Quando avremo il vaccino contro il cancro

Dopo anni, finalmente le ricerche fanno ben sperare. I progressi più importanti per ogni tipo di cancro

vaccino contro il cancro
L’ora x sembra più vicina. Senza farsi prendere da facili entusiasmi, possiamo dire che il vaccino contro il cancro sta facendo passi avanti molto significativi, e dopo anni di ricerche, anche deludenti, le sperimentazioni iniziano a dare risultati incoraggianti ed entro i prossimi due anni potremmo avere le prime approvazioni di vaccini terapeutici contro specifici tumori basati su mRNA o neoantigeni.
Conosciuto con la sigla mR-na-4157 (V940), questo vaccino ha superato la fase 2, realizzata su pazienti ai quali il tumore era stato asportato già in fase avanzata. I risultati sono più che soddisfacenti: tre anni dopo il trattamento, il rischio di recidiva si è dimezzato. Per vedere se il vaccino. Sviluppato dalle aziende americane Moderna e Merck, può considerarsi davvero efficace, bisognerà aspettare gli esiti delle fasi successive, intanto le due aziende farmaceutiche hanno comunicato, nel gennaio 2026, che il loro vaccino sperimentale personalizzato ha continuato a ridurre il rischio di morte o recidiva del cancro della pelle più mortale cinque anni dopo l’inizio del trattamento.

In uno studio a metà fase dei pazienti con melanoma ad alto rischio che avevano subito un intervento chirurgico, il vaccino combinato con Keytruda di Merck ha ridotto il rischio di recidiva o morte del 49% dopo cinque anni.  Il vaccino utilizza la firma genetica specifica del tumore di un paziente per addestrare il sistema immunitario a riconoscere e attaccare le cellule tumorali. Il vero problema, se il percorso sperimentale dovesse concludersi in modo positivo, sarà capire come rendere questo vaccino anti-cancro accessibile a tutti, dato che la momento si prevede un costo attorno ai 200mila dollari. 

Vaccino per il cancro al seno

Dalla Canadian Cancer Society arrivano buone notizie sul vaccino per il cancro al seno.  Ottenere immagini accurate del cancro al seno è essenziale per scegliere il trattamento giusto, specialmente per il cancro causato da estrogeni   Una nuova tecnica di imaging, chiamata 4FMFES-PET, utilizza un liquido tracciante speciale che viene iniettato nel flusso sanguigno. Quando il tracciante trova una cellula che esprime i recettori degli estrogeni, rimane lì. Questo metodo si sta dimostrando particolarmente efficace per il cancro al seno lobulare, che comunemente ha alti recettori degli estrogeni. I primi risultati hanno trovato il cancro anche quando i metodi più vecchi non lo hanno fatto. “Ora stiamo scansionando dalla testa ai piedi – ovunque il cancro possa nascondersi, siamo in grado di vederlo”, dice il dottor Turcotte. Se la ricerca continua a mostrare risultati forti, 4FMFES-PET potrebbe migliorare o addirittura sostituire gli attuali metodi di scansione per aiutare le persone a prendere decisioni più informate sul trattamento del cancro.

Cancro alla vescica diagnosticato con un esame dell’urina 

Il cancro alla vescica si scopre di solito  di solito attraverso immagini invasive e dolorose, che prevedono  l’inserimento di una fotocamera attraverso l’uretra. Per risparmiare le persone dal disagio, il dottor Francois-Michel Boisvert e il suo team stanno sviluppando un test che richiede solo un esame dell’urina. Il team ha identificato 4 proteine nelle urine che segnalano la presenza di cancro. Ora stanno testando la loro scoperta in un gruppo di circa 1.000 pazienti e finora, i risultati sono promettenti. Sulla base dei primi risultati, il team ha già iniziato a progettare un kit di test rapido che le persone possono utilizzare a casa.

Tumore al pancreas

In questo caso si tratta di un vaccino personalizzato, conosciuto come autogene cevumeran, che secondo i primi risultati potrebbe abbattere in modo significativo il rischio di recidiva del tumore al pancreas (uno dei più aggressivi), dopo l’intervento. In questo caso, le aziende impegnate sul fronte della ricerca sono la BioNtech e la Genentech.

Tumore al cervello, alla testa e al collo

La sperimentazione in atto più avanzata riguarda il glioblastoma, il più diffuso tumore al cervello. Il vaccino antitumorale, in questo caso il nome è a mRna, è stato testato da un gruppo di studiosi dell’Università della florida, con una buona risposta in termini immunitari. L’idea di utilizzare i vaccini a mRna per combattere il cancro non è affatto nuova, ma finora c’è stata una sequela di fallimenti. Poi sono arrivati i primi risultati concreti, come quelli presentati al recente congresso dell’American Association for Cancer Research (AACR) svoltosi a San Diego. I vaccini a mRNA si sono rivelati utili nel trattamento dei tumori testa collo e nel tumore del pancreas, specialmente nell’evitare le recidive post-operatorie.

Tumore al colon

L’immunologa dei tumori Olivera Finn dell’Università di Pittsburg sta sperimentando un vaccino preventivo che può essere somministrato in una fase pre-cancro, quando un individuo sviluppa neoplasie benigne chiamate polipi (che non sono pericolose ma possono diventare maligne) all’interno del colon. Il vaccino ha come bersaglio una forma anomala di una proteina chiamata MUC1, prodotta da alcune cellule non maligne dei polipi del colon. Il risultato è stato una riduzione del 38% delle recidive nei tre anni successivi alla vaccinazione di circa 50 individui con polipi in stadio avanzato.

Tumore alle ovaie

Qui siamo ancora ai primi passi, ma una nuova strada si è aperta. Nell’ottobre del 2024 gli scienziati di Oxford hanno ricevuto ingenti fondi per mettere a punto un vaccino preventivo per il carcinoma ovarico. Si attendono i primi risultati e le aspettative, considerando le premesse, sono decisamente alte.

Immunoterapia

Intanto l’immunoterapia ha mostrato risultati positivi in alcuni tipi di cancro, come il melanoma e il cancro ai polmoni, e comprende approcci come gli inibitori del checkpoint immunitario, che permettono al sistema immunitario di riconoscere e combattere meglio le cellule tumorali. L’immunoterapia al momento è l’arma più potente contro i tumori sia per la cura che cerca di stimolare la difesa dall’aggressione delle cellule tumorali, sia per le ricerche in laboratorio dove si cerca di creare sostanze identiche ad alcune presenti, come un esercito personale, a difesa del nostro organismo. Per esempio gli anticorpi.

Tipi di immunoterapia

  • Inibitori dei checkpoint immunitari: questi farmaci “sbloccano” il sistema immunitario e gli consentono di “attaccare” il tumore, impedendo che si  nasconda dalle sue difese. Includono inibitori di PD-1/PD-L1 (per esempio pembrolizumab, nivolumab) e inibitori di CTLA-4 ( per esempio l’. ipilimumab)
  • Terapie con cellule CAR-T: le cellule T del paziente vengono prelevate, modificate geneticamente per riconoscere meglio le cellule tumorali, e poi reinfuse nel corpo. Questa terapia ha avuto risultati promettenti in alcuni tipi di leucemie e linfomi, e  negli ultimi anni ha consentito di  raddoppiare o triplicare la sopravvivenza a lungo termine in pazienti con alcuni tipi di neoplasie in fase avanzata, come il melanoma, il tumore del polmone e quello del rene, per cui le alternative terapeutiche erano limitate.
  • Citochine: sono proteine che stimolano o potenziano la risposta immunitaria. Farmaci come l’interleuchina-2 (IL-2) e l’interferone sono esempi di immunoterapia che utilizza citochine.

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