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Gas radioattivi, nuovi metodi per la bonifica

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Uno dei grandi problemi per la dismissione e la bonifica delle centrali nucleari, la gestione delle scorie radioattive e il combustibile atomico spento è la rimozione dei gas radioattivi prodotti dal decadimento nucleare. Ricercatori dei laboratori Sandia (il principale centro di ricerca del dipartimento dell’Enegia statunitense) hanno ideato una nuova tecnologia basata sulle strutture metallo-organiche (Mof) che può favorire la bonifica. I Mof sono strutture cristalline porose in cui il centro metallico può essere legato a molecole organiche.

IODIO RADIOATTIVO – Una delle principali applicazioni è negli impianti di riprocessamento del materiale fissile, sia per poterlo riusare sia per ridurre il volume delle scorie da interrare. Uno degli scogli maggiori è riuscire a separare il materiale che non può essere riutilizzato come combustibile nucleare. I chimici della Sandia si sono concentrari su un isotopo dello iodio (I-129), che ha un’emivita di 15,7 milioni di anni.

ARGENTO – Varie le soluzione sperimentate, tra queste le zeoliti addizionate all’argento, metallo che ha la proprietà di reagire con lo iodio: ma l’argento è costoso e inoltre pone seri problemi ambientali. Alla fine gli studiosi sono giunti alla migliore soluzione: una struttura metallo-organica chiamata Zif-8 (Zeolitic imidazolate frameworks). Si tratta di una polvere che può essere raggrumata in palline che intrappola lo iodio radioattivo. Le palline possono così essere incorporate nelle scorie vetrificate per uno stoccaggio di lungo periodo. Senza il pericolo di fuga di gas radioattivi, almeno per quanto riguarda lo Iodio-129, sostanza che ha la spiacevole tendenza ad accumularsi nei tessuti viventi.