Verdi, ecco chi sono i più influenti in Europa - Non sprecare
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Verdi in Europa, continuano a vincere elezioni. In Germania governano in 11 land su 16

Al potere anche in Austria e in Irlanda. Sindaci green in tutta la Francia. Ecco chi sono i verdi più influenti e più votati in Europa

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di Antonio Galdo e Daniele Brunetti

 

A ogni elezione in Europa l’onda verde continua a montare. Nell’ultimo caso, le regionali in Germania in due land molto importanti, si è registrato un doppio successo che proietta i Verdi in una posizione di super favoriti per le prossime elezioni politiche. Nel land del Baden-Wurttemberg, i Grünen superano la soglia del 31 per cento dei voti e Winfried Kretschmann, 72 anni, si ritrova a guidare il land per la terza volta consecutiva, per un totale di dieci anni. In Renania Palatinato, regione da sempre dominata dai socialdemocratici, i Verdi raddoppiano i consensi e si portano al 9,3 per cento. Da notare che in entrambi i land, i Verdi tedeschi sono alla guida del governo, con maggioranze variabili: alleati della Cdu nel Baden-Wurttemberg e di socialdemocratici e liberali nella regione della Renania-Palatinato. Complessivamente ormai sono 11 su 16 i land in Germania dove i Verdi sono al potere, e anche questo fa ben sperare in vista delle elezioni che decideranno la successione, dopo 16 anni, di Angela Merkel.

VERDI IN EUROPA

Ma chi sono i Verdi, a questo punto dovremmo dire meglio: le Verdi, più influenti in Europa? Per quali obiettivi lavorano? E attraverso quali alleanze pensano di raggiungerli? Partiamo dai contenuti. Sostenibilità ecologica, giustizia sociale, democrazia partecipativa e non violenza. Sono questi i quattro pilastri sui quali si fonda la visione di società degli schieramenti che in Europa, e non solo, si riuniscono sotto la bandiera dei Verdi. Queste forze stanno vivendo una nuova primavera, tanto da diventare decisive per la formazione dei governi. Basti pensare che alle elezioni europee del 26 maggio i Verdi sono stati il secondo partito più votato in Germania e il terzo in Francia, contribuendo a conquistare ben 69 seggi all’interno del Parlamento di Strasburgo (23 in più rispetto al 2014). Un risultato che non può sorprendere: Die Grüneni verdi tedeschi, ad esempio, sono ormai diventati una realtà, grazie a leader giovani e intraprendenti come Franziska, detta Ska, Keller e Katharina Schulze. Ma la Germania non è l’unica isola “verde” in giro per l’Europa, nel Vecchio Continente, infatti, anche grazie alla spinta impressa a suon di proteste dalla giovanissima Greta Thunberg, l’opinione pubblica sembra essere sempre più interessata ai temi di cui si fanno alfieri questi movimenti.

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La leader dei Verdi tedeschi Franziska Keller insieme a Greta Thunberg

PARTITI VERDI IN EUROPA

Veniamo alle alleanze. I nuovi Verdi in Europa hanno completamente metabolizzato la  metamorfosi post-ideologica  che li ha trasformati, praticamente ovunque, in un partito pragmatico, che non ha nulla da spartire con l’ambientalismo ideologico degli anni Settanta. Si tratta, finalmente, di un ecologismo di governo che applica il principio della sostenibilità, quella dei 17 obiettivi dell’Agenda Onu 2030 sullo Sviluppo sostenibile, a tutti gli ambiti di una società aperta con un’autentica impronta liberale, cosmopolita. Con un welfare da riformare, meno squilibrato a favore delle persone in età avanzata e più vicino alle donne e ai giovani. Con un cambiamento ispirato a idee, valori, e obiettivi molto innovativi. Senza inutili rimpianti, ma anche senza velleitarie proposte di avventure.

Franziska Keller, la candidata 37enne dei Verdi Europei alla Commissione Europea

FRANZISKA KELLER

Il boom verde è legato a un’altra caratteristica di fondo dell’onda politica declinata sulla sostenibilità: il gradimento giovanile. Non a caso in Germania un terzo degli under 30 ha scelto proprio i Verdi. E il merito è anche di una delle candidate più interessanti ad aver partecipato a questa tornata elettorale: Franziska Keller, in prima fila tra i leader dell’ambientalismo politico più influenti in Europa. La trentottenne leader tedesca parla cinque lingue, tra le quali il turco e il catalano, ha vissuto in diverse città del mondo, ma considera l’Europa la propria patria. Ha un passato nel movimentismo ed è riuscita a scalare il partito in pochissimi anni. Entrata nelle fila dei Verdi nel 2001, vegana da giovanissima, già nel 2009 la Keller è riuscita a farsi eleggere nel Parlamento europeo al grido di «non solo nonni per l’Europa». Da allora è stato un crescendo che l’ha portata ad essere la candidata dei Verdi Europei alla Commissione insieme a Bas Eickhout. E il suo sogno, da leader dei verdi oggi più importanti d’Europa, è forte e chiaro: vedere una donna come presidente della Commissione europea.

Per riuscirci prova anche a cavalcare gli umori dell’elettorato toccando i tasti giusti. Sa bene, per esempio, che i compensi dei politici accendono l’indignazione dell’opinione pubblica. E lei non nasconde nulla, piuttosto reagisce con il tono giusto, pubblicando online, con trasparenza, stipendio e numero di ore del suo lavoro. Ecco i numeri: 8.484,05 euro di stipendio, al lordo delle tasse; 84 ore di lavoro settimanale, pari a 12 ore al giorno. Messaggio implicito: sono soldi che mi guadagno, e non rubo.

Il programma che  ha permesso alla Keller di raddoppiare i voti del suo schieramento girava su tre punti ineludibili: «La cosa più urgente da fare è certamente fronteggiare la crisi climatica: abbiamo un solo pianeta e dobbiamo intervenire velocemente. Ma anche realizzare un’Europa sociale dei diritti, con un reddito minimo garantito. Il terzo punto è fare leva sulla centralità della democrazia perché in alcuni stati stiamo assistendo a preoccupanti limitazioni dei diritti». Non a caso, l’obiettivo dei Grünen è sostenere proposte concrete per proporre nuove forme di economia e nuovi modelli di sviluppo sostenibile.

PER APPROFONDIRE: Verdi tedeschi, chi sono i leader di un partito che può cambiare la mappa politica dell’Europa (foto)

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VERDI ALLE EUROPEE

Le lezioni europee del 26 maggio 2019 hanno completamente stravolto la geografia politica nei Paesi dell’Unione. Il risultato più clamoroso sicuramente è quello della GermaniaI, dove ormai i Grünen (20,5 per cento) superano i socialdemocratici (15,8 per cento) e sono molto vicini ai popolari (Cdu e Csu insieme hanno raggiunto il 28,9 per cento).

Tra i paesi fondatori dell’Europa c’è da segnalare anche l’onda verde in Francia (13,5 per cento) e l’anomalia italiana (2,3 per cento). Al contrario dell’Italia, nell’area mediterranea in Spagna i verdi balzano sopra al 10 per cento e anche in Portogallo cantano vittoria con un brillante 6,9 per cento. Ancora irrilevanti in Gracia: 0,9 per cento. Nei paesi del Nord, tradizionalmente sensibili alle tematiche ambientaliste, hanno collezionato il 15,4 per cento in Belgio, il 13,2 in Danimarca, l’11,4 per cento in Svezia, il 10,9 per cento in Olanda e il 16 per cento in Finlandia. Si tingono sempre più di verde anche il Regno Unito (11,1 per cento) e innanzitutto l’Irlanda (15 per cento). Ad Est invece il boom è circoscritto alla Lituania e alla Lettonia. Alla fine dei conti, nel Parlamento europeo siedono 69 parlamentari verdi.

VERDI IN FRANCIA

L’ondata verde in Francia è un moto crescente. Quella delle ultime municipali, infatti, non può essere considerato un caso isolato. Nel Paese, il movimento aveva già ottenuto un ottimo risultato alle ultime europee, conquistando il 13,47% (dall’8,95% del 2014), che gli ha permesso di diventare il terzo partito dietro il Ressemblement National di Marin Le Pen e la coalizione di Emmanuel Macron. Il segretario del partito è il quarantenne Julien Bayou, che attualmente ricopre l’incarico di consigliere regionale dell’ Île-de-France. Tra le città che i verdi sono riusciti a conquistare in questa tornata elettorale ci sono: Marsiglia, Lione, Bordeaux, Strasburgo e Besancon. E anche a Parigi la sindaca Anne Hidalgo è riuscita a farsi rieleggere grazie a una campagna elettorale molto attenta ai temi ambientali e grazie all’appoggio proprio dei Verdi. Nello specifico, a Strasburgo, hanno vinto con Jeanne Barseghian e a Bordeaux con Pierre Hurmic, che ha superato l’uscente della Republique en marche, Nicolas Florian. Nonostante la bassa affluenza, proprio questo risultato dimostra quanto lo schieramento, in Francia, sia diventato un’alternativa di sinistra al macronismo al potere e anche alla destra all’opposizione. Nello specifico i verdi sono riusciti a catalizzare l’attenzione degli elettori che, contrariamente a quanto si potesse immaginare, considerano l’emergenza Covid-19 un’occasione per rivedere i meccanismi sociali ed economici in modo “sostenibile”. Non a caso, il presidente Macron, una volta riconosciuta la sconfitta, ha annunciato nuovi investimenti pubblici da 15 miliardi per la “conversione ecologica”. Una decisione che può essere considerata una vittoria dei verdi ancor prima di essersi insediati.

verdi in francia

il quarantenne Julien Bayou, segretario dei verdi francesi

VERDI IN GERMANIA

Le elezioni in due länder tedeschi, Baden-Württemberg e Renania-Palatinato, erano un test importante a sei mesi dalle elezioni federali, in cui si prevede un cambio di epoca a causa della fine dell’era Merkel. Una delle ipotesi più credibili per l’attuale opposizione è creare una coalizione come quella che ha trionfato nel Baden-Württemberg. Nel caso di questo Land, per battere il partito della cancelliera, la CDU, si sono messi insieme i Verdi, i Liberali e l’Spd (i social democratici tedeschi). Un’alleanza che è stata soprannominata “coalizione semaforo” per rappresentare i tre colori simbolo dei tre partiti: il verde, il giallo e il rosso. Proprio questo schieramento, alla fine, potrebbe essere quello che avrà le maggiori possibilità anche su scala nazionale. Intanto nel Baden-Württemberg ha funzionato alla grande dando vita anche a quello che a prima occhiata può sembrare un paradosso. Questo Land, di cui Stoccarda è la capitale, è uno dei cuori pulsanti dell’industria automobilistica tedesca. Qui hanno sede infatti Mercedes Benz e Porche e buona parte dei cittadini della regione vive dell’indotto di questo comparto. Eppure proprio qui governa un verde. Evidentemente i cittadini credono più degli analisti e degli osservatori in una sempre più imminente e necessaria transizione ecologica. Il merito di questo trionfo, oltre che dei Grünen, è merito anche del 72enne Winfried Kretschmann, che ha ottenuto un netto successo personale: è stato votato anche al di là dei ranghi del suo partito, e ha dimostrato che un ecologista può gestire un land industriale.

Winfried Kretschmann, 72enne governatore verde del land Baden-Wurttemberg

Il trionfo ottenuto nelle amministrative del 2021 non è certo il primo ottenuto dai verdi tedeschi. In Baviera, dall’ottobre 2018, l’opposizione è guidata da Katharina Schulze, la 33enne leader dei verdi bavaresi, che come prima mossa appena entrata nel parlamento regionale ha presentato una legge per garantire la “metà del potere” alle donne. Secondo il capo del partito regionale, e una delle leader dello schieramento a livello nazionale, è evidente che in Germania i ruoli di maggiore responsabilità non siano divisi in modo equo, ragione per la quale è necessario modificare la legge elettorale, dimezzando i distretti elettorali della Baviera, ed eleggendo in ognuno due candidati: una donna e un uomo, o una persona del “terzo sesso”, status che in Germania è riconosciuto legalmente.

A livello nazionale la guida del partito è affidata a due co-presidenti Robert Habeck e Annalena Baerbock. Quest’ultima è considerata il vero e proprio astro nascente dei Grünen, che in una situazione di stallo politico, come quello che sta vivendo la Germania, potrebbe addirittura ambire a diventare la prossima cancelliera tedesca al posto della Merkel. Trentottenne e madre di due bambine, Baerbock ha studiato alla London School of Economics e da due mandati siede al Bundestag, il parlamento tedesco. Al centro del suo impegno, oltre ai temi ambientali, c’è la convinzione che la politica non serva ad amministrare lo status quo ma che abbia l’obbligo di mettersi al servizio delle persone, occupandosi ad esempio di economia sociale di mercato. Ricette da applicare anche all’Europa che deve finalmente mettersi in moto per applicare gli accordi di Parigi sul clima ma anche per diventare ‘un’Europa comune’ deve avere diritti sociali comuni. Quindi alloggi a prezzi ragionevoli, salario minimo garantito, web tax ma anche un piano per mettere fine alla dipendenza energetica dai combustibili fossili.

Annalena Baerbock, co-presidente dei Verdi tedeschi

VERDI IN AUSTRIA

Un altro grande successo è stato messo a segno dai Grünen austriaci che alle elezioni nazionali del 29 settembre 2019 sono riusciti ad ottenere quasi 10 punti in più del 2017. In questa tornata i Verdi hanno collezionato il 12,4% delle preferenze tornando nel Nationalrat (Parlamento), dopo che due anni prima non erano riusciti a superare la soglia di sbarramento del 4%. Ora potranno contare su ben 23 deputati e sono in trattative per formare un governo di coalizione con i popolari di Sebastian Kurz. Il leader del movimento, Werner Kogler, ha fatto sapere però che l’alleanza sarà possibile solo se Kurz si impegnerà formalmente a far diventare l’Austria il Paese più sostenibile d’Europa. Intanto, lo scorso 29 settembre, festeggiando l’incredibile risultato il leader dei Verdi ha salutato i sostenitori con un “Benvenuti a questo Sunday for Future”, facendo riferimento ai “FridaysForFuture” di Greta Thunberg, che inevitabilmente hanno contribuito al successo elettorale del movimento.

Werner Kogler, leader dei Verdi austriaci, durante uno dei “FridaysForFuture”

VERDI IN SVIZZERA

Confinante con Austria e Germania, anche la Svizzera non poteva rimanere immune all’ondata verde. Una tendenza che nel Paese elvetico ha superato addirittura le più rosee aspettative. Basti pensare che alle elezioni per il rinnovo del Parlamento, che si sono svolte lo scorso 20 ottobre, il partito dei Verdi è salito al 13,3 % dei voti (+6,1 rispetto al 2015) e guadagnato in un colpo 17 seggi.  E non finisce qui: in Svizzera, infatti, il fronte ambientalista si divide in due movimenti con un altro partito “verde”, quello dei liberali, posizionati a destra, che hanno raggiunto il 7,8% delle preferenze. In totale il 21,1%: un maremoto più che un’onda. Nello specifico il risultato ottenuto dal partito dei Verdi, guidato da Regula Rytz, ha consentito allo schieramento di diventare il quarto partito a scapito dei popolari democratici, scesi in quinta posizione. Tra i bersagli della leader, oltre al carbone e al petrolio, anche le banche elvetiche che, secondo Rytz, hanno un impatto sul cambiamento climatico 20 volte più incisivo della stessa popolazione svizzera. Ragione per la quale è necessario rendere il settore finanziario più responsabile.

VERDI IN IRLANDA

Isola felice di questi schieramenti è anche l’Irlanda dove i Verdi, guidati da Eamon Ryan, alle scorse europee sono riusciti ad ottenere un risultato sopra ogni aspettativa. Grazie ad una campagna elettorale molto efficace hanno conquistato la capitale Dublino ed ha ottenuto il 9% su base nazionale. Un vero e proprio miracolo, se si pensa che solo nel 2011 i verdi erano crollati all’1,8 per cento. Lo slogan della campagna elettorale per la capitale irlandese è stata:”Make Dublin a leader on Climate Action”, ossia: “Rendiamo Dublino la leader nella lotta al cambiamento climatico”. Un lavoro che ha prodotto ottimi risultati anche su base nazionale: in giugno, dopo lunghe trattative, c’è stato un rimpasto di governo che ha sancito un compromesso storico tra le due maggiori forze politiche, Fine Gael e Fianna Fail, entrambe conservatrici, con la collaborazione dei Verdi, vero collante della coalizione. La partecipazione del movimento alla maggioranza non è una formalità, i suoi rappresentanti, infatti, sono riusciti a strappare un accordo per implementare un’agenda da sviluppo sostenibile, che prevede, tra i vari provvedimenti, anche un aumento della carbon tax da 80 a 100 euro per tonnellata.

PER APPROFONDIRE: Piano verde in Irlanda, stop alle auto a benzina. Edilizia popolare e aumento della carbon tax

VERDI IN FINLANDIA

Tra i Verdi di maggior successo nel Vecchio Continente ci sono indubbiamente i finlandesi, che sono stati in grado di ottenere ottimi risultati alle ultime europee e fanno parte della coalizione di governo.  Alla consultazione per il Parlamento di Strasburgo, infatti, il VIHR (acronimo in finlandese di ‘Lega Verde’)  ha ottenuto il 16 per cento, facendo segnare un +6,7, mentre in patria possono fare affidamento su ben 20 seggi. Il loro successo parte da lontano e, nello specifico dal 1987, a ridosso del disastro nucleare di Cernobyl, quando il movimento Verde prende forma ed entra ufficialmente in politica. Contrari all’economia di mercato ma anche al socialismo, i verdi finlandesi hanno costruito le loro fortune, oltre che sulla protezione dell’ambiente, sulla democrazia partecipativa e sulla giustizia sociale. Il movimento non si definisce né di sinistra né tantomeno di destra anche se molti di loro provengono dai movimenti dei diritti civili, dal femminismo e dal radicalismo di estrema sinistra.

Il pater patriae del movimento in Finlandia è Pekka Haavisto. Volto da attore, occhi di ghiaccio, Haavisto è stato parlamentare e ministro dell’Ambiente, per poi lasciare la politica per ben 12 anni. In questo arco di tempo ha avuto importanti compiti a livello internazionale per conto dell’Onu. Ha condotto il gruppo di ricerca sull’ambiente dell’Unep a Nairobi e ha coordinato le investigazioni sull’uranio impoverito nei paesi del conflitto Serbo-Bosniaco-Croato e in Iraq (dove fu appurato l’uso dell’uranio arricchito). Ritornato nell’agone politico, nel 2012 è arrivato al ballottaggio nella corsa alla presidenza perdendo poi con il 37,4% dei consensi. Dopo l’ultima tornata elettorale, invece, è riuscito a far sedere il proprio partito tra i banchi del governo, che è composto da il Partito di Centro, l’Alleanza di Sinistra, il Partito della minoranza e proprio i Verdi. In ragione di questa alleanza ad Haavisto è stato destinato un ministero di peso: quello degli Esteri.

Pekka Haavisto, leader dei verdi finlandesi e neo ministro degli Esteri

VERDI IN OLANDA

Storia di successo anche quella dei GroenLinks (GL), i verdi olandesi, che nelle ultime elezioni provinciali sono stati in grado di raddoppiare i loro seggi in Senato grazie alla guida carismatica di Jesse Klaver. Con una forte impronta riformista – sono considerati una delle costole della sinistra olandese – il partito durante la campagna elettorale si è speso in favore della lotta al cambiamento climatico, per l’apertura agli immigrati, e per una maggiore tassazione dei dividendi. Sotto la loro guida, nei mesi scorsi, una coalizione di sette partiti ha anche presentato una legge che punta a ridurre le emissioni di gas serra del 95% entro il 2050. Uno degli obiettivi più ambiziosi al mondo che, però, trattandosi dell’Olanda non sembra poi cosi irraggiungibile. Basti pensare che nei Paesi Bassi le auto elettriche già oggi percorrono più chilometri di quelle a combustione.

Jesse Klaver, leader dei verdi olandesi

VERDI IN BELGIO

Tra i verdi di maggior successo nel Vecchio Continente, ci sono anche quelli belgi che, alle ultime municipali, hanno registrato un forte successo, tanto che i media nazionali hanno parlato di “un’onda verde che dilaga nell’intero Paese”. Nella sola città di Bruxelles, il partito è giunto al primo o al secondo posto in molti dei 19 comuni che formano la capitale da un punto di vista amministrativo. Successo che si è ripetuto anche alle europee, dove hanno conquistato il 15% dei voti. Tra i leader del movimento, che formalmente è diviso in fiamminghi (Groen) e francofoni (Ecolo), c’è Zakia Khattabi, ex assistente sociale, oggi co-presidente di Ecolo.

Zakia Khattabi, co-presidente di Ecolo

VERDI IN LITUANIA

Il partito dei Verdi, insieme con il partito dei contadini, alle ultime elezioni politiche in Lituania ha ottenuto il 18,07 per cento dei voti, confermando un trend di crescita che dura ormai da anni (alle europee del 2019 la percentuale dei voti conquistati è stata del 12 per cento). La star è un ex campione del basket lituano e dell’Nba, il cinquantenne Sarunas Marciulionis, medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1988 con quella che all’epoca si chiamava Unione sovietica. Già nel 2016 erano riusciti in un grande exploit riuscendo a a formare addirittura un governo di coalizione.

verdi in europa

Nella foto uno dei leader del partito dei verdi lituano, l’ex cestita

VERDI IN SVEZIA

Seppur in misura minore, anche in Svezia, il Paese di Greta Thunberg, i Verdi sono stati decisivi per la formazione del governo, che si è andato definendo solo nel gennaio nel 2019, dopo mesi di contrattazione. A guidarlo è il primo ministro uscente Stefan Löfven, leader del partito socialdemocratico, di centrosinistra, che è sostenuto proprio dai Verdi, che alle ultime elezioni hanno preso il 4,3% dei voti. Nell’ultima consultazione, quella europea, hanno raccolto oltre l’11% ma hanno fatto registrare una leggera flessione rispetto a cinque anni fa.

VERDI IN LUSSEMBURGO

Anche in Lussemburgo il partito dei Verdi è al centro del campo politico, con una quota di consensi molto alta e in significativa crescita: quasi il 19 per cento. Qui uno dei personaggi più influenti è Tilly Metz, che è stata appena eletta al Parlamento europeo. In campagna elettorale si è spesa per un’Europa più coesa e dai maggiori poteri, in grado di rimediare agli errori commessi in questi anni. Ad esempio, sul tema dell’immigrazione, è convinta che sia necessaria un’inversione di rotta, soprattutto per quanto riguarda la redistribuzione dei rifugiati e il controllo dei flussi. «Non aver aiutato l’Italia nella gestione del fenomeno migratorio è stato un errore».

Tilly Metz, rappresentate dei Verdi in Lussemburgo

VERDI IN ITALIA

Un’onda lunga che investe quasi tutta l’Europa ma non l’Italia, dove, forse più che altrove, c’è un colpevole vuoto politico. Colpevole perché anche da noi esiste una cultura ecologista improntata allo sostenibilità, non solo ambientale, che potenzialmente potrebbe attraversare diverse fasce di elettorato. Ma evidentemente la proposta politica di questi decenni non è mai stata all’altezza. Le piazze si riempiono, come nel caso dei Friday for Future, ma poi i voti latitano. Le ragioni sono molteplici a cominciare dall’assenza di leader credibili in grado di trainare un movimento, che a differenza dei propri gemelli europei non ha ancora fatto quel salto ideologico che le possa permettere di diventate un partito pragmatico e propositivo. Eppure gli esempi non mancano, non solo nel Vecchio Continente, ma anche oltreoceano, dove le fila del movimento che sostiene un New green deal (Nuovo patto verde) si arricchisce ogni giorno di più. Alla base ci sono idee concrete che puntano ad abbassare le emissioni creando allo stesso tempo occupazione e posti di lavoro. Non a caso, in Germania, i Grünen per portare a termine il loro processo di maturazione sono andati a parlare di futuro sostenibile proprio all’interno delle fabbriche. Perché i voti si prendono solo traducendo gli ideali in proposte concrete, che sappiano scacciare le paure e porre le basi per il futuro. E invece da noi, come ha più volte denunciato uno dei padri dell’ambientalismo italiano, Francesco Rutelli, troppo spesso i Verdi sono stati il partito dei ‘no’, incapace di affiancare agli allarmi lanciati per salvaguardare il Pianeta proposte concrete e alternative percorribili. Un partito vecchio, troppo vecchio, non tanto e non solo nelle facce dei «soliti noti», con paurosi buchi rispetto alla spinta di nuove generazioni, ma innanzitutto nella proposta politica. E nel vuoto di una forte e innovativa presenza femminile. Quella che sta modificando il tavolo della politica in tutta Europa.

Le foto sono tratte dalle pagine social dei candidati.

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