Quando la nostalgia diventa tossica

Quando è vissuta sotto il segno struggente della memoria, è piacere. Diventa dolore, se si avvita attorno alla declinazione del rimpianto

IL VALORE DELLA NOSTALGIA

Dobbiamo avere paura della nostalgia? Dipende. Se partiamo dalla radice etimologica della parola (dal greco nòstos, ritorno a casa, e àlgos, dolore, sofferenza), dovremmo scansare questo stato d’animo per il disagio che può provocare. Ma se andiamo a scavare più in profondità, guidati dalla bussola della nostra esperienza personale, scopriamo un volto inedito della nostalgia, un misto di struggente piacere e di vitale energia. Il ricordo del passato è fluido, illumina il presente e apre squarci sul futuro, è una tela che ricostruiamo mettendo insieme i frammenti della nostra vita che hanno lasciato un segno. Di questa  nostalgia abbiamo bisogno come dell’ossigeno, porta nel limbo della memoria, del ricordo, di un passato che poi ci ritorna sempre sotto mentite spoglie. La nostalgia profuma di vita autentica, e ci concede l’autodifesa di una palpitazione del tempo al riparo dalla fretta, dal continuo correre e scorrere. Un antibiotico naturale contro vite caotiche rischiano di smarrire il senso.

Non a caso la nostalgia ha illuminato grandi pagine di letteratura. Dall’Odissea, il poema antico della nostalgia, ai classici della grande letteratura europea ottocentesca. Era un nostalgico Pier Paolo Pasolini, l’intellettuale italiano che più di tutti, nel corso del secondo Novecento, ha provato a metterci in allerta rispetto ai rischi della modernità, di un mondo tramontato troppo velocemente anche per effetto di una tecnologia che non fa sconti alle lancette dell’orologio. La nostalgia, come quella impregnata in molte pagine dei romanzi di Marcel Proust, è vita. Rafforzata dalla memoria, aperta all’avvenire, ma capace di non abbandonare le emozioni del passato, pronto ad apparire attraverso la porta del ricordo. E non è vero che i nostalgici sono, per definizione, persone anziane. Si può godere del piacere della nostalgia a qualsiasi età, evitando di lasciarsi trascinare nella trappola di chi prova a bollarla come il gusto per il retrò, per ciò che è passato e non torna. Questa nostalgia ha una forza creatrice,  come recupero della pienezza del tempo, dove il presente non è tutto, ma solo la transizione tra il passato ( e dunque la memoria da coltivare) e il futuro (lo slancio verso l’utopia).

Il quadro si rovescia quando la nostalgia diventa l’interpretazione del rimpianto, spesso abbinato al rimorso. A quel punto il presente sfuma, il futuro neanche si intravede, e tutto si avvita su un passato, distorto da una memoria che lo falsifica per assecondare le nostre pulsioni tristi. Attraversando lo stretto confine del rimpianto, per ciò che poteva essere e non è stato, la nostalgia perde qualsiasi forza propulsiva, ci inchioda all’ironica quanto veritiera frase del “Come stavamo meglio quando stavamo peggio”. Il nostalgico non riesce più a gustare il piacere del batticuore, delle curve dell’amore vede soltanto quelle che portano fuoristrada, si autocondanna a diverse forme di solitudine. Più che un piacere, questa nostalgia è un veleno, che inietta il virus della depressione.

Il nostalgico, nella sua dimensione pubblica, distorce la storia, rappresenta contesti che non sono mai esistiti, parla di fatti che sono avvenuti soltanto nella sua immaginazione viziata dal rimpianto. Vede, racconta e si convince, ciò che non è mai stato. Diventa incapace di interpretare il presente, e resta frustrato da un impossibile “ritorno a casa”, per tornare all’etimologia della parola. Per lui, la nostalgia è quello che descrivevano i greci nel loro uso del termine: dolore e sofferenza.

Frasi celebri sulla nostalgia

  • «Non so che darei per averti qui accanto…. Io ti chiamo, ti chiamo, ti chiamo» Gabriele D’Annunzio

La nostalgia è stata sempre una grande fonte di ispirazione pei i poeti a tutte le latitudini. Qui D’Annunzio coglie, con grande sintesi, la nostalgia dell’amore lontano. O forse finito. Comunque irraggiungibile.  Anche in questo caso, la nostalgia riesce a farci comunicare con la persona che vorremmo accanto, e possiamo soltanto chiamare.

 

  • «Nostalgia: il ricordo delle cose passate» William Shakespeare

Il primo livello della nostalgia resta il ricordo. Bello, brutto? Dipende: ciò che conta è il valore della memoria, senza la quale non può esserci lo slancio verso il futuro. Ma solo un avvitamento sul presente, su un eterno presente.

 

  • «Non si guarisce mai da ciò che ci manca, ci si adatta, ci si racconta altre verità. Si convive con se stessi, con la nostalgia della vita, come i vecchi» Margaret Mazzantini

Possiamo avere nostalgia anche della vita, della sua naturale evoluzione.  In fondo, quando andiamo indietro nel tempo, nei ricordi dell’infanzia, nelle emozioni dell’adolescenza, altro non facciamo che tuffarci nell’oceano della nostalgia. E quello che davvero ci manca, non un oggetto ma una persona, un sentimento, purtroppo ci consegnerà  uno struggente ricordo che può tradursi in un dolore dal quale è impossibile guarire.

 

  • «La musica non esprime la passione, l’amore, la nostalgia, di questo o quello individuo, di questa o quella situazione. Ma la passione, l’amore, la nostalgia stessa» Riccardo Wagner

La musica classica è una delle forme artistiche più ancorate alla nostalgia. Si nutre della nostalgia. Claudio Abbado diceva che il momento più emozione di un concerto, anche per un direttore d’orchestra, è quando vede qualcuno che piange. Il pianto della gioia, dell’emozione e della nostalgia.

 

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