Congedo mestruale: i paesi dove è previsto

In Europa è previsto in Spagna e Portogallo. In Giappone esiste dal 1947. E in Italia?

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La nazione-pilota in Europa è la Spagna. Il congedo mestruale (o “menstrual leave“) è previsto solo in un numero limitato di Paesi e con modalità molto diverse. In alcuni casi è un diritto previsto dalla legge nazionale, in altri riguarda solo il settore pubblico o specifiche aziende.

Ecco i principali casi:

Spagna. Dal 2023 è il primo Paese europeo ad aver introdotto un congedo per le mestruazioni invalidanti. È concesso su certificazione medica e viene trattato come un congedo per incapacità temporanea, senza un limite fisso di giorni stabilito dalla legge.
Portogallo.  Dal 2025 riconosce fino a tre giorni di congedo retribuito, ma solo alle persone con endometriosi o adenomiosi che causano dolore mestruale invalidante e previa certificazione medica. Non è un congedo mestruale generalizzato.
India.  Non esiste una legge nazionale, ma alcuni Stati federati (come Bihar, Kerala, Odisha e Karnataka) hanno introdotto forme di congedo per determinate categorie di lavoratrici o studentesse
Giappone. Qui il congedo esiste dal 1947. Le lavoratrici possono chiedere di non lavorare durante il ciclo se i sintomi lo impediscono, ma la retribuzione dipende dal datore di lavoro o dai contratti collettivi.
Corea del Sud. La legge riconosce un giorno di congedo mestruale al mese. Le modalità di retribuzione variano in base alla normativa vigente e ai contratti applicabili.
Indonesia. La normativa consente fino a due giorni di congedo all’inizio del ciclo, anche se l’applicazione pratica varia tra le aziende.
Taiwan. Le lavoratrici possono usufruire di alcuni giorni di congedo mestruale ogni anno, oltre ai normali giorni di malattia, con specifiche regole sulla retribuzione.
Cina. Non esiste una legge nazionale uniforme, ma diverse province riconoscono il congedo mestruale alle lavoratrici con certificazione medica.
Vietnam. Le lavoratrici hanno diritto a una pausa o a un periodo di assenza retribuita durante il ciclo, secondo la normativa sul lavoro.
Zambia. Dal 2015 è previsto un giorno di assenza al mese, noto come “Mother’s Day”, senza necessità di certificato medico.

In Italia si parla di una legge sul congedo mestruale dal 2016, quando quattro deputate (Romina Mura, Daniela Sbrollini, Simonetta Rubinato e Maria Iacono) presentarono una proposta di legge che, più o meno, ha le stesse caratteristiche delle norme approvate in spagna. Con la differenza che in Spagna sui diritti si sta facendo molta strada, in Italia si va indietro.

E come al solito, di fronte ai ritardi e alla melina della politica, in Italia funziona il fai-da-te. Questa volta sono le imprese che si stanno dando da fare per introdurre il congedo mestruale. Il gruppo Ormesani, un’azienda veneta e la Traininpink, hanno già introdotto il congedo mestruale e sono state anche più generose dei legislatori spagnoli. Le dipendenti lo possono ottenere, infatti, senza certificato medico, ma con un’auto-dichiarazione di un ciclo particolarmente doloroso. Nel 2026 anche la Miccolis S.p.A., azienda di trasporto pubblico, ha sottoscritto un accordo con le organizzazioni sindacali che prevede fino a 2 giorni di congedo mestruale retribuito al mese (24 giorni l’anno) per le lavoratrici che soffrono di patologie legate al ciclo. Per accedere alla misura è sufficiente una certificazione medica annuale.

In concreto, il congedo mestruale funziona in modo molto simile a un permesso o a un congedo per motivi di salute, ma le regole cambiano a seconda del Paese o dell’azienda.

In genere, il meccanismo è questo:

  1. La lavoratrice è già autorizzata a usufruirne, perché ha presentato in precedenza la documentazione richiesta (se prevista). In molte realtà è sufficiente un certificato ginecologico annuale che attesti una condizione come dismenorrea grave o endometriosi, senza dover produrre un certificato ogni mese.
  2. Quando si manifestano i sintomi, comunica l’assenza secondo le procedure aziendali (ad esempio tramite il portale HR, e-mail o avviso al responsabile), selezionando la causale “congedo mestruale” o equivalente.
  3. L’assenza viene registrata come congedo dedicato e non come ferie o malattia ordinaria, se il regolamento aziendale lo prevede. A seconda delle regole applicabili:
    • può essere retribuita al 100%;
    • può essere non retribuita;
    • oppure essere assimilata alla malattia.

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