L'ultima sfida del narratore: difendere il valore dell'umiltà | Non Sprecare
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L’ultima sfida del narratore: difendere il valore dell’umiltà

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L’orgoglio viene prima della rovina, ma e’ anche vero che segue un grande successo. una virtu’ oltre che un peccato, e questo crea dei problemi diagnostici. C’e’ un confine sottile fra il giusto orgoglio e la superbia, cosi’ come i suoi malevoli figliastri: la presunzione, la vanita’ e l’arroganza. E il suo aspetto esteriore puo’ dimostrarsi illusorio: a volte lo si indossa come maschera. In letteratura e nella vita, un’aria di eccessiva autostima e’ il piu’ delle volte una proiezione dovuta a una paralizzante insicurezza. Anche se l’orgoglio non sembrerebbe mai scarseggiare, espressioni come Gay Pride e Black Pride, Orgoglio Omosessuale e Orgoglio Nero, lasciano intendere che, storicamente, alcuni gruppi umani ne hanno sofferto la mancanza, e che l’orgoglio e’ un aspetto vitale della dignita’ dell’individuo. Un senso ipertrofico dell’orgoglio e’ la virtu’ caratteristica della cosiddetta Hip Hop Nation, una repubblica basata sulla spavalderia e le spacconate. Il giusto orgoglio puo’ essere un concetto relativo, determinato dal contesto culturale e storico.

Sarebbe interessante decidere
a che punto decidiamo di accusare di superbia un rapper come 50 Cent o Eminem. Il concetto greco di hybris, anche se non e’ identico a quello cristiano di superbia, senz’altro copre in parte lo stesso terreno. Il trattamento brutale che Achille riserva nell’Iliade al corpo di Ettore e’ un atto di hybris, che Aristotele definiva come l’umiliazione della vittima al fine dell’esaltazione di se stessi. Ma il concetto di hybris si estende anche a un crimine senza vittime come il volo di Icaro, che col suo gesto usurpa il territorio e le prerogative degli dei. Nella gerarchia cristiana del peccato come si sviluppo’ agli albori della storia della Chiesa, la superbia e’ il piu’ importante fra i peccati capitali. Sono la superbia di Lucifero e il suo desiderio di competere con la preminenza di Dio che lo portano alla caduta e alla trasformazione in Satana. Dante definisce la superbia come l’amore di se’ pervertito in odio e disprezzo per il prossimo. Quasi tutti gli altri peccati si possono considerare derivati da questa condizione.

Nell’Inghilterra georgiana
, la questione dell’orgoglio sembrava essersi ridotta quasi a una questione di galateo. I lettori contemporanei potrebbero far fatica a distinguere il giusto orgoglio dalla superbia in una delle piu’ famose testimonianze letterarie sull’argomento, Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen. Quando lo incontriamo per la prima volta a un ballo campestre, l’altolocato signor Darcy ostenta un atteggiamento superbo: in mezzo alla folla di provinciali ignora tutti coloro che non conosce gia’ da prima e parla addirittura male di Elizabeth Bennet, la vivace protagonista del libro. In seguito, dopo averle chiesto la mano per la seconda volta, le spiega: Sono sempre stato un egoista, di fatto, se non per principio. Da bambino mi insegnarono cio’ che e’ giusto, ma non mi insegnarono a correggere il mio carattere. Mi diedero sani principi, ma mi lasciarono seguirli come mi dettavano l’orgoglio e la presunzione. Fui viziato dai miei genitori che, pur essendo brave persone (…) mi permisero, m’incoraggiarono, m’insegnarono addirittura ad essere egoista ed altero, a non curarmi di nessuno all’infuori della mia cerchia familiare, a disprezzare tutto il resto dell’umanita’, o quantomeno a desiderare di disprezzare il senno ed il valore altrui a paragone del mio.

Per la Austen, a quanto pare
, l’orgoglio per la propria posizione sociale, in questo caso per il proprio lignaggio, non era in se’ qualcosa di disdicevole: e’ la noncuranza di Darcy per gli altri – che rasenta il disprezzo – a trasformare il suo orgoglio in superbia. I lettori americani contemporanei, che vivono in un contesto relativamente meritocratico, potrebbero avere difficolta’ a comprendere questo orgoglio di nascita, che la Austen sembra dare per scontato. Va benissimo che Darcy sia orgoglioso della propria famiglia, sembra dire l’autrice, ma non fino a quel punto. Per i contemporanei della Austen era senza dubbio piu’ facile capire la posizione di Darcy sull’orgoglio familiare. Per i lettori americani di oggi, come fonte di orgoglio sono piu’ accettabili le conquiste individuali. Gli osservatori della societa’ americana contemporanea potrebbero chiedersi se e’ probabile che in un prossimo futuro la superbia venga declassata e depennata dalla lista dei sette peccati capitali, piu’ o meno nello stesso momento in cui i suoi opposti, il pudore e l’umilta’, scivolano verso l’estinzione.

I recenti sondaggi mostrano
che molti giovani americani considerano la fama come il massimo traguardo a cui puo’ aspirare l’esistenza umana. Una societa’ di questo tipo esalta la celebrazione di se’, la proiezione e l’amplificazione dell’ego, a discapito dei tradizionali valori giudaico- cristiani. Nel mondo secondo Donald Trump e 50 Cent, la superbia e’ la massima virtu’, l’umilta’ e’ una debolezza e il pudore e’ roba da sfigati. Tale sembrerebbe la situazione della cultura di massa, almeno sulla nostra sponda dell’Atlantico. Fra le molte sfide che si prospettano al narratore contemporaneo, nel suo porsi come una specie di intermediario fra la cultura di massa e la tradizione letteraria, fra le esigenze in continua accelerazione del momento storico attuale e la saggezza accumulata della storia, c’e’ quella di mantenere vivi nel nostro tempo i concetti di superbia e di pudore.