Poveri in 9 milioni. E il ceto medio sprofonda | Non Sprecare
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Poveri in 9 milioni. E il ceto medio sprofonda

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Il fronte si allarga, i poveri nel Belpaese aumentano. Secondo il decimo rapporto stilato da Caritas Italiana e Fondazione Zancan sono otto milioni e 370 mila gli italiani indigenti, mezzo milione in piu’ di quanti conteggiati dalle statistiche ufficiali. A cui la ricerca aggiunge altri 800 mila circa definiti “impoveriti” in stato di forte fragilita’ economica. Si arriva cosi’ a 9 milioni. Con l’Istat nessuna polemica, beninteso, ma una differenza di metodo nella lettura delle cifre.

Il dato ufficiale sostiene infatti che la percentuale di poveri si attesta al 10,8% (11,3% nel 2008), mentre quella della poverta’ assoluta risulta del 4,7%. Secondo Caritas e Fondazione Zancan si tratta, pero’, di illusione “ottica”. In sostanza, visto che tutti stanno peggio, la linea della poverta’ relativa si e’ abbassata, passando dai 999 euro del 2008 ai 983 del 2009 per un nucleo di due persone. Se si aggiornasse la linea di poverta’ del 2008 sulla base della variazione prezzi tra 2008 e 2009, il valore di riferimento salirebbe a 1.007 euro. Cosi’ il calcolo includerebbe altre 560mila persone da sommare ai 7 milioni e 810mila poveri gia’ stimati dall’istat. E in tutto fanno 8 milioni e 370mila poveri nel 2009 con un aumento del 3,7%. Istat e Caritas, che collaborano da anni, confermano comunque stima reciproca.

La poverta’ nella Repubblica non cambia volto, si conferma fenomeno del Sud e, oltre alle famiglie numerose e monogenitoriali, colpisce chi ha bassi livelli di istruzione. La novita’ sta nei movimenti tellurici attorno alla classe media, che sta sprofondando. I piu’ vulnerabili sono la fascia di eta’ di mezzo, separati e divorziati, le donne sole con prole, i precari, i licenziati e cassa integrati, le famiglie monoreddito, le donne con difficolta’ a rientrare al lavoro dopo la condizione di maternita’. Persone in situazione di forte debolezza economica che in questo periodo hanno dovuto privarsi di beni e di servizi precedentemente ritenuti necessari. Cosi’ nel 2009 il credito al consumo e’ sceso dell’11%, i prestiti personali del 13% e la cessione del quinto a settembre 2009 e’ cresciuta dell’8%. Facendo una media di questi indicatori, secondo i ricercatori, si aggiunge un altro 10% agli oltre 8 milioni stimati. La zona grigia della poverta’ si allarga cosi’ a 9 milioni di persone, quasi un italiano su sei.

Il rapporto sottolinea l’inefficacia degli ammortizzatori sociali, costati l’anno scorso 18 miliardi. La spesa per assistenza sociale nel 2008 (ultimo dato disponibile) e’ stata di 49 miliardi di euro, l’86% dei quali impiegati per garantire interventi economici e il 14% per attivare servizi piu’ duraturi. Per gli assegni famigliari il Paese ha speso solo 6 milioni e 427mila euro. L’errore, denuncia il rapporto, e’ dare troppi soldi e pochi servizi, scaricando i costi sulle famiglie. Per contrastare la poverta’ basterebbe spendere meno di quanto attualmente spendono i comuni. Con riduzioni della meta’ in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio. In Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Toscana sarebbe sufficiente un terzo della spesa, in Trentino-Alto Adige un quarto. Nelle regioni del Sud, invece, il problema e’ opposto. La spesa degli enti locali e’ insufficiente. In Calabria, ad esempio, sarebbe necessario il quadruplo delle risorse, in Campania e Puglia il triplo.

Il rapporto propone di dare impulso agli interventi a monte, in grado di attivare strategie strutturali di equita’ sociale e territoriale. Iinsomma, stop alla contraddizione che vede lo Stato gestire sei settimi di spesa assistenziale. Se regioni e comuni hanno responsabilita’ piena nell’affrontare il problema, devono anche avere tutte le risorse. La legge sul federalismo fiscale potrebbe essere un’occasione, forse l’ultima, per ridurre croniche diseguaglianze di welfare e invertire la rotta.