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Le fragole di Sofia: belle, buone, innovative e con un cuore d’oro

Sofia Michieli, 24 anni, produce fragole. E a giugno ha assunto 6 aiutanti dai 20 ai 40 anni rimasti senza lavoro a causa del Coronavirus. Erano baristi e ristoratori, adesso la aiutano a raccogliere le fragole destinate al mercato a KM0

Rosse, succose, invitanti, dolci. Le fragole sono un frutto evocativo, che ha ispirato artisti, registi, sceneggiatori e scrittori. Addirittura, in un celebre film di Ingmar Bergman del 1957, oltre a stare nel titolo, le fragole diventano lo spunto per un viaggio a ritroso in una vita di solitudine. Per la precisione le fragole selvatiche, che crescono spontanee nel luogo preferito dell’infanzia del protagonista, un borioso, arrogante e egoista professore universitario interpretato da un commovente Victor Sjöström.

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LE FRAGOLE DI SOFIA

Per Sofia Michieli le fragole sono passione e vita. A 24 anni il 90 per cento della sua giornata è nelle serre di fragole dell’azienda di famiglia. Dalla mattina molto presto alla sera, nelle celle degli imballaggi. Con un pallino: quello delle fragole bellissime e buonissime, seguendo un principio di equilibrio e stando sempre attenta alla sostenibilità e all’impatto delle sue coltivazioni. 

Passione che inizia sin da bambina, in una fattoria di Crespino, nel Polesine: maialini, caprette e distese di terra coltivata a cereali, appartenenti alla sua famiglia. All’Università, una scelta quasi obbligata: Tecnologie agrarie a Padova, dove l’ha portata il cuore. E quando i genitori hanno deciso di diversificare la produzione dell’azienda agricola di famiglia, Sofia ha raccolto la sfida e si è messa, seguendo il cuore, a coltivare fragole. Una scelta di sentimento, sì, ma anche razionale, presa dopo un’attenta analisi di costi e benefici.
Nonostante il tempo impazzito e la difficoltà dell’agricoltura di oggi che rende imprevedibile il prezzo delle coltivazioni, per ridurre al minimo le incertezze e gli sprechi Sofia ha deciso di coltivare le sue fragole in una innovativa serra con un sistema di canaline “up&down” già molto usato in Olanda. Questa speciale serra, seconda in Italia, permette di coltivare le fragole fuori suolo, ridurre il consumo di acqua e soprattutto, rendere le operazioni di raccolta e di cura più semplici, stando in piedi e non chini sulle piante. L’attenzione agli sprechi di suolo e acqua ma anche di cibo ha caratterizzato tutto il percorso lavorativo di Sofia, e nel 2019 gli è valsa il il Premio Smau per l’innovazione. Se l’emergenza Coronavirus non l’avesse fermata, dopo la seconda stagione di raccolta si sarebbe dedicata ad investire in metodi di lotta integrata per la protezione delle piante, abbinando all’uso di mezzi chimici insetti “buoni” per sconfiggere afidi e parassiti. 

le fragole di sofia

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IMPRENDITRICE AGRICOLA ASSUME BARISTI RIMASTI SENZA LAVORO

Solitamente Giugno è mese di raccolta, uno dei mesi più frenetici dell’anno, con tante persone impiegate nei 6000 metri quadrati di serra con le canaline che salgono su e giù come un ascensore: quella inferiore permette di svolgere, in piedi, le operazioni di raccolta quella superiore oscilla verso l’alto in attesa di alternarsi. 

L’impatto della pandemia sulle coltivazioni e sulle perdite in denaro è ancora tutto da valutare, ma Sofia non si è persa d’animo, diventando una dei volti della campagna dell’Osservatorio per l’Innovazione PRIMA dell’Università di Siena. Intorno all’hashtag #AgrifoodPerRipartire, infatti, si raggruppano i tanti volti e le tante storie di chi, nel settore dell’agricoltura, sta ripartendo e reagendo alla pandemia. 

Sofia ha fatto molto di più: nel suo piccolo ha dato una mano concreta alla ripartenza del paese, assumendo sei ragazzi della provincia di Rovigo, rimasti senza lavoro per l’emergenza Coronavirus, per avere una mano nel periodo di raccolta. 

Tutti provenienti dal settore della ristorazione, baristi o camerieri, dai 20 ai 40 anni, alcuni con bambini piccoli. 

Per nulla esperti nel mestiere, impegnati in una specie di apprendistato nella raccolta delle “fragole di Sofia”, destinate al mercato a km0 del Veneto. La voglia di un ritorno alla terra, tendenza già in nota negli scorsi anni, pare essere una realtà sempre più in crescita, anche per via della perdita di altri posti di lavoro. Tant’è che Coldiretti e Confagricoltura incentivano gli imprenditori agricoli ad assumere. Sofia fa spallucce, crede di non aver fatto niente di che, e in un’intervista al Corriere della Sera, confessa: «Non credo di aver fatto niente di che. C’è stato il passaparola tra quelli che lavoravano già con me e i loro amici. Avevo bisogno di stagionali». 

(Immagine in evidenza e a corredo del testo tratte dal profilo Facebook di Sofia Michieli)

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