Questo sito contribuisce all'audience di

Non solo ambientalismo, i Verdi tedeschi hanno trionfato in Baviera e Assia parlando di Europa, integrazione e diritti

Un programma trasversale e una leader, Katharina Schulze, in grado di coinvolgere ed appassionare. I verdi con le elezioni del 14 ottobre si sono definitivamente consacrati, diventando il secondo partito più votato nel Land bavarese. Successo bissato anche in Assia dove hanno agganciato uno degli schieramenti storici, i socialdemocratici dell'Spd

Condivisioni

VERDI TEDESCHI

Lo scorso 14 ottobre i Verdi sono stati il secondo partito più votato nel land tedesco della Baviera, raddoppiando il numero delle preferenze rispetto al 2013. Exploit che si è ripetuto qualche settimana più tardi, il 29 ottobre, anche in Assia, dove sono passati dall’11,1 al 19,8 per cento. Due risultati che certificano l’evoluzione di un movimento che in questi anni ha cominciato a proporre una visione che affascina sempre più tedeschi in tutta la Germania. I Verdi, infatti, si sono presentati agli elettori con un programma equilibrato, completamente in antitesi rispetto alla narrazione dei partiti sovranisti, populisti e anti Europa, che sta andando per la maggiore in diversi angoli del vecchio continente.

VERDI GERMANIA

Per riuscire in quest’impresa si sono emancipati dal radicalismo ecologista della prima ora, pur continuando a portare avanti numerose istanze ambientaliste, e hanno ampliato il loro raggio d’azione proponendo un programma di governo fondato sull’integrazione e immigrazione controllata, politiche in favore delle donne e una proposta economica moderata e liberale. A completare la ricetta vincente la profonda crisi dei partiti occidentali tradizionali e una leader empatica e capace come la bavarese Katharina Schulze.

LEGGI ANCHE: I verdi che vincono in Austria: una lezione e una speranza per tutta l’Europa

LA STORIA DEI VERDI TEDESCHI

I Verdi, intedesco Die Grünen, per come li conosciamo oggi nascono nel 1993 come aggregazione di due movimenti precedenti. Uno di questi (che aveva lo stesso nome degli attuali, ‘I Verdi’) era attivo nella Germania occidentale e, negli anni Settanta, era riuscito a riunire gli ambientalisti e i pacifisti che si opponevano all’uso dell’energia nucleare e si battevano per migliorare la qualità della vita nelle grandi città. Dopo la fusione con Alleanza 90, il secondo movimento nato nella Repubblica Democratica Tedesca, il partito ha vissuto fortune altalenanti fino al 2011 quando le preoccupazioni sull’energia nucleare dopo il disastro giapponese di Fukushima hanno rafforzato la loro base elettorale. Partendo da questo zoccolo duro di consenso, la classe dirigente ha cominciato a dare forma a un partito in grado di proporsi come forza di governo, mettendo in secondo piano le istanze di protesta.

Lo scorso 14 ottobre, con il 17,5%, i Grünen hanno registrato il migliore risultato elettorale di sempre in Baviera. Un traguardo che, però, probabilmente non gli aprirà le porte del governo regionale. L’Unione cristiano-sociale (Csu), considerata la grande sconfitta di questa tornata ma che conserva ancora la maggioranza relativa dei voti, ha cominciato infatti le trattative per formare un esecutivo con la lista di centro-destra Elettori liberi (Fw). Una decisione intrapresa nonostante prima del voto il 59% degli elettori della Csu avessero affermato di preferire un’alleanza con i Verdi a quella con altre formazioni. 

LO SPAZIO POLITICO DEI VERDI 

Allargando gli orizzonti si scopre che i Verdi non crescono solo in Baviera. Anche in Assia, nelle elezioni regionali del 29 ottobre, il partito ha di fatto raddoppiato i voti toccando quota 19,8 per cento, che gli ha permesso di agganciare i socialdemocratici della Spd che sono crollati di oltre 10 punti percentuali rispetto alla tornata precedente. Si tratta quindi di un vero e proprio terremoto elettorale che ridisegna del tutto la geografia politica del Paese.

In Germania, negli scorsi decenni, hanno dominato due forze in alternanza, i socialdemocratici (Spd) e i conservatori (Csu e Cud), con uno spazio marginale per una terza forza (i liberali della Fdp, l’estrema destra di Afd, Alternativa per la Germania, e gli stessi Verdi). Adesso però cambia tutto. I Verdi sono stati in grado di pescare voti sia a destra, sia a sinistra, riuscendo a intercettare la marea montante di consensi in uscita dall’area dei conservatori e da quella dei socialdemocratici. E lo hanno fatto contrastando il populismo di Afd, e non inseguendoli sul loro terreno come hanno provato a fare i moderati della Csu, e la deriva dei socialdemocratici. Oggi i Verdi sono un partito istituzionale, che vuole più Europa e più equilibrio nell’Unione, moderatamente di sinistra, e profondamente ecologisti. Con una forma di moderatismo buono e liberale, che protegga le istituzioni, e difenda gli uomini e l’ambiente.

Questo è lo spazio politico dei Verdi tedeschi, che oggi sono molto distanti dallo stereotipo che li associava all’estrema sinistra. Tanto che lo schieramento è stato in grado di smontare anche un altro luogo comune della politica in declino, ovvero la crisi irreversibile dei ‘Volkspartei’, i partiti popolari. I Verdi dimostrano, al contrario, che i partiti popolari quando hanno buone idee e buona classe dirigente sono più vivi che mai.  

IL PROGRAMMA DEI VERDI

Per riuscire in questa impresa hanno presentato un programma molto articolato che affronta le principali criticità con le quali ha a che fare gran parte dei Paesi europei. Sul tema immigrazione, ad esempio, hanno proposto ricette per migliorare il processo di integrazione di chi arriva e allo stesso tempo propongono di controllare i flussi, ma senza limiti di ingressi prestabiliti. Al centro delle programma rimane ovviamente l’ambiente che si declina con la diffusione dell’energia rinnovabile e di quella solare, con un vero e proprio ‘Manifesto per una Bio-Baviera’. Con l’obiettivo di ridurre drasticamente l’inquinamento causato dalle emissioni delle automobili e sostenere le industrie più ecologiche. Nella ricetta di governo i verdi propongono anche l’abbattimento delle barriere a favore di disabili e anziani, e pari opportunità per donne e uomini. Una delle proposte è ad esempio l’apertura di un numero maggiore di asili per consentire alle mamme di andare a lavorare. Molto forte anche il posizionamento contro la discriminazione di razza e di religione, e degli omosessuali. Infine si batte per la digitalizzazione, con un maggiore uso di internet, sia nel pubblico che nel privato, ma allo stesso tempo dichiara lotta senza quartiere per la difesa dei dati personali degli utenti.

KATHARINA SCHULZE

Oltre al programma, però, Il successo annunciato dei Verdi in Baviera ha anche un nome e un volto. È quello della giovane Katharina Schulze, uno dei due candidati del partito, assieme a Ludwig Hartmann, alla presidenza del Land. Trentatré anni, ha incarnato per tantissimi bavaresi il simbolo del cambiamento, e una promessa per il futuro. La sua militanza nei verdi risale al 2009, quando viene eletta leader dei giovani della Baviera. In soli due anni riesce a diventare capo del partito bavarese e nel 2013 entrata nel Parlamento regionale, dove dal 2017 guida i deputati verdi. Prima di abbracciare politica ha studiato psicologia e nel “curriculum” vanta una campagna presidenziale americana da volontaria al seguito di Barack Obama nel 2008. Grande oratrice, in campagna elettorale ha predicato europeismo e maggiore sicurezza per le strade, auspicando allo stesso tempo maggiori politiche di integrazione e un’immigrazione controllata. Gli sforzi profusi, probabilmente, non le permetteranno di governare la regione ma in molti sono pronti a scommettere che è solo questione di tempo.

PRISKA HINZ

Ogni land tedesco ha il suo leader, la sua faccia del cambiamento e della nuova economia declinata secondo il programma dei Verdi. Così in Assia, l’altra regione del trionfo dei Verdi dopo la Baviera, Priska Hinz è la più popolare ministra dell’Ambiente mai vista al lavoro in un land tedesco. In soli 5 anni è riuscita ad aumentare del 50 per cento l’agricoltura biologica, facendo contenti agricoltori, venditori e consumatori. Tra le sue battaglie, anche queste fuori dal vecchio e ideologico permetro dell’ambientalismo anni Settanta e molto ancorate all’idea larga della Sostenibilità, ci sono anche quelle contro il caro-affitti in tutte le più importanti città dell’Assia e la salvaguardia degli animali a rischio.

L’ONDA VERDE IN EUROPA

Il successo, e la resurrezione, dei Grunen in Germania arriva dopo l’ascesa dei Verdi in Belgio e in Lussemburgo, dove sono ormai determinanti ai fini delle alleanze politiche. L’onda si allungherà in tutta Europa? È molto probabile, anche grazie alla metamorfosi post-ideologica dei Verdi. Nell’essere un partito pragmatico, che non ha nulla da spartire con l’ambientalismo ideologico degli anni Settanta, i Verdi nei vari paesi europei potranno pescare voti sia nell’elettorato della destra sia in quello della sinistra. Con quali punti convincenti? Un ecologismo di governo, e non di pura testimonianza, che si allea e si “sporca le mani” con gli altri partiti a condizione che si vada verso un nuovo modello di sviluppo. Un europeismo, che oggi è maggioranza silenziosa, sia nei partiti del centrodestra sia in quelli del centrosinistra, schiacciata dal peso tuonante dei nuovi sovranismi e del populismo. Un’idea di società aperta, di autentica impronta liberale, cosmopolita, con un welfare più vicino alle donne e ai giovani, e con un cambiamento ispirato a idee, valori, e obiettivi molto innovativi. Senza inutili rimpianti, ma anche senza velleitarie proposte di avventure.

La foto di copertina è tratta dalla pagina Facebook di Katharina Schulze.

STORIE DI POLITICA VIRTUOSA