Le classi dirigenti dei partiti Verdi in Europa, per fortuna, sono molto mobili, e non fossilizzate sempre sugli stessi nomi (come nel caso dell’Italia). I cambiamenti non sono legati soltanto ai risultati elettorali, molto oscillanti negli ultimi anni, ma anche a personalità che emergono sulla scena politica in modo persino sorprendente. Tutti i Verdi europei che contano nel Vecchio Continente condividono un aspetto essenziale delle loro proposte politiche: la sostenibilità non è soltanto una questione ambientale, ma va declinata a 360 gradi, partendo dai temi che si riferiscono alla giustizia sociale.
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Verdi in Germania
Nel firmamento dei Verdi tedeschi è nata una nuova stella: Cem Özdemir, di origine turca, ex ministro dell’Agricoltura, storico esponente del partito con una solidissima base elettorale nel Land del Baden-Württemberg, nel sud-ovest della Germania, in un’area, tra l’altro, molto industrializzata. Alle elezioni del marzo 2026 i Verdi (Die Grünen), guidati da Özdemir, sono risultati il primo partito con circa il 30,2 per cento dei voti, mentre la CDU si è fermata sotto il 30 per cento, con il 29,7 per cento dei voti. E Cem Özdemir, il 13 maggio 2026, dopo aver lasciato il governo, è stato eletto dal Landtag come ministro-presidente (Ministerpräsident) del Baden-Württemberg.
Figlio di immigrati turchi, Özdemir, nato nel 1965 in Baden-Württemberg, è entrato giovanissimo, ad appena 15 anni, nei Die Grünen. Negli anni Novanta diventa deputato al Bundestag, il Parlamento tedesco.
Con Özdemir condividono una straordinaria popolarità altri leader dei Verdi tedeschi, e in particolare:
- Franziska Brantner. Co-leader federale del partito. È una delle voci principali oggi a Berlino, molto attiva su economia europea e politica industriale.
- Felix Banaszak. Altro co-leader federale. Rappresenta la nuova generazione dei Verdi e si occupa soprattutto di strategia politica e organizzazione del partito.
- Katharina Dröge. Capogruppo dei Verdi al Bundestag. È una delle figure più visibili in Parlamento e spesso guida le posizioni economiche del partito.
- Britta Haßelmann. Anche lei capogruppo parlamentare insieme a Dröge. Molto influente nei negoziati politici e nelle alleanze di governo.
Verdi in Austria
In Austria la figura centrale dei Verdi è Leonore Gewessler, ex ministra del Clima, dell’Ambiente, dell’Energia, della Mobilità e dell’Innovazione. La sua immagine politica si è costruita su un punto molto concreto: tenere insieme transizione ecologica, trasporti pubblici, energia e qualità della vita quotidiana. In un paese dove le politiche ambientali sono spesso intrecciate con quelle infrastrutturali, Gewessler ha rappresentato una linea verde molto istituzionale, ma non priva di conflitti.
La sua battaglia più riconoscibile è stata quella per spostare una parte dell’agenda pubblica austriaca dal semplice tema ambientale alla mobilità sostenibile, con il trasporto pubblico come leva sociale, oltre che climatica. Questo è il terreno sul quale i Verdi austriaci sono riusciti più volte a distinguersi: non solo tutela della natura, ma servizi, città più vivibili, energia più pulita e riduzione delle disuguaglianze territoriali.
Accanto a Gewessler, i nomi più significativi dell’area verde austriaca sono:
- Alma Zadić. Giurista, ex ministra della Giustizia, è una delle personalità più note dei Verdi austriaci, molto legata ai temi dello Stato di diritto e della trasparenza.
- Stefan Kaineder. Esponente dell’Alta Austria, rappresenta il radicamento territoriale del partito e il rapporto con amministrazioni locali e comunità.
- Werner Kogler. Ex leader storico della fase di governo con i popolari, resta una figura importante per capire come i Verdi austriaci siano riusciti a entrare nei meccanismi della politica nazionale.
Verdi in Gran Bretagna
Zack Polanski, nato a Salford, nel Regno Unito, da genitori di origine ebraica, nel 1982, è l’astro emergente dei Verdi britannici. Nel settembre del 2025 ha stravinto le primarie, con l’85 per cento dei voti, ed è diventato il nuovo leader del partito dei Verdi. Nel suo curriculum ci sono anche due parentesi professionali come attore, ha studiato recitazione ad Atlanta, negli Stati Uniti, e come esperto di ipnoterapia, mentre per un anno, tra il 2016 e il 2017, ha fatto parte del gruppo dirigente del partito liberaldemocratico.
Vegano, gay, ebreo ma simpatizzante dei palestinesi, Polanski si definisce un “eco-populista”, un’etichetta con la quale intende rubare voti a destra, in particolare nell’area presidiata da Nigel Farage, e lungo tutto il versante della sinistra britannica.
Al centro del suo programma ci sono politiche di redistribuzione della ricchezza, con tasse pesanti sui patrimoni, e forti finanziamenti per potenziare tutti i servizi pubblici. Tra le sue potenti armi di propaganda, Polanski si è dimostrato anche un bravissimo videomaker, e i suoi video, tutti impostati sugli “ultimi” e sulle macerie della sinistra inglese che da anni trascura gli operai, i fragili e le periferie, diventano immediatamente virali, con centinaia di migliaia di visualizzazioni.
Polanski ha rivoltato il partito dei Verdi inglesi come un calzino, facendolo diventare, almeno nei sondaggi, la seconda forza dietro la destra Reform UK di Farage, e decisamente in vantaggio rispetto ai due partiti tradizionali, i Tories e i laburisti. Gli iscritti al partito dei Verdi inglesi sono passati da 68 mila a oltre 200 mila e a tutte le elezioni locali, dalla Scozia al Galles, i Green di Polanski hanno ottenuto ottimi risultati.
Verdi in Francia
In Francia il volto più riconoscibile dei Verdi è Marine Tondelier, segretaria nazionale de Les Écologistes. È diventata una figura molto visibile non solo per il suo ruolo interno al partito, ma anche per la sua capacità di muoversi dentro il complicatissimo campo della sinistra francese, dove alleanze, rotture e candidature comuni cambiano spesso ritmo e direzione.
Tondelier viene da Hénin-Beaumont, città simbolica della crescita del Rassemblement National, e questo dettaglio politico conta molto: la sua identità pubblica nasce anche dal confronto diretto con la destra radicale. Per questo la sua ecologia non si presenta mai come una semplice politica ambientale, ma come una proposta democratica, sociale e antifascista. Il suo obiettivo è riportare i Verdi al centro del campo progressista, senza ridurli a una corrente laterale della sinistra.
Attorno a lei si muove una classe dirigente molto articolata:
- Éric Piolle. Sindaco di Grenoble, è una delle figure amministrative più note dell’ecologismo francese, legato ai temi della città sostenibile, dei servizi pubblici e della mobilità urbana.
- Marie Toussaint. Eurodeputata, ha dato ai Verdi francesi una forte impronta europea e climatica, con particolare attenzione alla giustizia ambientale.
- David Cormand. Ex segretario nazionale ed eurodeputato, resta una figura importante per la linea europea del partito.
- Sandrine Rousseau. Deputata, femminista, molto divisiva e molto mediatica, rappresenta l’ala più radicale e identitaria dell’ecologismo francese.
Verdi in Spagna
In Spagna i Verdi non hanno mai avuto la forza autonoma dei tedeschi o dei francesi. Il loro peso politico passa soprattutto attraverso coalizioni, piattaforme e alleanze con la sinistra, da Sumar ai Comuns catalani, fino al partito nato dall’esperienza di Verdes Equo. È un modello meno lineare, ma non per questo irrilevante.
La figura più visibile di quest’area è Ernest Urtasun, ministro della Cultura e portavoce di Sumar. La sua storia politica nasce nel mondo catalano ed europeo, dentro l’area dei Verdi/ALE, e rappresenta una forma di ecologismo istituzionale che parla di cultura, diritti, lavoro, ambiente urbano e politiche pubbliche. Urtasun non è il leader di un grande partito verde autonomo, ma è uno dei volti più riconoscibili dell’ecologismo spagnolo al governo.
Nel partito verde spagnolo, nato dall’esperienza di Equo e Verdes Equo, i nomi da seguire sono:
- Mar González. Co-portavoce del partito, rappresenta la continuità organizzativa dell’ecologismo politico spagnolo.
- José Ramón Becerra. Co-portavoce, già direttore generale per i diritti degli animali, porta nel partito una forte attenzione al rapporto tra tutela ambientale, benessere animale e politiche pubbliche.
- Inés Sabanés. Figura storica dell’ambientalismo politico madrileno, è stata una delle personalità più riconoscibili dell’area verde nelle istituzioni locali e nazionali.
Verdi nei Paesi scandinavi
Nei Paesi scandinavi i Verdi si muovono in un ambiente politico dove la sostenibilità è spesso più integrata nelle politiche pubbliche rispetto al resto d’Europa. Questo non significa che i partiti verdi siano sempre fortissimi: al contrario, spesso devono competere con socialdemocratici, sinistra radicale e partiti liberali che hanno già assorbito una parte dell’agenda ecologista.
In Svezia, il Miljöpartiet è guidato da Amanda Lind e Daniel Helldén, secondo la tradizione verde della doppia leadership. Lind, già ministra della Cultura, ha un profilo molto comunicativo, mentre Helldén è legato soprattutto alle politiche urbane e alla mobilità sostenibile, maturate nella politica di Stoccolma.
In Finlandia, il nome più importante è Sofia Virta, leader della Lega Verde. Giovane, molto attenta ai temi sociali, Virta rappresenta una generazione che prova a tenere insieme clima, salute mentale, istruzione e welfare. In Norvegia, invece, il volto dei Verdi è Arild Hermstad, leader del Miljøpartiet De Grønne, che ha portato al centro del dibattito il tema più difficile per il paese: il futuro dell’economia petrolifera.
Nel quadro nordico vanno ricordati anche:
- Pia Olsen Dyhr. Leader del Green Left danese, una forza verde e socialista che ha acquisito un peso significativo nella politica nazionale.
- Svandís Svavarsdóttir. Figura importante della sinistra verde islandese, in una fase però molto complicata dopo la perdita di rappresentanza parlamentare del Movimento Sinistra-Verde.
- Guðmundur Ingi Guðbrandsson. Ex ministro islandese dell’Ambiente, resta uno dei nomi più riconoscibili dell’ecologismo istituzionale del paese.
Verdi nei Paesi dell’Est
Nei Paesi dell’Est europeo l’ecologismo politico ha un profilo molto diverso rispetto all’Europa occidentale. Qui i Verdi spesso non sono partiti di massa, ma movimenti urbani, piattaforme civiche, amministratori locali o pezzi di coalizioni democratiche contro governi illiberali, destre nazionaliste e vecchi apparati politici.
Il caso più interessante è forse quello della Croazia, dove Tomislav Tomašević, cofondatore di Možemo!, è diventato sindaco di Zagabria e una delle figure più visibili dell’ecologismo urbano nei Balcani. La sua forza politica nasce dai movimenti cittadini, dalle battaglie contro la cattiva amministrazione e da un programma che mette insieme trasporto pubblico, gestione dei rifiuti, partecipazione e lotta alla corruzione.
In Ungheria il nome più noto è Gergely Karácsony, sindaco di Budapest e figura dell’area verde-liberale. Il suo peso va oltre le politiche ambientali: Karácsony è diventato un simbolo della resistenza democratica urbana, soprattutto nel confronto con il potere centrale e con le politiche illiberali degli anni di Viktor Orbán.
Tra le altre figure da seguire ci sono:
- Sandra Benčić. Co-coordinatrice di Možemo! in Croazia, deputata e volto nazionale della piattaforma verde-progressista.
- Urszula Zielińska. Esponente dei Verdi polacchi, deputata e viceministra del Clima e dell’Ambiente, ha portato i temi ecologisti dentro la coalizione di governo guidata da Donald Tusk.
- Magdalena Gałkiewicz e Michał Suchora. Co-presidenti dei Verdi polacchi, chiamati a dare continuità a un partito piccolo, ma inserito in una coalizione politica molto più ampia.
Verdi in Belgio
Il Belgio è un caso particolare, perché l’ecologismo politico è diviso tra due forze sorelle: Ecolo, francofona, e Groen, fiamminga. Entrambe hanno avuto momenti di forte influenza, ma entrambe hanno anche pagato risultati elettorali difficili, soprattutto dopo il voto del 2024. Qui la sfida è ricostruire credibilità, radicamento e capacità di governo.
In Ecolo, la fase successiva alla sconfitta elettorale si è aperta con il tentativo di ripartire da una nuova generazione politica. Tra i nomi più visibili ci sono Samuel Cogolati e Marie Lecocq, legati alla ricostruzione del partito dopo la lunga stagione di Jean-Marc Nollet e Rajae Maouane. Il loro profilo segnala una direzione precisa: più attenzione alla vita interna del partito, al rapporto con gli elettori e alla necessità di tornare competitivi senza perdere l’identità ecologista.
Nel partito fiammingo Groen, una figura importante è Bart Dhondt, ex assessore alla Mobilità e ai Lavori pubblici della città di Bruxelles. La sua traiettoria è interessante perché parte da un terreno molto concreto: mobilità urbana, spazio pubblico, città meno dipendenti dall’automobile. È proprio nelle città, più che nei grandi slogan nazionali, che i Verdi belgi possono provare a ritrovare terreno.
Verdi in Svizzera
In Svizzera i Verdi hanno due famiglie politiche distinte. Da una parte ci sono i Verdi tradizionali, più vicini alla sinistra ecologista. Dall’altra i Verdi liberali, più centristi, favorevoli a un intreccio tra economia di mercato, innovazione e politiche climatiche. Questa doppia anima rende il caso svizzero molto interessante, perché mostra due modi diversi di tradurre l’ambiente in proposta politica.
La figura principale dei Verdi svizzeri è Lisa Mazzone, presidente del Partito Verde Svizzero dal 2024. Giovane, ginevrina, con doppia cittadinanza svizzera e italiana, Mazzone è stata consigliera nazionale e poi membro del Consiglio degli Stati. La sua leadership arriva dopo una fase in cui i Verdi svizzeri hanno conosciuto prima una forte crescita, poi una maggiore difficoltà nel consolidare quel consenso.
Sul versante verde-liberale il nome più importante è Jürg Grossen, presidente del Partito Verde Liberale. Imprenditore, attivo sui temi dell’energia solare e della mobilità elettrica, Grossen rappresenta un ambientalismo diverso da quello classico: meno movimentista, più orientato all’innovazione, all’efficienza e alla trasformazione tecnologica dell’economia.
La Svizzera dimostra così che il verde non è una sola famiglia politica. Può essere sociale, radicale, liberale, amministrativo, urbano o alpino. Ma in tutti i casi, quando funziona, diventa un modo per non sprecare risorse naturali, coesione sociale e capacità di futuro.
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