Il suolo dell’Italia è sempre più fragile: 4 miliardi l’anno per piogge e frane | Non Sprecare
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Il suolo dell’Italia è sempre più fragile: 4 miliardi l’anno per piogge e frane

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Lo stato del nostro territorio ha subito un netto peggioramento nel corso degli ultimi anni: arrivano le prime piogge e l’Italia frana, i fiumi scaricano fango e detriti oltre gli argini, distruggono i ponti, investono le case e i capannoni. Ogni anno la stessa storia, sempre uguale.

Come leggiamo su Repubblica.it, si calcola che sono circa 4 i miliardi spesi ogni anno per riparare i danni. Più di 80 invece le vittime causate dalle calamità naturali nel corso degli ultimi quattro anni.

Dai dati rilevati dal Primo Rapporto sullo “Stato del paesaggio alimentare italiano” elaborato dall’Eurispes per il Corpo Forestale dello Stato emerge che il numero dei comuni in aree ad elevato rischio idrogeologico è pari a 6.631. La popolazione potenzialmente esposta ad un elevato rischio idrogeologico conta invece circa 5,8 milioni di persone.

Le cause di questo peggioramento non vanno ricercate solo nei cambiamenti climatici ma soprattutto nell’incuria e nello stravolgimento del territorio come ad esempio l’eccesivo uso di suolo con  conseguente disboscamento, la cementificazione e l’abusivismo edilizio.

Secondo l’Istat, “il consumo di suolo in Italia è pari al 7,3 per cento della superficie totale. Il vero problema rimane però l’edificazione irregolare ed abusiva: dal 2003, anno dell’ultimo condono edilizio, ad oggi, sono state costruite oltre 258mila case illegali, la maggior parte lungo gli argini dei corsi d’acqua o in aree a forte rischio frane. All’edificazione selvaggia si aggiunge poi la distruzione provocata dagli incendi boschivi che contribuiscono ad indebolire la capacità statica dei terreni.

È per tutti questi motivi che la Commissione Europea ci accusa di “non aver adeguato le nostre norme alla direttiva europea 60 del 2000 e a quella del 2007 che impongono i piani di prevenzione idrogeologica”. In arrivo, quindi, una multa salata e il blocco dei fondi europei, in caso di disastro naturale.

Lo scorso 5 dicembre, il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, ha presentato al Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (Cipe) un piano straordinario d’intervento per la prevenzione e la cura del territorio che dovrebbe stanziare ogni anno un miliardo e seicento milioni. Secondo Clini, per il recupero delle aree a rischio, serviranno “40 miliardi di euro e almeno 15 anni di tempo”. “L’assicurazione obbligatoria” sarà invece solo per “le case costruite nelle zone ad alto rischio, una scelta necessaria per consentire a chiunque viva o lavori in quelle aree di avere il risarcimento in caso di danni e per non gravare sulle tasche di tutti gli italiani”.

Tutto questo affinchè non si torni più a parlare di eventi eccezionali e imprevedibili con tanto di dichiarazione di stato di calamità naturale e cordoglio da parte delle istituzioni alle famiglie delle vittime. Una situazione che oggi è diventata assolutamente insostenibile.

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