La rivincita sul metano delle stufe a legna | Non Sprecare
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La rivincita sul metano delle stufe a legna

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Il vecchio riscaldamento costa meno e non inquina. Nel terzo millennio dopo Cristo, l’uomo torna a scoprire il fuoco, scrive Jenner Meletti su La Repubblica. «Lo fa perché risparmia – dice la signora Lorena Casini, che assieme al marito gestisce il centro stufe e camini Vandini (a Modena) – e anche per un ritorno alla tradizione. Chi da piccolo è vissuto nel profumo della legna, appena ha potuto ha comprato una stufa o ha rimesso a nuovo quella dei nonni. Per fortuna il mercato offre tante possibilità: oggi puoi usare la legna come un tempo, per cucinare e per scaldarti, e magari puoi mettere un motore per mandare aria calda anche nelle altre stanze. Se usi il pellet, con la scheda elettronica puoi programmare accensione e temperatura per giorni e giorni».

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La crisi cambia anche le fonti di calore nelle nostre case. «Il primo boom – racconta Annalisa Paniz, che guida il Gruppo apparecchi domestici dell’Associazione italiana energie agroforestali – c’è stato nel 2006, quando gasolio e metano hanno raggiunto prezzi molto alti e in tanti si sono chiesti come evitare bollette troppo salate.

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Nello stesso anno c’è stato anche il gran salto del pellet, arrivato in Italia alla fine degli anni 90 ma fino ad allora poco consumato». Oggi si vendono due milioni di tonnellate di questa segatura pressata ed essiccata, ma continua a salire il consumo della legna da ardere. Si calcola che si arrivi a 18-20 milioni di tonnellate (senza contare l’autoproduzione) e anche in una Italia dove i boschi coprono 10 milioni 400 ettari, si deve ricorrere all’importazione. Quest’anno sono stati infatti comprati all’estero 33 milioni di quintali di legna per stufe e camini, il 17 per cento in più del 2011, e così l’Italia – secondo uno studio della Coldiretti – è diventata il primo importatore mondiale.

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Soprattutto nelle case di montagna e di campagna ci sono circa 6 milioni di stufe e caminetti. Ogni anno si vendono 110 mila fra stufe, cucine economiche e «inserti» – impianti moderni inseriti ad esempio inun camino aperto – che funzionano a pellet. Si vendono anche 70 mila stufe e cucine a legna. Queste ultime hanno rischiato di scomparire, dopo gli anni 60 e 70. Nelle stesse campagne dove c’era chi faceva affari barattando tavoli di formica e seggiole di plastica con tavoli e cassapanche di noce, c’era chi proponeva bruciatori di kerosene in cambio di stufe di maiolica o caminetti del Seicento. «A salvare le stufe di una volta – dice Gianni Ragusa, amministratore delegato della Nordica di Montecchio Precalcino – è stata la voglia di riscaldare senza inquinare e anche il desiderio di consumare cibi buoni, che si possono preparare solo nel forno di una cucina economica».

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