Hai un animale nel marchio aziendale? Save your logo. | Non Sprecare
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Hai un animale nel marchio aziendale? Save your logo.

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MILANO – Non e’ la prima volta che Lacoste si impegna per la tutela del proprio marchio. Solo che l’obiettivo, ora, non e’ difendere il coccodrillino di stoffa piu’ modaiolo e imitato del mondo dai falsari di griffe cinesi, ma proteggere l’animale, quello vero, dalla minaccia dell’estinzione. Una trovata un po’ furbetta oppure un generoso modo per sdebitarsi del fortunatissimo sfruttamento dei diritti di immagine? Forse entrambe le cose, e comunque per i coccodrilli e’ senz’altro preferibile finire in un manifesto pubblicitario che dentro una vetrina in formato borsetta o cintura.

LA CAMPAGNA
– Lacoste e’ il primo marchio internazionale ad aderire alla campagna Save your Logo lanciata nell’ottobre scorso dalla Global Enviroment Facility. La proposta suona piu’ o meno cosi’: care multinazionali, e’ arrivato il vostro turno di aiutare l’animale che avete scelto come icona dei vostri prodotti. Basta far mente locale un istante per capire che l’accordo tra il gruppo francese e alligatori, caimani o gaviali puo’ essere soltanto l’inizio di una lunga serie: attesi al varco ci sono altri colossi dai loghi animalisti come Jaguar, Puma o Peugeot (il leone). Chi accetta di aderire all’operazione, appoggiata dalla World Bank e dall’International Union for Conservation of Nature, si impegna a versare in tre anni il contributo di un milione e mezzo di euro. Ne vale la pena, assicurano i promotori, perche’ la perdita della biodiversita’ sta raggiungendo livelli davvero allarmanti, e nella lista rossa degli animali a rischio ci sono almeno un volatile su otto, un mammifero su quattro e un anfibio ogni tre: Si stima che, in assenza di sostanziosi investimenti per la tutela dell’ambiente, tra il 15 e il 37 per cento delle specie oggi esistenti entro il 2050 potrebbero scomparire.

LACRIME DI COCCODRILLO
– Le lacrime dei coccodrilli sono insomma da prendere molto sul serio. Perche’ anche se da tempo sono animali protetti, la loro pelle resta uno status symbol intramontabile. Da un esemplare di 20-30 anni se ne ricavano non piu’ di 120 centimetri, e una borsetta di cocco puo’ costare tra i 15 e i 30 mila euro (ne servono fino a 100 mila per il modello Kelly di Herme’s, chiusura di diamanti compresa). Vero, gli esemplari donatori vengono soprattutto dagli allevamenti, ma in ogni caso non e’ il modo migliore per preservare la specie. Molto piu’ apprezzabile, dunque, quello finanziato dall’azienda francese. Il cui matrimonio commerciale con il coccodrillo era scritto nel destino del fondatore, il campione del tennis anni Trenta Rene’ Lacoste (membro della mitica squadra dei Quattro Moschettieri e vincitore, in solitaria, di ben sette titoli Grand Slam). Un giorno, in trasferta a Boston per la Coppa Davis, Rene’ passo’ di fronte a un negozio in cui faceva bella mostra un’elegantissima borsa in pelle di coccodrillo, perfetta per le sue racchette. I compagni gli proposero un patto: Se vinci i tuoi due incontri, te la regaliamo noi. Quel giorno Lacoste si guadagno’ la borsa, un soprannome e l’idea del simbolo con cui avrebbe continuato i suoi successi anche al di fuori dei campi da gioco. Cosi’, nel 1933, Monsieur Crocodile fondo’ insieme a Andre’ Gillier la casa d’abbigliamento che, incrociando magliette e camicie, invento’ la polo. Settantasei anni dopo il coccodrillino di stoffa e’ ancora li’, sempre appiccicato all’altezza del cuore, adesso anche come testimonial dei suoi simili in carne ossa.