Questo sito contribuisce all'audience di

La zona grigia dello sperpero

di Posted on
Condivisioni

Quasi due miliardi di euro. Sono i soldi sprecati nella pubblica
amministrazione, soltanto nel 2008, per i quali e’ in corso un giudizio
per danno erariale. una cifra enorme, se ci pensate bene, che
purtroppo segnala la punta di un iceberg, quella montagna di denaro
pubblico che finisce nella zona grigia dello sperpero, della
corruzione. E dell’impunita’. Mai come quest’anno, in tempi di dura
crisi, la relazione della Corte dei Conti dovrebbe indignarci come
cittadini di un paese dove a uno scarsissimo senso delle istituzioni, e
delle loro funzioni, si abbinano un uso disinvolto della spesa pubblica
e un livello di corruzione che ci vede agli ultimi posti nelle
classifiche internazionali che misurano la trasparenza. I giudici
contabili cercano di fare il loro mestiere, denunciando la carenza nei
controlli, specie nelle amministrazioni periferiche. Il meccanismo non
funziona, nonostante la quantita’ di organismi burocratici in campo, e
la verifica avviene sempre quando i buoi sono gia’ scappati e il danno
e’ stato fatto. Mai prima, mai attraverso un’efficace e trasparente
azione preventiva. La Corte chiede mezzi e poteri, e segnala uno per
uno i settori, dalla sanita’ ai contributi comunitari, piu’ esposti al
rischio dello spreco. Proprio quei settori, guarda caso, che dovrebbero
garantire i servizi primari e lo sviluppo, e invece trascinano alla
soglia della bancarotta diverse amministrazioni regionali, come la
Campania, non a caso citata dalla relazione del procuratore generale a
proposito dello scempio dei fondi del commissariato straordinario per i
rifiuti.

chiaro che sul banco degli imputati di questa autentica requisitoria,
che dovrebbe essere fotocopiata in tutte le amministrazioni locali che
strillano per mancanza di fondi trasferiti dallo Stato, c’e’
innanzitutto la classe politica. Con la sua caduta etica, con il suo
scarso senso di responsabilita’ e con quel senso di impunita’ che l’ha
resa molto impopolare. una classe politica che alimenta lo spreco, e
quindi la corruzione, innanzitutto attraverso la sua incapacita’ di
decidere, e che dovrebbe finirla con i convegni e con le comparsate
televisive per annunciare provvedimenti che poi non arrivano mai.
Prendete il caso delle province che ogni governo, al momento del suo
insediamento, annuncia di volere eliminare e poi puntualmente protegge
con omerta’. Che cosa e’, se non uno spreco puro e semplice, il
tesoretto, che queste amministrazioni stringono come la cassaforte di
famiglia, con partecipazioni nelle banche, nelle societa’ turistiche,
negli aeroporti, nelle autostrade? La provincia di Napoli ne conta 31,
Torino arriva a quota 35 e Bergamo a 37: sono fonti di clientelismo e
ricchezza che viene sottratta alla comunita’. Cosi’ come per la prima
volta la Corte dei Conti sottolinea, in un passaggio molto incisivo,
che l’elenco delle opere pubbliche incompiute (al Sud si potrebbe
ricavare un’enciclopedia) si traduce in un gravissimo spreco delle
risorse. Ma mettere il conto degli sprechi e della corruzione tutto
sulle spalle della politica e’ troppo comodo e demagogico. C’e’ qualcosa
che riguarda tutti noi, i nostri stili di vita, la leggerezza con la
quale attingiamo dalla cassa del denaro pubblico.

Leggendo la relazione
della Corte dei Conti
, mi ha colpito il passaggio sulla spesa
farmaceutica, un crocevia esemplare di sprechi e interessi da zona
grigia, una catena di complicita’, dall’assessore al medico fino al
farmacista, molto stretta. E mi sono ricordato delle nostre abitudini
di accaniti acquirenti di medicine con i soldi del servizio nazionale:
ne consumiamo una scatola al giorno per ogni cittadino, per un totale
di 1,5 miliardi di confezioni all’anno. Una follia, che ciascuno di noi
puo’ misurare ficcando il naso in qualche armadietto di casa dove
conserviamo pillole puntualmente scadute. La prova del fatto che, se
vogliamo davvero combattere lo spreco, il primo passo dobbiamo farlo
nelle nostre famiglie. E possibilmente senza che ce lo chieda qualche
magistrato.