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Liberalizzazioni, una direttiva europea minaccia la sopravvivenza degli ambulanti

Dal prossimo luglio anche questi commercianti saranno sottoposti a bandi pubblici e concessioni a scadenza. Le associazioni di categoria sono convinte che sia una seria minaccia alla professione e hanno indetto numerose iniziative e manifestazioni

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LIBERALIZZAZIONE COMMERCIO AMBULANTE –

Il dossier è sul tavolo di Matteo Renzi, ed è molto caldo considerando che si tratta di un’intera categoria di imprese, lavoratori e consumatori pronti a scendere in piazza. Per il momento, alla ricerca di una soluzione si è mosso Luca Lotti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e fedelissimo di Renzi, ma la rivolta degli ambulanti è dietro l’angolo. Il prossimo 28 settembre i commercianti ambulanti italiani scenderanno in piazza, a Roma, per una manifestazione nazionale che potrebbe segnare una data storica per l’intero settore. Che cosa sta accadendo? Circa 200mila imprese (sì, perché si tratta di imprese e non di baracche) si sentono minacciate dall’applicazione, sempre più vicina per il commercio ambulante, della celebre direttiva Bolkestein, quella che liberalizza e regolamenta i servizi nel territorio dei paesi dell’Unione europea.

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LIBERALIZZAZIONE LICENZE AMBULANTI –

Ma andiamo con ordine. L’introduzione della direttiva Bolkestein al commercio ambulante, accolta in Europa soltanto dall’Italia e dalla Spagna, significa che dal prossimo 5 luglio 2017, ovvero tra meno di un anno, le concessioni per il suolo pubblico di mercati, mercatini, strade, quartieri, andranno in gara per essere assegnate, con appositi bandi pubblici, che prevedono scadenze a 7, 9 e 12 anni. Una liberalizzazione che rischia di mettere sotto pressione l’universo degli ambulanti italiani per due motivi. Il primo: tutti i piccoli operatori, oggi titolari di una regolare postazione in strada, dovranno fare i conti con una concorrenza spietata, per vincere i bandi, magari guidata da qualche potente centro commerciale che intende conquistare anche un punto vendita esterno alla sua struttura. Il secondo motivo è che dal 5 luglio 2017 gli attuali venditori ambulanti diventeranno tecnicamente “abusivi”, fino a quando non riusciranno ad avere una nuova concessione, che in ogni caso potrà durare al massimo 12 anni.
I rischi per l’intero settore del commercio ambulante sono noti al Parlamento europeo che già da tempo ha approvato una risoluzione con la quale si chiede l’esclusione della direttiva Bolkestein a questo settore. Parole che non hanno avuto alcun effetto concreto, perché in Europa, come è noto, le decisioni che contano le prende la Commissione. Ed a Bruxelles, ignorando la risoluzione del Parlamento europeo, la Commissione ha affidato ai singoli Stati la decisione se applicare o meno la direttiva al commercio ambulante sul rispettivo territorio nazionale. L’Italia, per il momento, ha dato il via a questa contestata liberalizzazione del commercio ambulante, ed è stata, con la Spagna, l’unico paese europeo ad averlo fatto. Ma adesso, e questa è una clamorosa novità, monta la rivolta nell’universo dell’ambulantato made in Italy con ben 12 associazioni di categoria che hanno iniziato a fare marce, manifestazioni sul territorio (una è prevista a Napoli per il prossimo 5 settembre), proteste dal basso, fino all’appuntamento nazionale fissato a Roma per il 28 settembre. La protesta ha come epicentro la Campania e il Lazio, regioni dove, come in Puglia, si contano circa 70 imprese di commercio itinerante (spesso si tratta di bancarelle molto ben attrezzate) ogni 10mila abitanti: e la guida è nelle mani di Marrigo Rosato, ex dirigente di Confcommercio, ma innanzitutto ingraiano doc e presidente dell’Associazione Imprese Oggi. Rosato, nei giorni scorsi, ha anche scritto una lettera aperta al presidente del Consiglio Matteo Renzi, dove tra l’altro afferma testualmente: “Si metta per un attimo nei panni di una mamma che vede il proprio figlio che si alza ogni mattina alle 5 per raggiungere il mercato e sa che dal prossimo anno inizia il conto alla rovescia per la sua attività…”.

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Non sarà facile per il premier ignorare la lettera di Rosato e non dare una risposta al network di associazioni che rappresentano le piccole imprese del commercio ambulante: e questo sia per la protesta ormai esplosa sia per il fatto che ben quattro regioni (Piemonte, Lombardia, Puglia e Toscana) hanno già approvato provvedimenti regionali con i quali chiedono al governo nazionale di escludere il commercio ambulante dal campo di applicazione della Bolkstein e minacciano, in caso contrario, di aprire un conflitto di competenze Stato-Regioni.
In ogni caso, e comunque vada a finire questa vicenda, c’è da tenere presente la vitalità e la forza del commercio ambulante, in un momento nel quale l’Italia appare avvitata nella spirale della stagnazione e dei consumi che non danno segni di effervescenza. Stiamo parlando, infatti, di uno dei pochi settori economici che continua a crescere, creando occupazione e indotto, e viaggia a gonfie vele in controtendenza rispetto alla Grande Crisi che sta mettendo in ginocchio migliaia di negozi (6mila solo lo scorso anno). La spiegazione di questo boom del commercio ambulante è semplice, e riguarda sia la necessità che hanno sempre più famiglie di risparmiare con la spesa di qualsiasi genere (un consumatore italiano su due ormai sceglie un prodotto usato, nell’abbigliamento come nell’elettronica), di ridurre sprechi e acquisti compulsivi, sia quei nuovi stili di vita che hanno portato, per esempio, a un gradimento altissimo fenomeni nazionali come i mercatini di generi alimentari, frutta e verdura, a chilometro zero. A Napoli, per esempio, nella prima fila delle piccole imprese di ambulanti che protestano contro l’applicazione della direttiva Bolkestein, compaiono i 500 operatori del Mercato Caramanico (uno dei più grandi d’Italia), tutti titolari di un posteggio per svolgere la loro attività.

LIBERALIZZAZIONE COMMERCIO ITINERANTE –

Né bisogna sottovalutare altri aspetti positivi del commercio ambulante, che ovviamente non deve e non può tradursi nel Far west del commercio e nella concorrenza sleale con i negozi fissi, ma deve rispettare regole fiscali e sicurezza dal punto di vista dell’igiene. In questo settore trovano lavoro tanti immigrati che così possono meglio integrarsi, mentre è grazie al boom degli ambulanti, dei mercatini di quartiere e di zona, che tanti luoghi della Bella Italia, pensiamo ai borghi e alle piazze, tornano a vivere nel senso pieno della parola. Ed erano ambulanti i fratelli Bocconi a Milano, che poi, grazie al successo della loro piccola attività sulla strada, crearono prima un grande magazzino, poi un potente gruppo commerciale. E infine fondarono una delle migliori università italiane, dove oggi si insegnano le regole del mercato, della concorrenza e in generale dell’Economia.

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