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Ci salveranno gli artigiani

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PUNTARE sul talento? Sbagliato. Ci salveranno gli artigiani. E se a dirlo è Richard Sennett, sociologo americano professore alla New York University e alla London School of Economics nonché ex consigliere di Barack Obama, c’è da crederci. Il Nordest italiano lo ha accolto a braccia aperte, nominandolo vincitore, con il libro L’uomo artigiano (Feltrinelli), della sezione "Artigianato" del premio letterario Gambrinus "Giuseppe Mazzotti". Non poteva essere altrimenti: questa è la terra del fare, delle regole di vita semplici e rigorose, "una delle poche aree industrializzate del pianeta – precisa l’autore a Repubblica.it – che non ha risentito della crisi finanziaria del 2008. Perché qui l’economia si basa su conoscenze tecniche di alto livello. E, quando ci sono quelle, il sistema non crolla". Sennett è arrivato a San Polo di Piave in provincia di Treviso in un piovoso sabato pomeriggio e, senza neanche disfare la valigia si è precipitato alla cerimonia di premiazione a Palazzo Gambrinus. "Sono veramente felice di questo riconoscimento – dice – e a dire il vero non mi aspettavo che il libro avrebbe avuto tutto questo successo".

Nel saggio, il sociologo e scrittore spiega che l’orgoglio per il proprio lavoro è l’elemento centrale dei mestieri tecnici. Quello che li rende più forti e "resistenti" degli altri, capaci persino di risollevare l’economia di un Paese in periodo di crisi. E, secondo Sennett, bisogna anche prendere coscienza del tasso di artigianalità

che c’è in tante professioni moderne intellettuali, dal software alla ricerca alla medicina. "Ci sono lavori fondamentali per il buon funzionamento del sistema economico e finanziario – spiega – che non richiedono alcun talento speciale: pensi, ad esempio, ai banchieri". Questi ultimi, con i creatori di software (Sennett fa riferimento, in particolare, al gruppo che ha creato Linux) sarebbero dunque gli artigiani di una moderna "opera d’arte" di volta in volta finanziaria o informatica.

"Purtroppo – precisa il sociologo – le aziende non incoraggiano questa visione". Spesso anzi, quando serve una competenza specifica la cercano fuori, reclutando chi costa meno. Un atteggiamento che Sennett critica duramente definendolo una delle cause scatenanti dell’attuale crisi economica e sociale. "L’errore che il sistema economico sta pagando è quello di essersi basato su una visione a breve termine e sul modello della flessibilità organizzativa, dell’instabilità e della velocità per adeguarsi ai cambiamenti. E’ stato così anche nella gestione del capitale umano. Non si è investito sulla conoscenza. I lavoratori, in questi anni, hanno potuto acquisire solo un’esperienza incompleta, lavorando in imprese frammentate e instabili". Contro la suddivisione tra chi pensa e chi fa, tra artista e artigiano, ideatore e fabbricante, l’autore sostiene che "le persone possono apprendere conoscenze su di sé attraverso ciò che producono" e che un buon artigiano, in grado cioè di costruire un oggetto perfetto e funzionante, ha anche le potenzialità giuste diventare un buon cittadino, un cittadino "giusto".

Nel suo libro Sennett racconta di quei mestieri in cui, storicamente, mente e mano hanno lavorato insieme, rinforzandosi. E non a caso cita ingegneri romani e orafi rinascimentali, tipografi parigini del Settecento e fabbriche della Londra industriale, ricostruendo i confini che, nei secoli, hanno impropriamente separato tecnica ed espressione, arte e artigianato, creazione e applicazione. Sino ai giorni nostri. A salvarci dalla crisi, secondo lui, non saranno quindi le menti talentuose ma le conoscenze tecniche dei contemporanei artigiani dell’informatica e della piccola impresa. In grado di unire magistralmente sapere teorico e manualità pratica. Un patrimonio di cui, ricorda l’autore, il nostro Paese è straordinariamente ricco.