Enzo Suma, l’inventore del museo dei rifiuti di plastica

Una raccolta di pezzi abbandonati nelle spiagge, a partire da quelli degli anni Cinquanta e Sessanta. E una galleria degli orrori, dove compare, tra la sabbia, anche una macchinetta per il caffè.

archeoplastica 2

Quante volte ci è capitato di fare una passeggiata in spiaggia durante l’inverno e notare sulla sabbia bottiglie di plastica ma anche lattine, giocattoli e altri oggetti depositati sull’arenile dalle onde durante le mareggiate. Rifiuti che possono essere recenti ma anche no. I tempi di degradazione dei diversi materiali possono essere molto lunghi e questo ha fatto si che sulle spiagge italiane siano comparsi flaconi di detersivo in vendita negli anni settanta e ora non più in commercio o bottiglie di crema solare ancora più datate.

Veri e propri reperti che Enzo Suma, guida naturalistica di Ostuni, ma anche escursionista e fotografo con una laurea in Scienze ambientali all’università Cà Foscari di Venezia, raccoglie e cataloga su “Archeoplastica”, un progetto di archeologia ambientale e un museo online che raccoglie più di 500 rifiuti trovati sulle spiagge: diversi risalgono agli anni cinquanta e sessanta. La sua storia è stata raccontata anche dal quotidiano inglese The Guardian.

Screenshot 2026 01 16 alle 12.33.59

Quella che, per anni, è stata una sua buona abitudine: raccogliere i rifiuti abbandonati sulla sabbia, è diventata poi un progetto di sensibilizzazione. Tutto inizia nel 2018 quando Suma ritrova sulla spiaggia un vecchio flacone di crema solare. Quello che lo colpisce subito è l’etichetta, risalente alla fine degli anni sessanta. Pensate da quanto tempo quel flacone inquinava il mare.

Screenshot 2026 01 16 alle 12.33.45

Il museo virtuale, che potete visitare partendo da qui contiene reperti, rifiuti di plastica abbandonati sulle spiagge, continuamente aggiornati con nuovi oggetti. C’è di tutto. Tra i pezzi rari degli anni sessanta ci sono, per esempio, i primi flaconi per le creme solari, ancora perfettamente integri. Il boom dei flaconi di detersivi invece arriva con anni settanta, mentre negli anni ottanta si vedono le buste in plastica per le patatine. Tra i reperti più antichi ci sono un tappo di bottiglia del 1958, una bottiglietta a forma di clown degli anni sessanta, usata per contenere il miele e venduta solo in Grecia. Ci sono addirittura un pallone dei Mondiali di Italia ’90 e un 45 giri del 1965: “Il Mondo” di Jimmy Fontana. Si calcola che ogni anno sono ben 11 milioni le tonnellate di plastica che finiscono in mare.

Screenshot 2026 01 16 alle 12.32.57

Archeoplastica è anche un museo itinerante: fino al 30 gennaio 2026, dal lunedì al venerdì, è possibile osservare da vicino i reperti di decine di prodotti non più in commercio da anni e ritrovati sulle spiagge italiane presso la Chiesa di Santa Caterina, in via del Crocifisso 1 a Lucca.

Screenshot 2026 01 16 alle 12.32.42

Attraverso Archeoplastica, Enzo Suma sta provando a sensibilizzare le persone a usare meno plastica, senza troppi proclami ma con un gesto forte e visibile. E innanzitutto a non abbandonarla in mare, nelle spiagge e nei luoghi sbagliati. L’effetto è molto efficace, e c’è perfino una galleria degli orrori con immagini scattate da Suma sulle spiagge italiane invase dai rifiuti, specie di plastica. Colpiscono tante bambole e una macchinetta per fare il caffè, abbandonata tra la sabbia.

Le immagini sono tratte dalla pagina Facebook di Archeoplastica

Leggi anche:

Vuoi conoscere una selezione delle nostre notizie?