Salute per tutti, l'importanza del diritto alla vita - Non sprecare
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Salute per tutti, la vita dura più di 125 anni. Ma chi è povero muore prima. Molto prima

Un bambino nato nel 1920 sperava di arrivare a 60 anni. Adesso siamo a 82 anni. E nel 2040 supereremo gli 85 anni. Ma in Africa la durata della vita resta sotto i 65 anni

Quanto possiamo vivere? Esiste un limite alla vita umana? Quando aumentano i rischi di morte? A queste domande gli scienziati non danno sempre risposte univoche, e le ricerche aggiornano il calendario potenziale della nostra esistenza.  Al punto che si è ribaltato un principio consolidato che sembrava destinato a restare inamovibile: ovvero il tetto, per tutti e per sempre, dei 125 anni.

DIRITTO ALLA VITA

Non è più così. Le ricerche più aggiornate, in gran parte provenienti dall’America, dimostrano che il limite della vita umana, ammesso che esista, non è stato ancora raggiunto. E non sappiamo quando potrà essere raggiunto.

Piuttosto tutti i dati a disposizione ci parlano di un aumento della longevità e delle aspettative di vita e  ci segnalano, a proposito di un mondo poco sostenibile, una grande ingiustizia che sottintende le risposte ai limiti della vita umana: di fronte a questo percorso, non siamo tutti uguali. Mai. Ed è sempre più evidente come in una parte del pianeta siano ancora troppe le vite sprecate, rispetto alle vite allungate dove le disponibilità economiche della popolazione sono maggiori.

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DIRITTO A VIVERE

Partiamo dalle aspettative di vita. Nel 1920, quando un bambino nasceva, poteva pensare, in caso di vita fortunata, di arrivare a 60 anni. Nel 1980 questa soglia si è alzata a 76 anni, mentre adesso siamo a oltre 82 anni. In Italia, precisamente, abbiamo raggiunto la quota di 82,9 anni.

Ma queste sono le medie. Numeri che vedono il Pianeta spaccato in due parti, con una tendenza, molto preoccupante, a un ulteriore divaricazione. Laddove nell’obiettivo numero 3 dell’Agenda Onu 2030 per lo Sviluppo sostenibile si parla di «Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età». Nulla più delle aspettative di vita può misurare questa uguaglianza. Inesistente.

ASPETTATIVA DI VITA NEL MONDO

Nel 2040, secondo gli scienziati, le aspettative di vita avranno un ulteriore balzo rispetto ai valori attuali. Ma non dappertutto. La durata media della vita resterà sotto i 65 anni, per esempio, in paesi come la Repubblica Centrafricana, Lesotho, Somalia e Zimbabwe. Mentre nel mondo occidentale e in paesi di consolidata longevità, come il Giappone, la soglia media andrà oltre gli 85 anni.

Nel target numero 3 dell’Onu si cita una riduzione del tasso di mortalità materna globale e la fine della mortalità dei bambini sotto i 5 anni. Sono due obiettivi lontanissimi, che difficilmente saranno raggiunti entro il 2030. Nel primo caso si punta a un tasso di mortalità materna globale a meno di 70 donne per 100mila nati vivi: attualmente siamo  a 216. Tre volte di più. Quanto all’azzeramento delle morti evitabili di neonati e bambini sotto i 5 anni, i numeri dicono che ogni giorno nel mondo muoiono 15mila bambini prima del quinto compleanno e quasi un milione (900mila, per la precisione) in età tra i 5 e i 14 anni. Inutile dire che queste morti sono concentrate, come le basse aspettative di vita, in particolare in alcuni paesi del continente africano.

ASSICURARE LA SALUTE E IL BENESSERE PER TUTTI

Quanto il limite della vita sia condizionato dalla povertà e dalle distanze economiche e sociali lo possiamo misurare anche in paesi molto sviluppati e con un buon tenore di vita medio. Come l’Italia. Le aspettative di vita, e la realtà stessa della vita, cambiano in modo sostanziale tra il Nord e il Sud del Paese. Per intenderci, in Trentino Alto Adige già adesso si vive, in media, tre anni in più rispetto alla Campania. E il divario è tendenzialmente in aumento.

Che cosa incide in modo determinante su questa differenza? Sicuramente una distanza di reddito, che consente a persone di fascia di reddito più alta ( i trentini) di curarsi meglio, di avere migliori stili di vita, di essere più sostenibili, rispetto a uomini e donne con redditi più bassi (i campani) . Poi c’è la separatezza della qualità dei servizi, e in generale del sistema sanitario. Mediamente di buona qualità nelle regioni del Centro-Nord; mediamente di bassa qualità nelle regioni meridionali. E alla fine della fiera, mentre la vita al Nord si allunga, quella al Sud, in proporzione, si accorcia.

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