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I rischi di Internet per gli adolescenti: che cosa possiamo fare?

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Partiamo dagli ultimi dati: il 76 per cento dei bambini tra i 6 e i 10 anni usa Internet, e innanzitutto Facebook. La Rete fa sentire i ragazzi più liberi, più disinvolti e meno imbarazzati, evitando il confronto diretto, faccia a faccia, con i coetanei. Se aumentano così le opportunità di “nuove conoscenze” tra coetanei, si moltiplicano anche i rischi di una confusione tra la vita virtuale e quella reale. Qualche settimana fa un ragazzo di 16 anni ha raccontato sul mio sito, www.www.nonsprecare.it, la sua storia. Ha conosciuto una ragazzina sul web e, dopo un lungo corteggiamento, a colpi di messaggi, hanno deciso finalmente di conoscersi guardandosi negli occhi. Ma l’incantesimo si è subito evaporato, i due adolescenti non avevano nulla da dirsi, e visti da vicino non si piacevano. Fine della storia.

In America è partita una crociata all’insegna del motto “Facebook fa male ai bambini”, ed a guidarla è la first lady degli Stati Uniti, la Michelle Obama che ha sempre mostrato una particolare sensibilità sui temi della qualità della vita. Lei ha fatto una scelta drastica, vietando alle due figlie, Sasha ( 9 anni) e Malia (12 anni) l’uso di Internet, e ha motivato questa scelta con l’idea che “certi strumenti non possono essere a disposizione liberamente dei bambini”. L’apparente paradosso sta nel fatto che il marito di Michelle, il presidente Obama, è stato eletto anche e soprattutto grazie a Internet e oggi il suo profilo su Facebook è uno dei più cliccati in America, con oltre 18 milioni di fan. Il padre non può fare a meno di quello che la moglie considera nocivo per le figlie. Il conflitto familiare alla Casa Bianca condensa, ai massimi livelli, l’enorme contraddizione che viviamo con l’uso delle meraviglie di Internet, e cioè il confine, sempre labile, tra le straordinarie e irrinunciabili opportunità che la tecnologia offre a tutti noi e i rischi contenuti in questo universo. Ne possiamo uscire provando qualche divieto, come in casa Obama o come nella famiglia di Bill Gates dove l’uso del computer è contingentato (non più di 45 minuti al giorno), ma secondo me le prescrizioni non funzionano, e alla lunga possono perfino rivelarsi controproducenti. E allora bisogna pensare a qualche alternativa da mettere in campo, senza usare la leva dell’autorità. La più significativa, e la più utile, è quella della riscoperta della conversazione: quante volte riusciamo a dialogare, come si faceva un tempo nelle nostre case, con i figli? Quanto tempo dedichiamo ai loro racconti? La conversazione è un ottimo antidoto contro la schiavitù di Internet, le troppe ore degli adolescenti che nuotano nell’oceano di Internet. Ed è un’alternativa che alimenta conoscenza, curiosità, affetti. Quanto ai bambini, non resta che riscoprire le virtù delle favole che attizzano la fantasia, la memoria e allargano le conoscenze lessicali. Sono gesti semplici, molto più efficaci di un secco divieto. E basta poco per realizzarli