L'importanza dello stupore per reggiungere il Bello - Non sprecare
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Lo stupore accende lo sguardo, ci fa sentire vivi. E ci conduce alla porta di accesso al Bello

Meravigliarsi per le sorprese della vita non può essere un privilegio dei bambini. Ma un desiderio da coltivare a qualsiasi età. E stupirsi significa anche guardare il dolore degli altri

Lo stupore non può essere considerato un privilegio infantile dei bambini. Non possiamo rassegnarci all’idea che, crescendo, il nostro approccio con la vita si raffredda. Diventa rigido, distante, cinico. Significa rassegnarsi a una forma di suicidio, come scriveva Albert Einstein: «Chi non sa più provare stupore è come morto, i suoi occhi sono spenti».

IMPORTANZA DELLO STUPORE

Al contrario, il percorso e lo scatto della meraviglia porta luce, anche creativa. Uno studio del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’università John Hopkins di Baltimora, ha dimostrato come a base della creatività, nei bambini ma anche negli adulti, ci sia proprio «la meraviglia emotiva». Un’emozione fondamentale che non bisogna mai smarrire, un sentirsi sempre pronto a trovare strade finora inesplorate, soluzioni mai prese in considerazione, idee originali. Leve di cambiamento.

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BENEFICI DELLO STUPORE

Lo stupore è uno sguardo che si allunga e quasi ci costringe a non essere risucchiati dalla vertigine dell’indifferenza. C’è una profondità alla quale non siamo abituati in condizioni normali, quando le nostre azioni sono regolate dalle lancette della fretta, dell’ora e subito, di un ossessivo presentismo. E quanto più gli occhi vanno oltre l’ombelico, tanto più la meraviglia è una pillola naturale contro il narcisismo: attraverso lo stupore cogliamo la sofferenza, la solitudine, la distanza che ci separa dagli altri. Lo stupore di un’immagine, di un qualcosa che non pensavamo di vedere o che avevamo semplicemente ignorato per distrazione. Ovviamente, questo sguardo ha bisogno di tempo, non può essere schiacciato nella bulimia presentista, nella dipendenza dalla iper-connessione. Serve la voglia del contatto con la vita reale, e con le sue contraddizioni.

STUPIRSI PER GODERE DEL BELLO

Lo stupore è una porta di accesso al Bello. Il cielo in una notte stellata, l’orizzonte infinito del mare in una giornata nitida, quelle nuvole che tanto somigliano alle irregolari debolezze dell’uomo. La natura ha una sua perfezione, una sua totale accuratezza nel meccanismi di funzionamento, che può stupirci in qualsiasi momento. Dobbiamo essere noi pronti a raccogliere questo attimo di gioia, di felicità, per dilatarlo e ripeterlo in diverse versioni. Il Bello è anche la meraviglia di un’opera d’arte che lascia un segno dentro di noi, di un concerto che ci porta alle lacrime, di un film che ci incolla alla poltrona, di un libro che non ci fa dormire la notte perché abbiamo voglia di arrivare all’ultima pagina. A pensarci bene, l’esplorazione nelle file del Bello attraverso la porta dello stupore è potenzialmente infinita. Basta solo esercitarla utilizzando anche la leva della curiosità, a conferma che la meraviglia non ha un limite nell’età, non è un patrimonio riservato ai bambini. Tutti possiamo goderne, in qualsiasi stagione della nostra vita. Piuttosto, se riusciamo a educare allo stupore figli e nipoti, avremo dato un contributo alla loro creatività (la stessa che sgorga dall’amore), alla loro capacità di compassione. E in definitiva alla loro saggezza.

EDUCARE ALLO STUPORE

Tra le cose delle quali rischiamo di non stupirci più c’è il dolore degli uomini. Lo sentiamo distante, lontano, impossibile da condividere. Troppo preoccupati, come siamo, del nostro destino  individuale, in tempi di stravolgimenti improvvisi e anche di grandi cataclismi. È una sorta di assuefazione quella di considerare la sofferenza degli altri come una regola, un tassello nel puzzle della vita, sul quale non ci sono domande da porsi. Tanto la risposta è sempre la stessa: succede. Invece infilare dritto lo sguardo verso chi soffre, chi è davvero in difficoltà, chi tende quella mano che non vogliamo stringere, significare utilizzare lo stupore per reagire. La meraviglia per non sentirsi comodamente rassegnati. E per avvicinarsi, lungo la sottilissima linea di confine tra la poesia e la spiritualità, a ciò che viene prima e dopo la materialità delle cose. In fondo, come scriveva Friedrich Nietzsche, «i poeti sono sempre profeti e viceversa».

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