Verdi in Europa, ecco dove riescono a fare la differenza - Non sprecare
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Verdi, ecco dove in Europa riescono a fare la differenza in nome della sostenibilità (foto)

In molti Paesi questi schieramenti hanno portato a termine una metamorfosi post-ideologica che gli permette di proporsi con programmi di governo che non si ispirano solo all’ambientalismo ma che veicolano un’idea innovativa di società: liberale, cosmopolita e attenta a donne e giovani

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Sostenibilità ecologica, giustizia sociale, democrazia partecipativa e non violenza. Sono questi i quattro pilastri sui quali si fonda la visione di società degli schieramenti che in Europa, e non solo, si riuniscono sotto la bandiera dei Verdi. Sebbene in Italia non godano di grande popolarità, soprattutto a causa di alcune scelte politiche poco azzeccate, in diversi Paesi del Vecchio Continente queste formazioni stanno vivendo una nuova primavera, tanto da diventare decisive per la formazione dei governi. Uno degli esempi vincenti in tal senso sono i Die Grünen, i verdi tedeschi, che nell’ottobre del 2018, sono stati in grado di conquistare in Baviera il 17,5% dei voti e 38 seggi. Un exploit che gli ha consentito di raddoppiare i voti rispetto alle elezioni precedenti e che ne fanno il principale partito di opposizione nel Land tedesco.

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VERDI IN EUROPA

Ma, dal Belgio al Lussemburgo dall’Olanda all’Svezia, gli schieramenti che si rifanno a questi ideali si stanno ritagliando molto spazio in diversi Paesi europei, non solo in Germania. Il merito di questa onda lunga? Una metamorfosi post-ideologica che, in molti di questi Stati, ne ha fatto un partito pragmatico, che non ha nulla da spartire con l’ambientalismo ideologico degli anni Settanta. Si tratta, finalmente, di un ecologismo di governo che applica il principio della sostenibilità a tutti gli ambiti della società perché, come insegna ad esempio il caso Ilva in Italia, non si può parlare di ambiente senza metter mano ai diritti sociali, al lavoro, alle politiche di inclusione ed al diritto alla salute. Il tutto in un’idea di società aperta, con un’autentica impronta liberale, cosmopolita, con un welfare più vicino alle donne e ai giovani, e con un cambiamento ispirato a idee, valori, e obiettivi molto innovativi. Senza inutili rimpianti, ma anche senza velleitarie proposte di avventure.

Ska Keller, la candidata 39enne dei Verdi Europei alla Commissione Europea

VERDI ALLE EUROPEE

Questi principi ne fanno anche una forza convintamente Europeista, che in questi anni sta cercando di porre un argine ai sovranisti con un riformismo concreto che però non può prescindere dalla necessità di un’Unione più forte e coesa e non certo divisa. A tal proposito, in vista delle elezioni europee di maggio, Ska Keller, la candidata 39enne dei Verdi Europei alla Commissione Europea insieme a Bas Eickhout, ha riassunto il programma del gruppo in tre punti ineludibili: “La cosa più urgente da fare è certamente fronteggiare la crisi climatica: abbiamo un solo pianeta e dobbiamo intervenire velocemente. Ma anche realizzare un’Europa sociale dei diritti, con un reddito minimo garantito. Il terzo punto è fare leva sulla centralità della democrazia perché in alcuni stati stiamo assistendo a preoccupanti limitazioni dei diritti”. L’obiettivo dello schieramento, spiegano i candidati, è dare vita a un programma di governo votato alla concretezza che sappia proporre nuove forme di economia e nuovi modelli di sviluppo sostenibile.  

Grazie a queste ricette, i verdi si sono riusciti a ritagliare spazi sempre meno marginali in diversi Stati, vediamo quali.

VERDI IN GERMANIA

Per avere prova della voglia di concretezza di questi schieramenti è bene fare un giro in Baviera. In questo Land tedesco, dall’ottobre 2018, l’opposizione è guidata da Katharina Schulze, la 33enne leader dei verdi bavaresi, che come prima mossa appena entrata nel parlamento regionale ha presentato una legge per garantire la “metà del potere” alle donne. Secondo il capo del partito regionale, e una delle leader dello schieramento a livello nazionale, è evidente che in Germania i ruoli di maggiore responsabilità non siano divisi in modo equo, ragione per la quale è necessario modificare la legge elettorale, dimezzando i distretti elettorali della Baviera, ed eleggendo in ognuno due candidati: una donna e un uomo, o una persona del “terzo sesso”, status che in Germania è riconosciuto legalmente. 

LO SPAZIO POLITICO DEI VERDI

da Katharina Schulze, la 33enne leader dei verdi bavaresi

VERDI IN OLANDA

Storia di successo anche quella dei GroenLinks (GL), i verdi olandesi, che nelle ultime elezioni provinciali sono stati in grado di raddoppiare i loro seggi in Senato grazie alla guida carismatica di Jesse Klaver. Con una forte impronta riformista – sono considerati una delle costole della sinistra olandese – il partito durante la campagna elettorale si è speso in favore della lotta al cambiamento climatico, per l’apertura agli immigrati, e per una maggiore tassazione dei dividendi. Sotto la loro guida, nei mesi scorsi, una coalizione di sette pertiti ha anche presentato una legge che punta a ridurre le emissioni di gas serra del 95% entro il 2050. Uno degli obiettivi più ambiziosi al mondo che, però, trattandosi dell’Olanda non sembra poi cosi irraggiungibile. Basti pensare che nei Paesi Bassi le auto elettriche già oggi percorrono più chilometri di quelle a combustione.

Jesse Klaver, leader dei verdi olandesi

VERDI IN BELGIO

Tra i verdi di maggior successo nel Vecchio Continente, ci sono anche quelle belgi che, alle ultime municipali, hanno registrato un forte successo, tanto che i media nazionali hanno parlato di “un’onda verde che dilaga nell’intero Paese“. Nella sola città di Bruxelles, il partito Ecolo-Groen è giunto al primo o al secondo posto in molti dei 19 comuni che formano la capitale da un punto di vista amministrativo. 

VERDI IN LUSSEMBURGO

Risultati simili anche nel piccolo Lussemburgo, dove dopo 5 anni di governo, i Verdi sono addirittura riusciti a crescere del 50%. Gli ecologisti, infatti, hanno guadagnato cinque punti, passando dal 10 al 15%, e arrivando in quarta posizione. 

VERDI IN LITUANIA

Un altro grande exploit risale al 2016 e consente tuttora al premier Saulius Skvernelis di governare la Lituania. Quest’ultimo, infatti, alle elezioni di tre anni fa si è presentato a capo delle liste elettorali dell’Unione dei Contadini e dei Verdi che hanno vinto la tornata con il 40 per cento dei voti. La volta precedente erano riusciti ad eleggere un solo un deputato.

Saulius Skvernelis leader dell’Unione dei Contadini e dei Verdi

VERDI IN SVEZIA

Seppur in misura minore, anche in Svezia i Verdi sono stati decisivi per la formazione del governo. Dopo mesi di stallo, infatti, nel gennaio nel 2019 è stato trovato l’accordo per la formazione del nuovo governo. A guidarlo è il primo ministro uscente Stefan Löfven, leader del partito socialdemocratico, di centrosinistra, che è sostenuto proprio dai verdi, che alle ultime elezioni hanno preso il 4,3% dei voti.

Le foto sono tratte dalle pagine social dei candidati. 

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