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Estinzione evitata, il leone riconquista l’Asia

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Molti non sanno che il leone, il mitico re degli animali, non vive solo in Africa. In un grande parco nazionale nell’India nord occidentale sopravvive infatti un gruppo di leoni asiatici. Proprio quelli che compaiono nei bassorilievi babilonesi, infilzati dalle frecce e dai giavellotti che i re Assurbanipal e Nabucodonosor scagliavano dai loro carri da guerra e dai loro magnifici cavalli. E sono citati ben 157 volte nella Bibbia.

Che derivi, come qualche studioso riferisce, dal leone delle caverne (Panthera leo spelaea)— presente anche in Italia nel Pleistocene superiore, 20.000 anni fa — o che sia una sottospecie (Panthera leo persica) del leone africano, il leone asiatico era un tempo diffuso dall’Europa all’India. Narra Erodoto che nel 480 a. C. i leoni del Nord della Grecia assalirono i cammelli che portavano i bagagli dell’esercito di Serse, poi sconfitto da Leonida alle Termopili. In Grecia il leone visse fino al 100 d. C.; nel resto dell’Eurasia questa specie, simile a quella africana, resistette di più. L’ultimo leone della Palestina fu ucciso al tempo delle Crociate, nel Medioevo. In Turchia si estinse nel 1870, in Iraq nel 1918, e nel 1941 fu visto in Iran l’ultimo leone persiano, discendente di quelli riprodotti sui palazzi imperiali di Ninive (anche se nel 1944 il cadavere di una leonessa fu rinvenuto sulle rive del fiume Karun nel Khuzestan iraniano).

Con questa triste progressione, legata all’aumento della popolazione e all’uso di armi, trappole e veleni in difesa del bestiame, non ci si deve stupire se all’inizio del secolo scorso questa storica specie sopravvivesse in soli 13 esemplari nella foresta di Gir nel Gujarat meridionale, in cui nel 1910 il Nababbo di Junagadh dichiarò la sua completa e definitiva tutela. Grazie a queste misure, la piccola popolazione leonina crebbe, nel 1936, a 234 esemplari, stabilizzandosi in seguito per anni sui circa 300 individui, cifra che le pubblicazioni ufficiali riportano ancora. Il problema maggiore per il leone asiatico (a parte l’altissima crescita della popolazione indiana, salita dai 160 abitanti a chilometro quadrato del 1970 ai 350 di oggi) sta nella presenza nel Parco Nazionale Sasan Gir della tribù di mandriani Maldharis che, pur essendo vegetariani e non dediti al bracconaggio, con una densità di 50 vacche per famiglia riducono il pascolo per le specie erbivore preda del leone (nilgai, cervi pomellati, sambar), esercitando una pressione pesante sull’habitat dei grandi carnivori.

Oggi, finalmente, le cose stanno cambiando. In meglio, come non si verifica per l’altra specie indiana, la tigre, in continuo calo numerico. Dai 300 individui di pochi anni fa si è giunti, con un incremento di 52 esemplari dall’ultimo censimento del 2005, a 411 capi, in costante confortante crescita. Le ragioni di questo successo sono dovute in primo luogo al fatto che alcuni villaggi sono stati ricollocati fuori dall’area protetta consentendo di ampliare l’habitat del leone, riducendone il disturbo.

Ma il motivo principale del recupero sta nel fatto che questa specie unica al mondo attira un turismo in continua crescita, con un indotto economico e occupazionale di grande interesse. Dai tanti alberghi, lodges, campi tendati partono ogni giorno processioni di fuoristrada lungo i sentieri del Parco (una superficie totale di 1.411 chilometri quadrati, quasi tre volte il Parco d’Abruzzo) tra foreste aride di tek e di acacie, laghi, corsi d’acqua, radure e savane con pavoni e sciacalli, leopardi e antilopi, cervi e coccodrilli in paesaggi di sogno.

Un problema che le autorità statali dell’India vorrebbero affrontare oggi è quello dell’inbreeding, cioè dell’incrocio tra consanguinei, dato che essi sono tutti discendenti dai 13 capostipiti del 1910 e che questo li espone a malattie e all’infertilità. E gli esemplari presenti negli zoo mondiali da utilizzare per un potenziale rinsanguamento sono quasi sempre ibridati con la specie africana. Legato a questo è il problema della possibile sovrappopolazione della specie nel Parco di Gir. Da tempo il governo indiano propone di trasferirne alcuni individui nella Riserva Naturale di Palpur-Kuno nel Madhya Pradesh, dove gli ultimi leoni furono uccisi dai colonizzatori inglesi e dai sovrani locali nel 1873. Ma lo Stato del Gujarat si oppone a questa ipotesi, interessato a mantenere entro i suoi confini (con notevoli ricadute turistiche) l’unico nucleo esistente di una specie tanto famosa e tanto minacciata. La controversia è ora davanti alla Suprema Corte dell’India, anche se i dirigenti della riserva di Kuno stanno pensando di reintrodurvi esemplari nati in cattività da ricondizionare alla vita in natura.