Obesità nei poveri - Non sprecare
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Nelle mense per i poveri americane si rischia l’obesità e il diabete

Per contrastare il problema le Food bank, le associazioni statunitensi che si occupano di fornire viveri alle famiglie in difficoltà, hanno avviato un progetto che prevede la misurazione del livello di zuccheri nel sangue per chi usufruisce delle mense e l’aumento di frutta e verdura nei pasti serviti

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OBESITÀ NEI POVERI –

Nelle mense per i poveri italiane, tendenzialmente, siamo abituati a vedere in fila persone malnutrite e sottopeso. Non in tutto il mondo, però, la situazione è la medesima. Negli Starti Uniti, ad esempio, la povertà va di pari passo con l’obesità. Sembra essere una contraddizione ma è proprio così. Secondo le ultime stime, infatti, circa 14,5 milioni di americani si trovano in difficoltà economiche ma una buona parte di loro è fortemente in sovrappeso. La ragione principale di questa tendenza è rintracciabile nell’alimentazione che, sebbene in questi casi sia scarsa, è fortemente calorica e squilibrata.

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POVERTÀ E DIABETE –

Il problema dell’obesità negli Stati Uniti è molto diffuso, basti pensare che ne soffre circa il 38 per cento della popolazione a fronte del solo 8 per cento in Italia. Se per gli americani benestanti il sovrappeso è una questione di scelte alimentari sbagliate per i poveri a stelle e strisce spesso si tratta di necessità. La maggior parte delle Food bank, le associazioni statunitensi che si occupano di fornire viveri alle famiglie in difficoltà, utilizzano qualsiasi tipo di cibo anche carne in scatola, tè zuccherato o patatine fritte pur di porre un argine alla povertà. Inoltre molti supermercati solidali permettono ai clienti indigenti di poter scegliere quello che mangeranno e spesso la scelta ricade proprio su latte a lunga conservazione, piatti surgelati e prodotti in scatola perché più calorici e in grado di porre freno alla fame. Se da una parte, però, questi cibi sfamano dagli indigenti, dall’atra influiscono sulla diffusione dell’obesità e con essa del diabete. Nel 2014, un terzo delle 15,5 milioni di famiglie che usufruiscono dei pasti distribuiti da Feeding America, la più grande organizzazione caritatevole del Paese, ha dichiarato di avere almeno un diabetico all’interno del proprio nucleo familiare. In molte di queste i genitori nonostante lavorino fanno fatica ad arrivare a fine mese e, per garantire pasti dignitosi ai propri figli, decidono di mangiare alle mense per i poveri.

COMBATTERE IL DIABETE –

Per arginare il problema della cattiva alimentazione che causa il diabete, numerose Food Bank  americane hanno disposto due direttive: la misurazione del livello di zuccheri nel sangue per chi ne usufruisce e l’aumento di frutta e verdura nei pasti serviti. Questo nuovo programma ha cominciato già a dare i primi risultati. Lola Lathon, ad esempio come racconta il New York Times, dopo che un dipendente della Food bank le ha trovato la glicemia alle stelle ha cominciato a mangiare frutta e verdura almeno due volte al giorno, invece che una volta al mese. La signora Lathon ha cinquantasei anni, è obesa, afflitta da diabete 2 e quasi mai può permettersi di comprare cibo sano se vuole risparmiare i soldi per la benzina per andare al lavoro. Grazie al programma della Food bank di Houston, però, ha perso 20 chili e ha visto crollare il livello dello zucchero nel suo sangue in soli tre mesi. Oltre all’alimentazione ha cominciato anche a camminare almeno per 15 minuti al giorno. D’altronde una buona abitudine tira l’altra.

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