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Piccoli negozi e botteghe, la crisi non è il mercato ma la stupidità dei sindaci

Non si ferma l’ecatombe di un pezzo della nostra identità: nei centri storici continuano a chiudere negozi e botteghe. Al ritmo anche di quattro all’ora. Tutto per favorire i soliti grandi marchi, i centri commerciali, e qualche speculazione. Con sindaci, governatori e assessori dalla parte dei killer.

Piccoli negozi e botteghe, la crisi non è il mercato ma la stupidità dei sindaci
Crisi piccoli negozi e botteghe
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CRISI PICCOLI NEGOZI E BOTTEGHE -

A volte in Italia siamo bravissimi a farci male da soli. A sprecare luoghi, bellezze, identità, e anche opportunità economiche e posti di lavoro: tutto insieme, in un unico sperpero. Come nel caso dei piccoli negozi al dettaglio, specie nei centri storici, e delle botteghe, che un tempo rappresentavano la cifra delle nostre città, condizionandone perfino i nomi delle strade.

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CRISI NEGOZI AL DETTAGLIO -

Mentre il commercio in generale continua a perdere colpi, per effetto dell’onda lunga della Grande Crisi, le vendite dei negozi al dettaglio presentano un saldo positivo. E allora voi che cosa vi aspettereste? Una strenua difesa da parte del governo e degli amministratori locali, cioè della nota politica nelle mani di persone spesso incapaci e incompetenti, di queste piccole ma strategiche realtà, non solo commerciali. Invece, accade il contrario, nessuno sostiene i piccoli negozi e le botteghe, visto che contano poco o quasi nulla sul piano elettorale e clientelare e non muovono soldi importanti come nel caso dei centri commerciali. E così stanno letteralmente scomparendo dai centri storici. L’ultimo dato è di Confcommercio: meno 15 per cento di negozi nei centri storici di 40 città di piccole e medie dimensioni. Non parliamo delle grandi città. Dall’inizio della Grande Crisi, siamo arrivati anche a perdere quattro negozi all’ora, tre al giorno a Genova, 300 al mese a Roma, 400 a Napoli. Un impoverimento gigantesco non solo da un punto di vista economico.

Il piccolo negozio, come la bottega, significano storia, identità e comunità. Sono anche luoghi dove ci si ritrova e si sconfigge, specie quando si è anziani, la solitudine. Con la chiacchera e con la compagnia della collega di acquisti, del vicino di casa, del negoziante che ti conosce e ti ascolta da una vita. Ogni bottega che chiude è una perdita di competenze, di conoscenze, di valore economico e sociale, di un pezzo del tessuto di una città. È un danno per la qualità della vita dei residenti e per l’appeal turistico di un territorio. Non a caso, i centri storici dove i turisti si sentono più gratificati in Italia sono quelli dove accanto alle bellezze dei monumenti e delle case, è rimasto integro un piccolo tessuto di bar, botteghe, luoghi di ritrovo, piccoli negozi locali. Un esempio per tutti è il caso del comune di Lecce, dove ogni anno le presenze turistiche aumentano con percentuali a due cifre.

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SCOMPARSA PICCOLI NEGOZI -

I piccoli negozi e le botteghe chiudono sempre per gli stessi motivi. Gli affitti ti strozzano, la concorrenza dei centri commerciali è insostenibile, le pressioni di chi vuole subentrare diventano ogni giorno più incalzanti, la burocrazia fiscale fa impazzire. Si chiude così per disperazione più che per una logica di mercato. E si chiude nel silenzio, nell’indifferenza delle amministrazioni locali, di quei sindaci, presidenti di regioni e di province (sono ancora in piedi), assessori vari, che nulla oppongono contro l’avanzata delle grandi griffe e dei centri commerciali che snaturano i luoghi dell’identità italiana e nulla fanno per sostenere e aiutare il piccolo commercio e le botteghe. Qui è il punto di questo assurdo spreco per il sistema Paese e non per una singola categoria. In questa totale mancanza di coraggio e di visione del ceto politico locale che si arrende di fronte al primo centro commerciale che paga tutto (anche il non dovuto…) in moneta contante, oppure di fronte all’arbitrio della componente illegale del commercio ambulante, e butta a mare il piccolo negozio e l’artigiano-bottegaio con la scusa che ormai sono passati di moda (e di mercato). Nulla di più falso. Se guardate bene, perfino in grandi metropoli prigioniere della finanza, pensate a Londra, il piccolo negozio e la bottega vengono protetti come un patrimonio nazionale. E quanto al futuro, il web, e tutte le opportunità di vendita online, offrono straordinarie opportunità di rilancio e di resistenza di queste vitalissime attività economiche. A condizione che qualcuno, tra chi deve farlo per mandato ricevuto dagli elettori, si decida a muoversi per fermare una strage incredibile ma vera.

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