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La cultura dello scarto e dello spreco, la più grave sconfitta delle nostre vite

Una domanda, sollevata dopo i tanti richiami di Papa Francesco a non lasciare soli gli ultimi, a non essere indifferenti, a non abbandonarli: Come mai sono aumentati, ovunque nel mondo, gli ultimi? Che cosa non sta funzionando? Rispettare la natura, l'ambiente, le risorse del pianeta, significa rispettare innanzitutto gli uomini. A partire proprio dagli ultimi.

La cultura dello scarto e dello spreco, la più grave sconfitta delle nostre vite
Cultura dello scarto
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CULTURA DELLO SCARTO –

Non ha perso un’occasione Papa Francesco, durante tutte le giornate della settimana Santa, per ribadire quanto gli stia a cuore, al punto da metterla al centro suo pontificato, la cultura dello scarto e dello spreco. Una sottocultura che ha consumato l’uomo contemporaneo, fino a renderlo indifferente e autoreferenziale, fino a farci considerare come immodificabili le grandi ingiustizie del mondo globale: a partire dalla più grande di tutte, quella per cui i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, aumentando in misura esponenziale, laddove eravamo ormai abituati ad un benessere sempre più largo e sempre in crescita.

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CULTURA DELLO SCARTO PAPA FRANCESCO –

Ma chi sono gli scartati di Francesco? Quali facce hanno e per quale motivo facciamo tanta fatica a vederli anche quando sono di fronte a noi? Gli scartati sono gli ultimi, i protagonisti dei Vangeli della testimonianza vissuta, fino al proprio sacrificio, e della predicazione terrena di Gesù. Sono ultimi le vittime delle guerre, “una guerra mondiale a pezzi” come la definisce Papa Francesco: 400mila persone soltanto in Siria da quando è esploso il conflitto in questo paese, e un intero Mare, il nostro Mediterraneo, trasformato in un cimitero. Sono ultime le donne che subiscono violenze e discriminazioni, tutti i giorni e di ogni tipo; i giovani che non trovano lavoro e non lo cercano più, scoraggiati e sconfitti. Sono ultimi le persone più fragili, quelle con vite difficili se non impossibili: anziani, malati, depressi. Sono ultimi gli uomini, le donne, i bambini, le famiglie, le comunità, delle periferie del mondo, periferie geografiche, sociali ed esistenziali. E sono ultimi i peccatori (ma chi è senza peccato scagli la prima pietra, ricorda Papa Francesco citando il Vangelo), quelli impuniti ma innanzitutto chi sta scontando nel buio di un carcere la sua pena.

Guardiamoci dentro e facciamoci una domanda: Non sono tanti, troppi, insopportabilmente troppi, gli ultimi? E non ci avevano promesso un mondo nel quale, grazie alla tecnologia, alla globalizzazione, al progresso economico, alle nuove opportunità, gli ultimi, che ci saranno sempre è inutile nasconderlo, sarebbero almeno diminuiti? Ecco la Grande Bugia nella quale rischiamo di vivere indifferenti, gelosi custodi di un benessere drogato e squilibrato: nel mondo frantumato, dentro il corso di un cambio d’epoca più che di una ricorrente crisi congiunturale, gli ultimi aumentano e continuano ad aumentare. E noi zitti, testa bassa, a fare i conti solo e sempre con qualche pezzetto dei nostri privilegi che sentiamo a rischio. Zitti in un pianeta dove in una stanza si spreca e nell’altra si crepa, come ricordava madre Teresa di Calcutta con la sua dolce ma rigorosa indignazione.

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Il Papa degli ultimi nega la violenza (e la risposta della violenza contro la violenza), senza se e senza ma, come modo realistico e necessario anche per aiutare gli ultimi, nega la guerra come soluzione, e la descrive solo come un’opportunità per i trafficanti di armi e per chiunque (pensate agli scafisti che trasportano i rifugiati) lucra e guadagna sul sangue degli uomini. La risposta di questo Papa a favore degli ultimi è netta e chiara: rigettare la sottocultura dello scarto e dello spreco, e coniugare in un unico paradigma, come Papa Francesco scrive nell’enciclica Laudato sì, l’ecologia ambientale con l’ecologia umana. L’uomo che impara a non distruggere le risorse naturali, a non sprecarle, a vivere secondo principi di sobrietà e di responsabilità, in gioiosa allegria ma non con l’ebbrezza della dissipazione, non solo rispetta il Creato ma innanzitutto rispetta gli altri uomini. Riconosce gli ultimi, li sente come suoi fratelli, e non spreca la vita inseguendo il mito di un benessere drogato che talvolta ha l’illusione di un soffio di polvere.

Credits immagine di copertina: Giulio Napolitano / Shutterstock.com

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