda nera, il dito puntato in segno di accusa nei confronti degli uomini violenti, la voce potente. Intonano a voce alta e con passione sudamericana la performance Un violador en tu camino (Uno stupratore sulla rua strada). In prima fila ci sono Pauyla Cometa Stange, Sibila Sotomayor Van Rysseghem, Dafne Valdés Vargas e Lea Càceres Diaz: sono loro quattro che hanno inventato il collettivo Las Tesis che riprende il lavoro di ricerca e di denuncia di tante femministe sudamericane. Come Rita Laura Segato, che definisce la violenza sessuale contro le donne «un crimine di dominio, di potere, di punizione». E non un semplice crimine sessuale. «Il nostro corpo diventa uno strumento di lotta, attraverso una performance artistica» racconta Sibila Sotomayor Van Rysseghem «Le rivendicazioni delle donne non devono esprimersi solo attraverso la parola e la protesta, l’arte è in grado di aprire le coscienze in modo diverso».

UN VIOLADOR EN TU CAMINO

 Il testo della performance è molto forte. Si parla di patriarcato, stupri, violenza, impunità per gli assassini, femminicidio. Ma innanzitutto si punta il dito in avanti quando vengono pronunciate le parole «Lo stupratore sei tu». Per la prima volta si ribalta una prospettiva: non è più la donna sotto accusa di un pubblico maschile, ma l’uomo nel mirino di un pubblico femminile.

Forse per questo il flash mob della performance è diventato un caso mondiale, diventando il nuovo inno del femminismo globale. Lo hanno ripreso folle di donne entusiaste a Londra, Parigi, New York, Istanbul, Montreal. E in Italia a Roma, Milano, Napoli, Bologna e Genova. «Pensavamo di non superare le Ande con la nostra performance» racconta Paula Cometa Stange «E invece il nostro collettivo ha reso visibile la cultura dello stupro in tutto il mondo, e la fascia nera sugli occhi che indossiamo durante lo spettacolo è un riferimento alle donne stuprate durante la dittatura, quando venivano bendate, ma anche alla cecità di una parte della società di fronte a questa violenza che, secondo l’Ocse, colpisce più di un terzo della popolazione femminile mondiale».

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