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Il palazzo fatto tutto di monnezza

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A vederlo da fuori, viene da pensare: quanti palazzi cosi’ si potrebbero fare con i rifiuti di Napoli? Questo e’ di seicento metri quadrati per due piani, e sul tetto ha un bel giardino pensile. E’ il primo edificio fatto con i rifiuti. Proprio immondizia: ripulita, riciclata, ma pur sempre materiali che qualcuno aveva buttato nel bidone, ripresi e trasformati.

Come le 33 mila bottiglie di plastica per isolare le pareti: un materiale che non s’incendia, non fa muffa ed e’ perenne, nel caso si accendesse si consuma quasi al nulla. Il palazzo fatto di monnezza si trova a Conegliano, estremo Nord-Est di Treviso, ed e’ la sede – guarda caso – di un consorzio di rifiuti: la Savno, che si occupa della differenziata per 35 comuni e che, attraverso quella raccolta, si e’ procurata il materiale per le pareti, i pavimenti, l’alluminio degli infissi e il resto.

Avevamo bisogno di una nuova sede, e perche’ non costruirla con quello che trattiamo ogni giorno: i rifiuti. Ci siamo messi a un tavolo e abbiamo pensato a come fare, alla fine abbiamo anche vinto un premio internazionale. Riccardo Szumski, di origine polacca ma nato in Argentina, e’ il presidente di Savno: e’ stato sindaco di Santa Lucia del Piave, e adesso e’ vice sindaco. Noi dei piccoli comuni riusciamo a fare cose che forse nelle grandi citta’ spesso non riescono – racconta -, siamo una squadra.

Szumski la fa sembrare una cosa semplice ma non esiste un’impresa che possa mettere insieme tutti, e ci sono voluti venti specialisti, che in un anno hanno progettato e finito il lavoro. All’interno, gli uffici sono tutti esposti in modo che le finestre diano sulla collina, la zona e’ quella industriale, ma varcata la soglia della Savno la sensazione e’ di un beato silenzio. Si chiama perfetto isolamento acustico, complici i quotidiani riciclati nel pavimento con il sughero, unito a una temperatura ideale prodotta dalla sonda geotermica a 150 metri di profondita’: fresco d’estate e caldo d’inverno, senza termosifoni ne’ condizionatori.

A meno che non si dimentichi una finestra aperta, sorride Elisa Golfetto mentre ti fa accomodare su poltrone in cartone compresso. Anche la carta da parati, ovviamente riciclata, e’ in tema: le decorazioni rappresentano il ciclo dello smaltimento dei rifiuti. Certo lavorare qui e’ diverso – spiega Elisa -. Intanto per il progetto che rappresenta, e’ stimolante, e poi siamo tutti giovani, l’eta’ media e’ sotto i quarant’anni. Il 90% dei deipenednti di Savno sono donne, solo 6 gli uomini, compresi il presidente e il direttore Stefano Riedi.

E’ lui il tecnico del pool, ci tiene a sottolineare i problemi della raccolta differenziata, troppo poca in Italia, e Savno e’ un esempio in un deserto. Il Conai (Consorzio nazionale imballaggi, che recupera e ricicla) ha un buco di bilancio di 20 milioni – c’e’ sul sito Internet – perche’ l’accordo con i Comuni per lo smaltimento non e’ piu’ sufficiente, le tariffe per la plastica raddoppieranno da luglio, anche questo sta sul sito. In questa parte d’Italia pero’ sembra sappiano trovare sempre le soluzioni. Stiamo sperimentando un lettore ottico, lo stesso usato in un’azienda di caffe’, la Pellini, per selezionare i chicchi migliori. In pratica sopra un nastro passano i rifiuti, il laser li riconosce e un computer li soffia via differenziandoli. Semplice, no?