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Nonno Domenico: di nuovo sui banchi di scuola a 83 anni. Per leggere le fiabe ai nipoti

Dopo le elementari, i lavori più disparati: dall'autista al manovale. Una parentesi di vita in Germania. Adesso la licenza media, in una classe speciale. Il motivo? I suoi nipoti, vispi e sveglie, ai quali leggere le fiabe, tenendo allenato il cervello

Quando Domenico ha sentito la campanella suonare per l’ultima volta, le penne non erano ancora a sfera, ma c’era pennino e il calamaio. Sono passati quasi ottant’anni fa. Di recente, invece, Domenico Di Bartolomeo è tornato a sedersi sui banchi, approfittando della pensione e del tempo libero, a ben 83 anni, armato di penna, stavolta bic, e tanta, tantissima voglia di imparare.

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STUDIARE DA ANZIANI

La motivazione di Domenico, però. non è soltanto relativa alla passione per lo studio, ma è ben più affettuosa: il super nonno, che abita in Puglia, più precisamente a Corato, si è rimesso sui libri per passare del tempo di qualità con i nipotini. La sera, a volte, prima di dormire, nonno e nipoti sono soliti leggere insieme delle storie e Domenico, stufo di non poter leggere loro le fiabe e favole come avrebbe voluti, e soprattutto stanco di sentirsi “inferiore” a quei nativi digitali così svegli e peperini, ha deciso di passare ore dei suoi pomeriggi sui banchi di scuola, prendendo così la tanto desiderata licenza media, mai presa per via della necessità di lavorare e di guadagnare dei soldi ‘per mantenere la famiglia.

Dal lunedì al venerdì. per un anno intero, Domenico Di Bartolomeo si è seduto nel suo banco della sede distaccata coratina del Centro Provinciale di Istruzione per Adulti (CPIA), e, seguito dalla docente Maria Pansini, ha studiato italiano, matematica, scienze, francese e tecnologia. Fino ad essere ammesso, con grande orgoglio, agli esami da sostenere nel periodo estivo per conseguire la licenza media.

ANZIANI CON LA VOGLIA DI STUDIARE

Ad 83 anni, dunque, nonno Domenico si è messo in gioco, ha deciso di non voler passare i pomeriggi e le sere a giocare a carte al bar, oppure, peggio, parcheggiato sul divano davanti alla televisione.

E, se ammette di avere qualche acciacco fisico legato all’età, tiene particolarmente a che il passare degli anni non intacchi le sue funzionalità cerebrali.

Sempre in funzione dei suoi nipotini, così svegli da non riuscire a stargli dietro, ma ai quali è molto orgoglioso di mostrare i progressi del suo studio: ama l’Italiano, e sta migliorando con i verbi e con la pronuncia, imparando tante cose e accedendo a tutte quelle nozioni che non aveva potuto assimilare da piccolo in una scuola statale che si occupa dell’istruzione degli adulti.

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Domenico e la sua classe. Screenshot di un video Gedi Visual tratto da La Repubblica Bari.

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STUDIARE DA ADULTI: LA STORIA DI NONNO DOMENICO

Figlio di una famiglia numerosa, con molti figli, Domenico non aveva potuto continuare gli studi dopo la licenza elementare, e con quel pezzo di carta in tasca era andato in giro per il mondo a fare lavori pesanti o a emigrare: dal manovale al camionista, con un bel pezzo di vita in Germania.

Mai, però, abbandonando la voglia di rivalsa, la passione per lo studio e la volontà ferma di continuare il suo percorso di studi bruscamente interrotto.

Quindi si rivolge al CPIA provinciale di Bari, nella sede staccata di Corato, e inizia di nuovo il suo viaggio tra i libri e i sussidiari. In una classe speciale.

La classe in cui Domenico viene inserito, infatti, è una classe che ben rappresenta lo scopo del centro di istruzione per adulti, cioè promuovere l’istruzione e l’alfabetizzazione di chi, per un motivo o per un altro, non ha potuto proseguire gli studi: gli studenti, tutti e tutte adulti, vengono da ogni parte del mondo. I suoi compagni di classe sono di ogni colore e di ogni nazione. Il più bravo della classe è Pepe Jean, uno studente universitario scappato dalla Costa d’Avorio, o Vincenzo è venuto a scuola con le mani screpolate dal duro lavoro in campagna, le stesse mani callose che ha Tommaso, che dal turno in fabbrica arriva direttamente a scuola. Per tutti, la speranza è quella di migliorarsi, trovare un lavoro migliore o migliori condizioni di vita, abbattere barriere o pregiudizi. Tutti ammessi i compagni di classe di Domenico, tranne una: Yaya, purtroppo aveva il permesso di soggiorno scaduto.

(Immagine in evidenza tratta da CoratoLive)

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