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Apatia, come sconfiggere il male oscuro di una vita che spreca emozioni e passioni

Negli anziani contano anche i disturbi neurologici. Nei giovani, invece, la scarsa visibilità del futuro. L’incertezza che induce a non coltivare sogni, ambizioni e desideri

APATIA

Chi è l’apatico? E che cosa spreca della sua vita? Partiamo dall’etimologia, sempre la migliore pista per capire di che cosa stiamo parlando. La parola deriva da pathos, emozione, con una a privativa: l’apatico ha azzerato il campo delle emozioni. E già questo, come potete ben immaginare, è un grande spreco. La vita si affloscia ripiegando su sè stessa, senza l’energia vitale dell’emozione che ci aiuta anche a vincere il dolore o a superare prove che avvertiamo come al di sopra delle nostre possibilità.

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CAUSE DELL’APATIA

Impoverita del pathos la nostra condizione psicologica è spinta, come una barca alla deriva, verso la palude dell’indifferenza, dove gli altri diventano fantasmi, comparse. Siamo circondati dal deserto, e non riusciamo a scovare da nessuna parte la fontana da dove zampilla l’acqua dell’amore. Il noi non c’è al nostro orizzonte, e l’io è un misto di solitudine e di abbandono. Con la solita, inutile autocommiserazione.

COME SI RICONOSCE L’APATICO

L’apatia può avere tante cause, anche psicologiche e neurologiche, ma dobbiamo essere ben convinti che non si tratta né di un vizio né di una malattia incurabile. Possiamo considerarlo uno stato psicologico, con diverse sfumature, e con due categorie di vittime privilegiate. I vecchi e i giovani.

Nel primo caso, l’apatia si può abbinare anche a condizioni neurologiche (per esempio le malattie come il Parkinson o l’Alzheimer), o più semplicemente a una scarsa voglia di vivere. È come se l’anziano ci dicesse: «Basta, non voglio più andare avanti…»  E a quel punto si chiude in un gelido silenzio, negando il suo interesse per qualsiasi cosa, persino gli effetti più cari. Non bisogna disperare. La vita riserva sempre sorprese, talvolta molto piacevoli, e i nostri vecchi del cuore, quelli che accudiamo con più costanza, vanno accuditi e accompagnati, senza per questo assecondarli nel loro stato di apatia. Ma magari provando a scuoterli, parlando molto con loro, e pazienza se invece ci rispondono solo a monosillabi.

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SINTOMI DELL’APATIA

Nel caso dei giovani la situazione è più complessa, per fattori soggettivi e oggettivi. Tra i primi rientrano l’uso eccessivo di alcolici, la dipendenza delle droghe (leggere o pesanti che siano…), e in particolare la cocaina e le varie anfetamine. Chi ha queste forme di dipendenza è di fatto condannato all’apatia. E le sue manifestazioni sono abbastanza chiare: il giovane non ha l’energia della sua età, ma sembra spento, rassegnato. Non ha interessi, né per qualsiasi attività né per le relazioni umane. Non ha voglia di fare nuove esperienze. Non è motivato dalla curiosità. Tende a isolarsi. E in questa direzione gli apparati elettronici rappresentano un valido supporto: sembrano fatti su misura per gli apatici.

Dal punto di vista oggettivo, l’apatia colpisce le nuove generazioni, private delle promesse di futuro e appiattite su un freddo presente. Si diventa apatici perché manca un progetto di vita, non ci sono prospettive che scaldano il cuore e attizzano il cervello. L’orizzonte è piatto. E guai a confondere l’apatia con la depressione: c’è un comune “mal di vivere”, molto più leggero nel primo caso, ma gli apatici in genere non pensano certo al suicidio, ai sensi di colpa, a soluzioni estreme per il loro disagio interiore.

COME SI COMBATTE L’APATIA

Contro l’apatia possono servire specifiche terapie e l’aiuto di uno psichiatra. Prima ancora, però, possiamo provare a lavorare su noi stessi, a ritrovare spinte vitali che diano un senso più eccitante alla vita. Passioni, curiosità, interessi. Qualsiasi dettaglio in queste direzioni può fare la differenza, e non bisogna mai rassegnarsi. Infine, sforziamoci di andare incontro all’altro, le nuove conoscenze sono di grande aiuto, e di mettere sotto pressione il fisico. L’apatia si vince con la testa e con il corpo.

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