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Il cemento della Lombardia

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Il cemento aggredisce le montagne lombarde. L’agricoltura rischia grosso. Nei fondovalle il territorio insediabile è stato coperto già per il 42 per cento. Allarme rosso in alcuni territori: in Valtellina e val Chiavenna in soli dieci anni si è costruito l’equivalente di tre città grandi come Sondrio (20,4 chilometri quadrati). Nella provincia di Varese la valli sono state coperte dal cemento per il 65% del terreno disponibile. E in alcuni Comuni i piani regolatori prevedono già incrementi di costruzioni sproporzionati.
 

LEGAMBIENTE – Sono alcuni dei dati emersi durante la campagna Carovana delle Alpi 2011 di Legambiente, partita nei giorni scorsi con le Bandiere nere delle montagne italiane, e con la pubblicazione di uno studio sul Consumo di suolo nella montagna lombarda, in particolare nei fondovalle. Nelle zone montane solo il 9% del territorio ha caratteristiche che si prestano a utilizzi insediativi. Proprio per questo è terreno molto prezioso, il più fertile e adatto all’agricoltura. «Nelle grandi vallate alpine i paesi si stanno saldando tra loro», commenta Tiziano Cattaneo, geografo e curatore del dossier di Legambiente sui terreni. «Siamo di fronte alla prospettiva concreta di una vera e propria estinzione dell’agricoltura alpina».

MOTIVI – I motivi sono diversi. A Varese, ad esempio, i principali imputati sono due: l’agricoltura povera e i pendii dolci. Il primati negativo del Varesotto è confermato dalla Comunità montana valli del Verbano, adagiata sui monti a ridosso del lago Maggiore, con sede nella Luino dello scrittore Piero Chiara, si è arrivati a occupare il 66 per cento del territorio utilizzabile. La comunità montana della Valtellina di Tirano è invece la più vergine, con solo il 28,3% di suolo utilizzato. Ma le percentuali sono impattanti anche altrove: nel Lario Orientale-Valle San Martino (Bergamo-Lecco) è urbanizzato il 61 per cento del territorio costruibile, il 58% nella comunità montana del Triangolo lariano (Como). I fondovalle spesso diventano estensione delle città, come la valle Imagna nel bergamasco (47,5%), la Valsassina a Lecco (41%), i laghi bergamaschi (40,5% di suolo occupato). E poi c’è il retaggio dei distretti industriali storici come la Valtrompia a Brescia (48% di urbanizzazione), e la val Seriana a Bergamo (45%).

SONDRIO – Capitolo a parte per la provincia di Sondrio. Il cemento ha coperto solo il 32 per cento dei suoli disponibili, ma ora sta aumentando velocemente, con un incremento del 18,6 per cento dal 1999. Il danno? «È ambientale, ma anche agricolo e di identità», afferma Damiano Di Simine, presidente regionale dell’associazione. «Nella zona di Morbegno, ad esempio, ci sono i pascoli: se le bestie non troveranno più erba dovranno nutrirsi di mangime peggiore e sarà un danno per tutti».