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Gratis la mensa scolastica, come in tanti paesi del mondo. Perché all’ospedale il pasto è gratuito, e a scuola no? (foto)

Come finanziare questo servizio essenziale. Tagliando gli sprechi, riducendo le spese dei menù, facendo accordi con la grande distribuzione e con le filiere sul territorio. La mensa gratis esiste in tanti paesi, dall’Inghilterra all’India

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MENSA SCOLASTICA GRATUITA

Il caso Lodi, con tutte le polemiche che ne sono seguite, non sarebbe mai nato se in Italia avessimo adottato una semplice soluzione: la mensa scolastica gratuita, considerata come un diritto essenziale dei cittadini e delle famiglie. Per tutti. Come avviene negli ospedali, dove all’interno del diritto a ricevere assistenza e cure sanitarie, viene riconosciuto anche il diritto all’alimentazione, e quindi a mangiare gratis durante la degenza.

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MENSA SCOLASTICA GRATIS

Vi può sembrare una soluzione demagogica. Ma a smontare questa accusa arrivano alcune considerazioni, in parte condivise con personaggi come Alessandro Pirani, analista del Milan Center for food, e Francesco Billari, professore di Demografia alla Bocconi. Parliamo di due esperti che non possono certo essere etichettati come veterocomunisti o statalisti di lungo corso, in quanto lavorano in universi di matrice puramente liberale.

Pirani dice una cosa interessante, in particolare, per riconoscere la mensa come un pezzo del diritto all’alimentazione: Che senso ha imporre la scuola dell’obbligo e poi fare pagare il costo della mensa? La scuola sì, il pasto no? Per Billari, invece, la mensa gratis appartiene al diritto all’istruzione, ne è una parte integrante. Tanto che esiste una relazione stretta tra la mancanza di mense e i livelli di dispersione scolastica: dove manca la possibilità di mangiare a scuola, molte famiglie preferiscono rinunciare all’istruzione e alla formazione dei loro figli. E circa il 40 per cento dei genitori italiani considera il mangiare a casa dei figli che vanno a scuola un problema «difficile da gestire».

Teniamo conto che dare la mensa gratis significa anche fare una scelta politica molto netta a favore delle famiglie. Il costo medio, per nucleo familiare, è attorno agli 80 euro, con punte che superano anche i 100 euro. Ricordate? Sono i famosi 80 euro che diede Renzi quando era capo del governo. Forse sarebbe stato più giusto, e più utile per tutti, metterli a disposizione proprio della gratuità del servizio mense scolastiche. Una scelta politica che è stata fatta in tanti paesi del mondo. Nelle nazioni del Nord Europa, a partire dalla Finlandia, ma anche in Gran Bretagna (qui non si pagano i pasti nelle prime due classi del ciclo della scuola elementare), in Brasile e in India.

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MENSA SCOLASTICA GRATUITA IN ITALIA

Resta da chiarire il punto decisivo: come finanziare un provvedimento di questo genere che certo non è a costo zero?  Innanzitutto abbattendo uno dei più gravi sprechi nel settore della spesa pubblica, come abbiamo documentato proprio con un’inchiesta su Non sprecare.  Ogni santo giorno in Italia si buttano 360mila euro per le mense scolastiche, soldi veri, che rappresentano il costo del cibo acquistato, e pagato, dai vari istituti scolastici e puntualmente finito nella spazzatura. I margini di risparmio qui sono altissimi, e dietro questo spreco c’è anche una certa puzza di corruzione o comunque di scarsa trasparenza negli appalti per la fornitura dei pasti. E quando parliamo di abbattere questo spreco, parliamo anche della libertà, che va lasciata alle famiglie, di portare il fagottino o il pasto da casa.

Un secondo modo per risparmiare riguarda il menù. Bisogna renderlo più mediterraneo e più sano, riducendo al minimo la carne che vale circa il 70 per cento della spesa. L’effetto sarebbe doppio. Da un lato una concreta prova di buona educazione alimentare, dall’altro un bel risparmio sul costo del servizio.

Terzo canale per arrivare alle mense gratis a scuola: un accordo-quadro con la grande distribuzione e accordi locali con le filiere di settore. Il meccanismo dovrebbe essere molto semplice. Con i supermercati, e in generale con i punti vendita della grande distribuzione, si fa un accordo per recuperare le eccedenze alimentari e il cibo prossimo alla scadenza che di solito finisce nella spazzatura. Che cosa ne ricaverebbero i supermercati? Avrebbero meno costi per lo smaltimento dei rifiuti e porterebbero a termine una straordinaria operazione di marketing: la grande distribuzione per la scuola, la scuola di tutti. Stesso discorso con le filiere di settore: un bravo provveditore scolastico, ma anche solo un bravo preside, sono in grado di stipulare accordi sul territorio per forniture a prezzi super scontati di prodotti per la mensa. Dando come contropartita promozione alle aziende coinvolte nella filiera. Infine, c’è una tipica leva fiscale. L’abbiamo applicata con libri e arte, il bonus, perché non possiamo prevedere per le famiglie, all’interno degli interventi a loro sostegno, un food bonus? Certo: azzerare i costi della mensa richiede un lavoro paziente e sistemico, e non può essere solo uno slogan della politica tutta giocata sulla propaganda e sugli annunci. Ma questo è un altro discorso.

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