Come evitare che le liti tra i genitori danneggiano i figli

Non coinvolgerli mai, neanche in modo indiretto. Non farli schierare e semmai rassicurarli. E avere un metodo, anche quando si litiga.

EFFETTI LITIGI TRA GENITORI SU BAMBINI
Litigare tra genitori è una cosa umana e frequente: nulla di grave. Il problema sorge quando si litiga in presenza dei figli piccoli, e addirittura si cerca di coinvolgerli in modo strumentale, sprecando così l’intera architettura alla base dell’equilibrio familiare.
Sembrerà un paradosso, ma per evitare questo rischio è necessario avere un metodo, anche quando si litiga, e tenere i figli distanti dal conflitto. Ma partiamo proprio dai danni che i genitori procurano ai figli quando litigano alla loro presenza. Gli psicologi infantili sono drastici: chi cresce nel clima malsano delle risse tra coniugi, accumula nel tempo ansia, frustrazione, rabbia. E vede demolita la propria autostima, sviluppando così un carattere più chiuso e meno incline alle relazioni interpersonali. Lo spreco e il fallimento di un intero progetto educativo (se esiste).
Secondo i dati di Save the Children, oltre 400.000 bambini e ragazzi in Italia assistono, ogni anno, a episodi di violenza domestica dentro casa (che includono casi di violenza tra partner/fidanzati). E secondo l’Istat  circa il 50% dei figli di donne vittime di violenza assistono ad atti violenti, mentre circa il 10% ne subisce direttamente le conseguenze. Sono numeri impressionanti, che dovrebbero indurre a evitare, dall’inizio il coinvolgimento dei figli nelle liti tra genitori. Come?
  • Mai usarli come messaggeri (“digli a tuo padre che…”)
  • Mai metterli nella posizione di scegliere o prendere parti
  • Mai sfogarsi con loro come se fossero amici adulti

Per un figlio è devastante sentirsi responsabile dell’equilibrio familiare.

Il secondo punto è avere un metodo, anche nei litigi:

  • Evitate urla, insulti o silenzi punitivi davanti ai figli
  • Se la discussione si accende, rimandatela a un momento privato
  • Mostrare anche la riconciliazione è fondamentale: fa capire che i conflitti si possono risolvere e non sono destinati a diventare infiniti.

Il terzo versante d’azione riguarda il dialogo con i bambini che, anche da adolescenti, tendono a pensare: “È colpa mia”.

Meglio dire chiaramente:

  • “I problemi tra mamma e papà non dipendono da te
  • “Ti vogliamo bene e sei al sicuro, anche se siamo arrabbiati”

Ripeterlo più volte non è eccessivo: è nutrimento emotivo.

Infine, i bambini vengono torturati dai genitori che si separano e la buttano in rissa. Qui  la violenza, anche se nessuno ha il coraggio di ammetterlo, si giustifica come strumento dello scontro e del possibile negoziato. I figli, insomma, si trasformano nell’arma nucleare che entrambi i genitori utilizzano per strappare le migliori condizioni possibili dopo una separazione o dopo un divorzio. Non aiutano a ridurre il tono del contenzioso, non agevolano i necessari compromessi, ma sono ridotti a delle clave. Da parte di un padre e di una madre questi sono atteggiamenti cinici, irresponsabili, spesso suggeriti anche da avvocati spregiudicati. Ma sono anche atteggiamenti che i figli non dimenticano e quando diventano grandi, poi, presentano il conto ai genitori rissosi.

Esiste una sterminata letteratura che dimostra, con tutto il supporto scientifico necessario, quanto i litigi tra genitori molto spesso producano danni irreversibili, in termini di traumi, specie per i figli piccoli. La violenza a cui assistono impotenti li rende insicuri, incerti, timorosi. Alimenta le loro paura, e fa crollare la loro autostima. Il rischio depressione è dietro l’angolo. Se questi genitori fossero un tantino più responsabili e amassero davvero i loro figli, con i fatti e non con le parole vuote, farebbero una cosa sola: affiderebbero il contenzioso a persone esterne alla famiglia, almeno per trovare un accordo. E prenderebbero il solenne impegno di litigare quando e come vogliono, ma mai davanti ai figli. Specie durante la fase critica dello scontro.

Molte coppie vanno avanti anche litigando spesso. Lo fanno per abitudine, per caricarsi a vicenda, per riaffermare il loro legame: i motivi possono essere tanti e non siamo psicanalisti per metterli tutti in fila. Però non dovrebbe essere difficile, per tutti, introdurre una regola di convivenza familiare: quando i genitori litigano, per qualsiasi motivo, non lo fanno davanti ai figli. Non condividono con lo loro lo spettacolo sgradevole della rissa in famiglia. E se non ci riescono? Allora almeno devono avere la responsabilità di spiegare ai figli, con leggerezza e senza appesantire e puntualizzare i motivi dello scontro, quanto è accaduto. Sdrammatizzando, anche con una battuta spiritosa. Inoltre, sarebbe bene chiudere gli scontri nella stessa giornata nella quale si sono consumati e dare il segnale ai bambini che l’incidente è archiviato. Ne saranno felici.

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