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Compostiera di quartiere, dai rifiuti umidi al fertilizzante organico

Esempio perfetto di economia circolare: dal rifiuto alla risorsa. Così le compostiere di quartiere, di prossimità o di comunità, fanno risparmiare soldi in bolletta per i contribuenti e voci del bilancio comunale. DIventando, a volte, occasione di socialità

6,6 milioni di tonnellate di rifiuti organici raccolti solo nel 2019: bucce di frutta, residui di cibo, scarti di cucina, piccole ossa, scarti di frutta e verdura, bastoncini in legno per gelati, fondi di caffè e filtri di tè, stralci e potature. Quotidianamente ne produciamo tantissimi, non solo a livello domestico ma anche nelle mense, nelle comunità, nelle case famiglia, nelle cliniche e negli ospedali. A dispetto della biodegradabilità, però, occorre dire che i rifiuti organici sono i rifiuti più difficili da conferire e da trattare: essendo umidi, producono percolato nelle discariche con la fermentazione e i cattivi odori, emettono sostanze nocive se inceneriti, e, soprattutto, hanno un costo di smaltimento molto alto.

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COMPOSTIERA DI QUARTIERE

La soluzione al problema dei rifiuti organici sono le compostiere di prossimità, di quartiere o di comunità: progetti, in buona sostanza, grazie ai quali i cittadini possono conferire i propri rifiuti umidi in appositi sistemi di compostaggio, con varie ripercussioni positive sull’ambiente e sul portafoglio: non solo una riduzione in bolletta della tassa sui rifiuti fino al 30%, ma anche la diminuzione dei costi legati al trasporto della spazzatura e alla gestione dello smaltimento, la minore quantità di rifiuti nelle discariche limitando anche il terreno utilizzato per costruirne di nuove nonché la possibilità di ottenere fertilizzante a costo zero per l’agricoltura e eventuali progetti di orto sociale. Ottimizzando così le voci di bilancio del comune, che può impiegare quella porzione di denaro in altre attività e altri progetti.

La differenza tra i vari tipi di compostaggio collettivo risiede nel nome, e i vari progetti possono essere gestiti dall’azienda locale dei rifiuti, o meno: la compostiera di quartiere è fatta per conferire i rifiuti umidi di quartieri o condomini, mentre le compostiere di prossimità, o di comunità, sono più grandi e fatte apposta per essere situate nelle vicinanze di mense, ospedali, cliniche, aziende di trasformazione di cibo e così via. I vantaggi, come detto, sono moltissimi, comprendendo anche il lato “sociale” della faccenda: se prendiamo ad esempio una compostiera di quartiere, almeno una volta a settimana è compito di condomini e abitanti gestire e controllare il compost, creando un’occasione di incontro e scambio.

COMPOSTIERA DI QUARTIERE CAPANNORI

Primo esempio di compostiera di prosimità è stato installato a Capannori, in provincia di Lucca: un macchinario svedese ideato e progettato per il compostaggio locale collettivo a uso pubblico, e posizionato nelle vicinanze della mensa comunale da 250 pasti al giorno. La compostiera, alta poco più di un un metro, lunga quasi 3 metri, e’ fatta di acciaio inossidabile e polietilene riciclato, e produce compost in circa un mese.I rifiuti organici vanno inseriti in uno dei due vani e poi triturati insieme a pellet. I risparmi vanno dal 30 al 70 per cento. A beneficiarne sarebbero soprattutto i comuni montani e le isole, per i quali si ridurrebbero i costi di trasporto e le emissioni inquinanti da traffico.

La compostiera di Capannori, comune virtuoso anche per quanto riguarda il compostaggio domestico, è stata d’esempio per installarne altre nei comuni toscani, come ad esempio Pontedera, dove è in discussione la costruzione di un impianto in grado di trattare circa 50mila tonnellate di organico.

compostiera di quartiere

Compostiera di quartiere a Capannori // Photocredits Comune di Capannori

COMPOSTIERA DI QUARTIERE PARMA

Valorizzare i rifiuti per trasformarli in risorsa è l’obiettivo anche del progetto della compostiera di quartiere del Comune di Parma, attiva in orari di mercato negli spazi di WoPa, il Distretto delle Imprese Creative, che occupa progetti di riciclo, riuso e trasformazione.  I cittadini parmensi possono conferire scarti organici e vegetali, fondi di caffè o té, che con il tempo, si trasformeranno in compost per avere fertilizzante a costo quasi zero.

COMPOSTIERA DI QUARTIERE MILANO

Il primo progetto di compostaggio di comunità,  a Milano, si è sviluppato nel quadrilatero tra Via Muratori e Via Umbria, intorno a una cascina del XVII secolo restaurata e riaperta al pubblico nel 2012, che è diventata centro di culturale per promuovere innovazione, servizi sostenibili e progetti culturali. Cascina Cuccagna, in zona 4, nel 2014 ha avviato un progetto di sperimentazione di gestione e trattamento dei rifiuti umidi, per poter ricavare fertilizzante da distribuire tra gli abitanti del quartiere e per progetti di orti didattici e sociali: in poco più di 6 mesi, con una media di 20 kg di rifiuto organico conferiti al giorno, la compostiera elettromeccanica da cortile ha trasformato in compost  2,6 tonnellate di umido.

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COMPOSTIERA DI QUARTIERE CAMPOBASSO

Una piccola città con l’anima green: a Campobasso, capoluogo del Molise, nel 2018 è stata inaugurata la prima compostiera di quartiere nella zona nord della città.  Si tratta di un contenitore apposito per la parte organica dei rifiuti urbani, che possono decomporsi grazie ai batteri e ai lombrichi. Così le sostanze organiche vengono trasformate il compost, fertilizzante naturale da usare per orti, balconi, fioriere e auole. Nella compostiera del quartiere CEP, tutto il quartiere potrà conferire scarti organici e vegetali, ma anche fondi di caffè e tè, stralci di potatura e di lavori agricoli, resti e avanzi, che verranno poi ridistribuiti sotto forma di humus.

COMPOSTIERA DI QUARTIERE ARPINO

In altri comuni italiani, poi, si utilizza una forma “ibrida”di compostaggio, a metà tra il domestico e quello di quartiere. Come, ad esempio, nel caso del Comune di Arpino, in provincia di Frosinone, in cui i cittadini che hanno a disposizione orti o giardini molto grandi, o comunque l’apposito spazio esterno, possono avviare il compostaggio anche sotto forma di gruppo di abitanti. A tal proposito il Comune ha deciso di avviare una fornitura sia per le utenze domestiche che per i negozi e le piccole aziende, nell’ottica di risparmio per le casse dell’erario alla voce gestione dei rifiuti e anche per i contribuenti, i quali, installando le apposite compostiere, risparmiano sulla TARI. Gli appositi contenitori aerati in plastica sono dunque forniti in comodato d’uso, della capacità di circa 200 litri per le utenze domestiche, e di 600 per le attività commerciali. Unico requisito: un giardino di almeno 30 metri quadri.
Curiosità: i primi abitanti di Arpino a valutare l’opzione del compostaggio domestico sono stati il Signor Erminio e sua moglie Dirce, con l’hobby dell’orto, che per primi hanno beneficiato del compost biologico prodotto a partire dai loro rifiuti umidi.

compostiera di quartiere

Compostiera del Comune di Arpino. Photocredits: Tg24.info

COMPOSTIERA DI QUARTIERE CESENA

Stesso discorso anche per Cesena, dove l’ente di gestione rifiuti, ha deciso di incentivare la pratica  del compostaggio mettendo gratuitamente a disposizione di tutte le famiglie che dispongono di un’area verde una compostiera e un vademecum con le istruzioni per l’uso. Nel 2019 sono state censite oltre 4300 famiglie di Cesena e dintorni, tra cui Cesenatico e Savignano sul Rubicone,  che hanno deciso di dedicarsi all’autocompostaggio domestico, o di condominio, degli scarti di cucina, la cenere di legna, gli scarti di cibo e dell’orto, l’erba del prato e il fogliame, che vengono trasformati in un fertilizzante organico che è possibile riutilizzare negli orti o nello stesso giardino condominiale. Un perfetto esempio di economia circolare, che non produce rifiuti ma anzi li trasforma in risorse.

COMPOSTIERA DI QUARTIERE FAVARA

A Favara, poi, in provincia di Agrigento, dopo una delibera del 2018 della regione Sicilia, si è deciso di partecipare a un avviso pubblico per l’incentivo all’installazione di compostiere di quartiere, comunità e prossimità, prevedendo uno sconto in tariffa rifiuti per il compostaggio domestico e, più in generale una diminuzione del costo del servizio smaltimento, riducendosi la quantità di umido da conferire in discarica. Le compostiere di comunità, elettromeccaniche,  saranno installate in sei zone strategiche della città: all’interno di Villa Ambrosini, Viale Aldo Moro, in Viale Berlinguer, in Piazza della Pace, in Via Cicero e Di Francisca e infine all’interno dell’area dell’ex Scuola media di via dei MilleSarà possibile usufruire del compost dopo 60 giorni,  prelevandolo attraverso una fessura laterale della macchina stessa.

(Immagine in evidenza: Comune di Parma // Photocredits: Comune di Parma)

STORIE DI ECONOMIA CIRCOLARE:

 

 

 

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