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Spegni la tv, accendi il blog

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Nati otto anni fa come diari on line, nel tempo si sono selezionati e sono cresciuti. Fino a diventare canali Web di informazione, satira e cultura

Per Beppe Grillo, che ogni tanto sostiene di parlare in nome “della Rete”, non e’ andata benissimo: alla Blogfest di Riva del Garda quest’anno ha vinto solo il premio per “il miglior blog andato a puttane”. Segno di un declino del comico genovese? Non necessariamente: soltanto un’ulteriore prova che “la Rete” e’ per sua natura plurale, multiforme, quindi nessuno puo’ metterci sopra il cappello. E cosi’, naturalmente, anche gli ottomila e passa utenti di Internet che hanno votato on line gli ‘Oscar dei blog’ (tecnicamente: Macchianera Blog Awards) non rappresentano altro che una fetta di realta’. Tuttavia anche dai loro umori – cosi’ come da altri indicatori – si puo’ trarre qualche tendenza utile a capire l’evoluzione di un fenomeno, quello dei blog, che al suo esplodere e’ stato di gran moda (sei o sette anni fa) e che adesso e’ diventato un po’ piu’ adulto.

Chi ha seguito i dibattiti e i barcamp della Blogfest, ad esempio, si e’ accorto subito che una delle polemiche piu’ vivaci attorno a cui si bisticciava nel 2001-2002 pare piuttosto superata. e’ quella che riguardava il concetto di ‘fuffa’: i blog, dicevano parecchi, non sono altro che un mare di idiozie, con gente che scrive quel che ha mangiato a colazione, fa commenti pesanti sulla compagna di classe o al massimo scopiazza i giornali aggiungendo un parere da bar. Bene: grazie alla diffusione dei social network, questo corpaccione di diari (un po’ troppo) personali e minimalisti si e’ in gran parte riversata su Facebook e simili. Inevitabile: gli adolescenti aprivano i blog per ragguagliare gli amici su se stessi e cazzeggiare con loro, cosa che ora possono fare molto piu’ comodamente all’interno della cerchia del social network.

Quali sono allora le caratteristiche dell’attuale blogosfera italiana? Intanto, come si diceva, la biodiversita’ dei suoi protagonisti. Per un Beppe Grillo o un Marco Travaglio che hanno successo on line anche grazie alla loro notorieta’ precedente o esterna al Web, ci sono blog emersi invece solo in Internet, grazie alla creativita’ dei loro curatori. Il simbolo di questi ultimi e’ probabilmente
Spinoza.it, sito che alla Blogfest ha fatto incetta di premi e che conta ormai su 200 mila lettori a settimana: parecchi di piu’ di diverse testate cartacee. Per qualcuno e’ un po’ il ‘Cuore’ dell’era digitale, in realta’ e’ un aggregatore di aforismi e satira politica. Qualche esempio: “69 parlamentari di centrosinistra assenti: piu’ governo ombra di cosi'”. Oppure: “Berlusconi dice: e’ inaccettabile che la Rai inviti una prostituta. Il conduttore di Unomattina aggiunge: presidente, questa e’ casa sua”. E ancora: “Un confronto fra i leader del Pd? Piu’ che un moderatore servira’ un animatore”. “Pd, Mediaset promette un dibattito imparziale. Riservandosi tuttavia di inserire le risatine”. “Il Pd va nella direzione giusta. Grazie alla forza di gravita’”. “Berlusconi candidato al Nobel per la pace. Il Dalai Lama puo’ consolarsi col Telegatto”.
Tutte opera della stessa mano? No, e questo e’ spesso tipico dei blog: il curatore del sito (Stefano Andreoli, 30 anni, di Cesena) ha iniziato a spararne qualcuna da solo, poi e’ stato sommerso dalle proposte dei lettori. E cosi’ nel giro di pochi mesi la macchia d’olio si e’ allargata a centinaia di coautori che inviano le loro battute sia al sito sia sulla pagina Facebook di Spinoza. Insomma, un caso esemplare di ‘contenuti generati dagli utenti’, come dicono i teorici del Web 2.0. Ma Andreoli seleziona e fa l’editing di tutti i contributi, dando alla sua pagina una peculiarita’ stilistica indiscutibile. Il combinato disposto tra il materiale grezzo del sito (la comicita’) e il suo meccanismo di alimentazione (la community) ha fatto di Spinoza un piccolo fenomeno di culto, gia’ corteggiato da corporation della telefonia e dell’editoria.

Nello stesso filone – quello della satira politica – si e’ inserito con successo il blog di Diego Bianchi in arteZoro, un quarantenne di Roma che ha iniziato nel 2006 postando in Rete qualche video parodistico sul ‘Grande Fratello’ per passare poi a raccontare nello stesso modo la sua angoscia quotidiana di elettore del Pds-Ds-Pd privo di un partito decente. E il boom e’ arrivato quando Zoro e’ andato con la telecamerina a una manifestazione del Pd e ha testimoniato a modo suo l’evento, da sotto il palco, invocando Veltroni e gli altri maggiorenti che non se lo sono filati per niente. Il gruppo di Serena Dandini l’ha notato e oggi i video di Zoro sono trasmessi su ‘Parla con me’, Raitre. Un caso di blog che arriva ai ‘mainstream media’ senza alcuna notorieta’ pregressa, solo per merito del suo autore.

Meno conosciuto dal grande pubblico e’ un altro sito che si divertiva e faceva divertire: si chiamava Paul The Wine Guy e a Riva del Garda ha vinto il premio come blogger dell’anno. Ma ha chiuso subito dopo. Rigorosamente anonimo (“Adoro la riservatezza, non mi piace che il vicino di casa, il mio datore di lavoro o il mio il panettiere sappiano cosa penso”, dice a ‘L’espresso’) era partito anche lui da solo per poi aprirsi ai contenuti degli utenti: “Ricevo parecchie segnalazioni (leggasi amabili cazzate) da gente che ‘passa di li”. Ultimamente quindi del mio sacco c’e’ gran poco”, si schermisce. Tra i meriti di Paul – oltre a una rassegna di locandine di quotidiani vere ma al limite dell’assurdo – c’e’ il gioco dei cosiddetti ‘generatori automatici’ con cui sfottere i potenti. Un esempio? Pierferdinando Casini tappezza le citta’ con un suo manifesto e la scritta “Un Disegno Comune”, facendo emergere le iniziali in rosso come acronimo di Udc; subito dopo Paul mette nel suo sito un sistema per cui chiunque puo’ inventare un altro slogan e metterlo sul manifesto (digitale) tenendo ferme le iniziali Udc: Ubbidisci Dio Comanda, Unione Dei Carcerati, Unto dal Cavaliere, Una Deludente Comparsa, Un Divorziato Cattolico. Quest’ultimo ha iniziato a circolare viralmente in Rete al punto da trarre in inganno un giornalista di ‘Panorama’ che ha creduto alla sua autenticita’, scrivendo che in quello slogan “passato e presente di Casini si fanno rivendicazione politica”.

Ma i blog non sono solo satira, anzi. E tra quelli piu’ seguiti ce ne sono alcuni che hanno creato una nuova ‘grammatica’ giornalistica che sta a poco a poco tracimando nella carta stampata: uno stile in cui, ad esempio, la prima persona non e’ piu’ vietata, l’eventuale errore commesso si ammette chiedendo scusa e senza cancellare il testo errato, il ‘furto’ da altri blog e-o siti non e’ vietato ma anzi incoraggiato purche’ avvenga con citazione. Le fonti insomma vengono sempre linkate, e nella polemica – anche la piu’ aspra – bisogna mantenere un livello di civilta’ che i confronti in tivu’ nemmeno si sognano. A stabilire queste regole non e’ stato nessuno (sono stati i meccanismi stessi di autocorrezione della Rete a imporle, un po’ come avviene per le voci di Wikipedia) ma due blog di lunga data come Wittgenstein e Manteblog le hanno praticate fin dall’inizio, ispirando parte della Rete italiana. Wittgenstein e’ il diario on line di Luca Sofri, che ha aperto il suo blog quando in Italia ancora nessuno sapeva neppure che cosa fossero. Manteblog e’ invece il sito di Massimo Mantellini, che pure e’ emerso in Internet senza notorieta’ precedente ma ha acquisito nel tempo un’autorevolezza riconosciuta soprattutto per quel che riguarda le questioni piu’ politiche e ‘filosofiche’ legate all’evoluzione della Rete e ai suoi rapporti con l’editoria tradizionale.

Ma tra le conseguenze della crescita dei blog, del loro diventare adulti, c’e’ anche la differenziazione per temi. Alla Blogfest di Riva del Garda hanno provato a individuarne alcuni. Come – inevitabile – l’erotismo: categoria in cui ha trionfato il sito Pensieri senza mutandine, opera della venticinquenne milanese Sophie, che lavora in una redazione Web. In tutt’altro settore ci sono Autoblog, AllaGuida, Motoblog, Profondo Rosso e Racing, che si sono contesi il titolo di miglior blog motoristico (ha vinto il primo).Cineblog si e’ aggiudicato l’award nella categoria cinema. Un tocco di Zenzero ha sbaragliato altri ottimi siti in quella gastronomica. E un trentaduenne della provincia di Piacenza – Mauro Zucconi – con il suo blog letterario (Come diventare il mio cane) gia’ prima di vincere l’award era riuscito a pubblicare un paio di libri grazie al sito.

Ma forse la vittoria piu’ sintomatica per spiegare l’evoluzione della blogosfera e’ stata quella di Paolo Attivissimo, curatore del Disinformatico.it, categoria dei blog tecnici. L’autore in questione – un informatico italiano che vive in Svizzera – da anni si batte con dati, numeri, prove scientifiche e altro per smontare una per una le bufale che circolano (anche) in Rete: dalle teorie cospirazioniste sull’11 settembre alle scie chimiche, fino alla recente paranoia collettiva per la presunta fine del mondo in arrivo nel 2012. Singolare no? La televisione e’ piena di trasmissioni tipo ‘Stargate’ o ‘Voyager’, mentre in Rete si premia un sito personale serio e scientifico che smonta presunti misteri occulti e complotti globali. Meno male che a essere poco seri e scarsamente affidabili dovevano essere i blog.

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