Cibo 2 / Il pesce taroccato | Non Sprecare
Questo sito contribuisce all'audience di

Cibo 2 / Il pesce taroccato

di Posted on
Condivisioni

L’importazione del pesce straniero non fa male soltanto all’economia. Il quadro che proprio nelle scorse settimane ha tracciato il Rasff (Rapid alert system for Food and Feed), l’agenzia di sicurezza alimentare dell’Unione Europea, non è affatto tranquillizzante. Nella relazione viene segnalato come fossero stati trovati batteri in molluschi italiani, cadmio in calamari congelati che arrivavano dalla Spagna, salmonella brunei in cocktail di gamberi congelato proveniente dal Bangladesh e confezionato in Italia, infestazione da larve di nematodi in nasello congelato dalla Spagna, mercurio in filetti congelati di squalo blu e pesce spada sotto vuoto dalla Spagna. Insomma un elenco infinito di porcherie che arriva come pesce prelibato sulle tavole di tutti gli italiani.

A preoccupare gli esperti c’è poi in particolare il pesce che arriva dal Vietnam, dove peraltro è permesso un trattamento per il pesce con antibiotici che in Europa è vietatissimo in quanto pericoloso per la salute.

Ma il rischio non è soltanto quello dell’importazione. Uno dei problemi arriva dall’utilizzo massiccio di alcuni additivi chimici che i pescatori usano per "rinfrescare" il pesce: in sostanza viene passato per dare più lucentezza al prodotto non fresco. Le conseguenze sono incredibili.

Ecco per esempio cose è accaduto al professor Gagliano Candela, tossicologo, docente universitario e consulente di decine di procure italiane. "Avevo comprato il tonno, come prodotto freschissimo, in una pescheria. Per caso ho spento la luce in cucina e il mio tonno è diventato fluorescente. L’effetto è dovuto – spiega – a un additivo che viene utilizzato per sbiancare il pesce e renderlo brillante. Il principio è lo stesso utilizzato per i detersivi delle camice, quelli che restituiscono brillantezza ai colori". Uno degli additivi più utilizzati, nonostante sia vietato in Italia, è il cafodos. I carabinieri del Nas lo sequestrano in continuazione in tutta Italia. Non si tratta di per sé non è molto tossico. Ma può provocare danni di un certo rilievo a chi lo mangia.

"Il pesce – spiega il professor Alberto Mantovani, tossicologo del dipartimento di Sanità alimentare e animale dell’Istituto superiore di sanità – e in particolare alcune specie come il pesce azzurro o il tonno, rilascia istamina in quantità sempre maggiori con il tempo. Mangiando quindi pesce vecchio si ingeriscono alte quantità di istamina che possono provocare un avvelenamento acuto. I rischi sono quelli di un’allergia violenta – continua – o di problemi più gravi per un certo tipo di pazienti, come per esempio i cardiopatici". Proprio a Bari, sono finite in ospedale una decina di persone dopo aver mangiato alici al cafodos. E un’altra inchiesta è partita in seguito alla denuncia di un allergico che ha avuto una crisi per colpa di pesce azzurro ormai vecchio. Ma l’importazione selvaggia sta facendo soffrire il nostro mare?

Sì, a credere agli esperti. La colpa è ancora una volta dei grossisti che oltre a far arrivare il pesce dalla Cina, il Vietnam o l’Indonesia, hanno cominciato ad allevarlo. Le guardie costiere hanno per esempio lanciato l’allarme per il granchio cinese, considerato forte e aggressivo, in grado di impedire la crescita degli altri crostacei e di altre varietà nell’habitat in cui si riproduce. In sostanza sta distruggendo tutte le altre specialità. Esiste poi un paradosso che sta conoscendo il popolo del Mediterraneo.

Un terzo del pesce che viene pescato viene ucciso e ributtato in mare perché la sua commercializzazione non è considerata conveniente. "Il fenomeno è sempre più frequente" spiega Angelo Cau, docente di biologia marina all’università di Cagliari. "Pescando a 400 metri di profondità si butta in mare il 60 per cento del pescato. Pescando a 200 metri di profondità si può arrivare a buttare in mare anche più del 90 per cento del pescato. In media si spreca un terzo di tutto ciò che finisce nelle reti e quattro specie su dieci non vengono commercializzate pur avendo le carte in regole per essere vendute. "I nostri pescatori il pesce lo porterebbero volentieri a terra" osserva Ettore Ianì, presidente di Legapesca. "Ma il problema è che nessuno lo compra: costa troppo, ha dimensioni ridotte. Insomma non è concorrenziale con il prodotto importato dall’estero". In fondo, non è poi così lontano il Mozambico.