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La moda del sospeso, un piccolo gesto ma di grande valore contro l’indifferenza

All’inizio era solo il caffè, a Napoli. Poi con la Grande Crisi la moda di lasciare qualcosa di pagato per chi non può permettersi l’acquisto si è allargata in tutta Italia. Pranzi, cene, gelati, giocattoli, libri. Un aiuto che significa vera solidarietà.

La moda del sospeso, un piccolo gesto ma di grande valore contro l’indifferenza
Iniziative per aiutare i poveri
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INIZIATIVE PER AIUTARE I POVERI -

All’inizio era solo un caffè. E un’antica e popolare abitudine, tutta di marca napoletana, di fare un piccolo gesto di cortesia, diciamo pure di signorilità meridionale, lasciando “già pagato” un caffè al bar per chi viene dopo. Un caffè’ sospeso, appunto.

Poi, in tempi di Grande Crisi e di sforzi anche collettivi, almeno per dare un segnale di solidarietà a chi non se la cava, dal caffè e da Napoli la moda del sospeso ha iniziato a dilagare per tante altre cose e in tutte le regioni italiane. Si lasciano sospesi pranzi, cena, pizze, gelati. Giocattoli e piccolo indumenti per i bambini. E perfino in una città solitamente cinica e indifferente, come Roma, si è creata una piccola rete all’insegna del boom del sospeso, che comprende associazioni del volontariato e gruppi di cittadini organizzati quartiere per quartiere. Con aiuti che coinvolgono sia i nuovi poveri della capitale che i migranti senza casa e senza lavoro. Per non parlare di Bologna, città da sempre molto generosa, dove Anna Hilbe, 72 anni, ha aperto perfino una libreria dove i libri non si vendono, ma si regalano. Nella centralissima via San Petronio, sotto la significativa insegna Libri Liberi. «Perché lo faccio? Per me è un piacere» ha detto Anna Hilbe a chi le ha chiesto il motivo di questa generosità così singolare.

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MODA DEL SOSPESO -

Direte: ma quanto può valere un gesto tanto piccolo? E ancora: lascia un segno? Vi rispondo subito: vale molto, specie se riesce a diventare virale, ed a forza di moltiplicarsi può davvero lasciare un segno.

C’è innanzitutto un effetto terapeutico, che mi piace sottolineare in questi piccolo segni di solidarietà. Ovvero anche se solo per un attimo, anche se lo sforzo non è certo titanico, comunque in un momento, e senza contropartite, finalmente usciamo dal limbo e dalla palude dell’indifferenza, e ci accorgiamo che gli altri esistono. E sono molto più vicini di quanto abbiamo sempre pensato o immaginato, pronti a tendere una mano senza neanche essere visti.

INIZIATIVE “IN SOSPESO” -

Un gesto piccolo diventa grande quando apre le porte a un’autoriflessione di questo genere, quando ci aiuta ad allungare occhi, testa e cuore. Inoltre, mentre l’elemosina, che pure dobbiamo considerare un dovere e non una fastidiosa richiesta, costringe chi chiede a rinunciare alla sua dignità, a mostrarsi senza filtri nella sua miseria, e talvolta perfino a recitare, il meccanismo del sospeso lascia tutti anonimi. Chi dona e chi riceve. E quindi più liberi e meno vincolati reciprocamente.

Chissà, a forza di contaminare piccolo gesti come questi, a forza di allargare la solidarietà del sospeso a tutto quanto chi possiede spesso spreca o consuma in modo compulsive, diventiamo anche più attenti sugli altri, e meno concentrate su noi stessi. A forza di sospesi, speriamo, scopriamo meglio quanto sia essenziale avanzare con il noi e arretrare con l’io.

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