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Internet rende stupidi? No, ma puo’ farci diventare schiavi

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E’ appena uscito anche  in Italia il libro di Nicholas Carr che già nel titolo, “Internet ci rende stupidi?”, lascia intendere una critica radicale all’uso della tecnologia legata all’universo del Web. Carr è un intellettuale che da tempo alimenta, dal versante apocalittico, il dibattito molto vivace negli Stati Uniti sugli effetti collaterali della rivoluzione tecnologica. Specie per i nativi digitali, i ragazzi delle nuove generazioni, forniti di attitudini alle attività multitasking, cioè a fare più cose contemporaneamente. Parlare con il cellulare, scrivere una mail, giocare con la playstation, etc.. La tesi di Carr è che, attraverso un uso così pervasivo della tecnologia, i nativi digitali perdono capacità di concentrazione, non sono più in grado di seguire l’analisi logica del pensiero e dell’azione, inseguono il virtuale a scapito del reale. E si trasformano. In America alcuni neuro scienziati hanno dimostrato che il cervello di questi ragazzi, per adattarsi alle loro funzioni multitasking, sta subendo delle profonde variazioni nella parte sinistra della corteccia celebrale. Tutte le analisi di Carr si poggiano su dati scientifici, ma è chiaro che la deriva della stupidità possiamo considerarla soltanto un’utile provocazione. Piuttosto l’eccessiva esposizione a Internet, ed a tutte le sue applicazioni, tra gli effetti collaterali comporta una forma di assuefazione per la vita virtuale che scollega i nativi digitali dal mondo reale. Questo é, secondo me, il rischio più grave: laddove la tecnologia, attraverso il Web, da regno delle opportunità e della crescita, si trasforma in una gigantesca prigione. E gli utenti più che stupidi, diventano schiavi.