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L’energia pulita

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Il valore simbolico è forte. Il 4 e 5 aprile, a più di tre settimane dallo tsunami in Giappone e dall’incidente nella centrale di Fukushima, l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili ha tenuto la sua prima assemblea generale. L’obiettivo dell’agenzia, creata nel 2009, è aiutare il mondo a non dipendere dalle energie fossili, in modo da contenere le emissioni di gas a effetto serra e lottare contro il cambiamento climatico.

Nuovi dubbi

È un obiettivo ambizioso. Oggi il trio petrolio- carbone-gas costituisce l’87 per cento dell’offerta mondiale di energia, le energie rinnovabili il 7 per cento e il nucleare il 6 per cento. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, entro il 2035 le energie fossili scenderanno al 78 per cento, mentre il solare, l’eolico, la biomassa e le altre energie rinnovabili dovrebbero arrivare al 14 per cento e il nucleare dovrebbe spingersi fino all’8 per cento. I nuovi dubbi sull’atomo limiteranno il dibattito allo scontro tra le energie fossili e quelle rinnovabili. Il futuro del pianeta passa per la vittoria del sole e del vento. Ma resta ancora moltissimo da fare. I governi, le imprese e i sette miliardi di persone che vivono sulla Terra dovranno assumersi le loro responsabilità. Il primo ostacolo all’uso delle energie rinnovabili è il prezzo dell’elettricità che producono. Per ridurlo serve il sostegno degli stati. Nel 2009 i governi hanno destinato 312 miliardi di dollari (219 miliardi di euro) alle energie fossili, rispetto ai 57 miliardi stanziati per le energie rinnovabili. Bisogna ricordare, però, che per il momento il primo settore produce molta più occupazione del secondo. Ma piuttosto che aumentare i fondi per la ricerca e lo sviluppo destinati alle soluzioni verdi, molte industrie lavorano a energie fossili “più pulite”, per esempio promettendo di catturare e stoccare l’anidride carbonica. Perché, invece, non impariamo a immagazzinare l’energia solare?

Risultati concreti

Per lanciarsi nell’avventura delle rinnovabili, le aziende e i privati hanno bisogno di un quadro legislativo stabile. I governi dovranno lavorare in questa direzione. Alla fine del 2009 in molti paesi europei la riduzione degli aiuti al fotovoltaico, causata dai tagli di bilancio, ha mostrato fino a che punto le energie verdi sono ancora trascurate. Lo sarebbero meno se i negoziati sul clima, ripresi di recente a Bangkok, arrivassero a dei risultati concreti, in grado di issare delle regole sulla riduzione dei gas a effetto serra. A livello locale le iniziative non mancano. Le Monde ne ha individuate alcune che racconta in questa serie di quattro articoli. In tutta Europa ci sono popolazioni che si riscaldano e s’illuminano senza usare né carbone né gas o che riescono a fare straordinari risparmi di energia. Ecco chi ha saputo “rinnovarsi”.

 

Fonte: Internazionale