Il piacere dell’attesa nell’era del “tutto e subito”

Abbiamo sempre fretta, parola che deriva dal latino fregare. Eppure senza l'attesa si sprecano tante cose...

COME EVITARE LA TRAPPOLA DELLA FRETTA
Il piacere dell’attesa è uno degli stati d’animo che possono rasentare un momento di grazia, eppure spesso lo sprechiamo, stritolati da un rapporto subalterno, da schiavi, con il tempo. L’attesa innanzitutto non è mai una passiva perdita di tempo, come dimostra già l’etimologia della parola, che deriva dal latino attendere (ad, ovvero “verso” e tendere, un termine equivalente all’espressione in italiano). Dunque l’attesa è un movimento, un andare “verso”, attraversando il passaggio cruciale di una soglia. E il piacere è condensato proprio in questa sequenza, in questo andare “verso” che fa salire il livello delle emozioni oltre che del pensiero. Vi siete mai chiesti, per esempio, quale può essere il momento di maggiore gioia nel rapporto con la persona che state provando a conquistare?  Mentre la corteggiate, nell’incertezza palpitante dell’attesa, o quando, ce l’avete fatta e il risultato è raggiunto?
Il vero nemico dell’attesa, un killer sempre in agguato che ci induce a sprecarla, è la fretta, che siamo capaci di esprimere anche quando non serve a nulla, non è assolutamente necessaria.
L’attesa, con il suo valore e anche con il suo piacere, è così diventata una forma di resistenza alla deriva di un mondo consumato e stressato dalla fretta, da una velocità impellente che rischia di farci davvero male. Non solo colpendo il fisico, pensate solo all’accumulo di stress e ansia, ma prendendo a pugni anche la nostra anima, chiudendoci nell’Io e allontanandoci dal Noi per mancanza di tempo. E all’attesa non va confusa con il procrastinareche ne rappresenta il lato patologico.
Fretta e attesa sono due soluzioni antitetiche al difficile e controverso rapporto dell’uomo contemporaneo proprio con il tempo, e ognuno di noi è libero e responsabile per fare la sua scelta. Ma dovete sapere che già la parola fretta deriva dal latino fregare, e questo è il suo destino e la sua funzione. Abbiamo sempre un buon motivo per andare di fretta, per carità, ma ne abbiamo altrettanti, e di più, per riscoprire l’efficacia e l’utilità della lentezza. Del tempo che non è solo presente, non è solo «ora e subito», ma è innanzitutto profondità, rapporto con la memoria e slancio verso il futuro, il sogno, l’immaginazione. Un tempo con un prima, un durante e un dopo, e non circolare, ovvero avvitato solo sul presente: un tempo lineare, come insegna la tradizione e la dottrina cristiana.

E qui veniamo all’alternativa dell’attesa. Un amore, dall’amicizia alla famiglia, da un fratello (anche quello che facciamo fatica a vedere con le sue debolezze e con le sue miserie) a un compagno di studi o di lavoro, non può maturare ed evolvere nella direzione giusta senza il necessario tempo dell’attesa. Compreso il batticuore dell’incertezza di essere o meno corrisposti nel nostro sentimento.

prigionieri del presente acquista

Un’opera d’arte, un qualsiasi capolavoro, tutto ciò che esprime il Bello, dal paesaggio reale a quello di un quadro antico, da un lavoro di Caravaggio a un’opera di Andy Warhol, non può essere assaporato fino in fondo senza la capacità di avere il tempo per ammirare. Il tempo nel quale la bellezza espressa dal lavoro dell’artista, e ancora di più dalla mano maestra della Natura, si espande e ci avvolge.

L’attesa ci aiuta a sviluppare la pazienza, il metodo, la consapevolezza, il discernimento, il desiderio di futuro che non significa un salto nel vuoto. Attraversare la soglia dell’attendere, nell’andare “verso”, è come fare un percorso con il quale superiamo degli ostacoli e arricchiamo la nostra cassetta degli attrezzi per avere più probabilità di  affrontare al meglio, curve, salite e discese della vita. L’attesa aumenta, statisticamente, le nostre possibilità di farcela.

Per il popolo dei cristiani, in uno dei momenti più solenni della messa, alla formula Mistero della fede, pronunciata dal sacerdote, i fedeli rispondono così: «Annunciamo la tua morte, Signore. Proclamiamo la tua resurrezione, nell’attesa della tua venuta». L’attesa del cristiano è l’ottimismo del tempo lungo e lineare, la certezza di un Dopo nel quale speriamo di ritrovarci nel posto giusto. L’attesa, in questo percorso, è azione per conquistare la meta, il Paradiso, grazie a una vita piena e responsabile in Terra: è un architrave sul quale poggia il dono della fede. Ma è un architrave fondamentale, uno stile di vita, un metodo, anche per chi non si considera credente.

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