«Restiamo uno Stato anche sommersi?» | Non Sprecare
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«Restiamo uno Stato anche sommersi?»

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Quel che 67 test atomici non sono riusciti a fare, potra’ forse lo sviluppo industriale di Paesi lontani. Stiamo affondando, e’ l’allarme che viene dalle isole Marshall, 29 atolli corallini circondati dall’immensita’ dell’oceano Pacifico. Il riscaldamento globale peggio del fallout radioattivo degli esperimenti americani nel dopoguerra? I leader delle Isole-Stato, fazzoletti di terra e sabbia? bianchissima, certo ?, nel deserto marino agli antipodi, sono talmente preoccupati che cominciano a pensare di scappare, migrare tutti altrove. Poco piu’ di 60 mila persone, una media cittadina italiana, potrebbero essere costrette nel giro di qualche decennio a riprendere il mare, come facevano i loro antenati per trovare una nuova casa, una nuova patria. Intanto gli interrogativi sul futuro si fanno pressanti: Che cosa sara’ della nostra nazione? E noi che passaporto avremo se le isole Marshall cesseranno di esistere?.

Risposte per ora non ce ne sono: alcuni studiosi, come Michael Gerrard, della Columbia University di New York, stanno cercando di capire quali siano le implicazioni legali di un simile, catastrofico avvenimento. Ma e’ difficile dare risposte ? ha raccontato il docente al New York Times ?. Per esempio: che ne sara’ dei diritti di pesca? E il seggio all’Onu? Lo perderanno? Insomma: cessera’ di esistere una “Repubblica delle Isole Marshall”? . I dati degli scienziati sono questi: secondo il Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici (Ipcc), entro la fine del secolo, gli oceani cresceranno di cinquanta centimetri. La previsione e’ del 2007 e, secondo altri esperti, non tiene conto del possibile scioglimento dei ghiacci della Groenlandia e dell’Antartide occidentale. Ragione per cui il livello marino potrebbe salire addirittura di due metri sommergendo gran parte delle Marshall e di altre isole, come le Maldive, Kiribati, Tuvalu, citta’ costiere e altre zone ? come il Bangladesh ? gia’ flagellate dagli elementi. Secondo l’Organizzazione internazionale per la migrazione (Iom), nel 2050 potrebbero essere 200 milioni le persone costrette ad abbandonare la propria casa per effetto delle inondazioni marine.

Uno scenario apocalittico, in stile 2012, il film sulla fine del mondo di Roland Emmerich. Realta’? Fantasia? Se il presidente maldiviano Mohamed Nasheed, con un abilissimo coup de the’tre, l’anno scorso ha riunito il governo sott’acqua per sensibilizzare le autorita’ internazionali sul problema inabissamento, e’ un fatto che, almeno per quanto riguarda i cittadini delle Marshall, gli ultimi decenni hanno rappresentato un incubo che avrebbe consigliato gia’ da tempo una fuga di massa. Intanto, l’ultimo conflitto mondiale: i marines hanno conquistato l’arcipelago ? tenuto dai giapponesi ? al prezzo di terribili sofferenze per i civili. Ma, soprattutto, furono i ripetuti esperimenti atomici del dopoguerra a devastare Bikini e altri atolli in maniera irreparabile. Danni che non si limitarono all’ambiente. Il 1 marzo 1954, proprio a Bikini, l’atollo che aveva dato il nome al costume da bagno piu’ esplosivo della storia, gli americani diedero il via all’esperimento Castle Bravo.

Quel giorno salto’ una bomba nucleare 1.200 volte piu’ potente di quelle lanciate su Hiroshima e Nagasaki. Il fallout radioattivo si diffuse su un’area piu’ vasta del previsto, contaminando persone e cose sugli atolli di Rongrik e Rongelap. Le esplosioni tra il 1946 e il 1958 distrussero l’isola di Elugelab nell’atollo di Enewetak mentre diversi atolli furono ricoperti di cemento armato per imprigionare i detriti e le polveri radioattive. Niente di tutto questo ha mai spinto i marshallesi a lasciare le isole dove erano giunti centinaia di anni fa, navigando sulle loro piroghe. Oggi la minaccia non e’ tuttavia superata, perche’ potrebbe essere l’oceano a riprendersi quelle terre minime: Se rimarremo senza patria, non avremo piu’ un nome, saremo fuori dalla storia.