Biodiesel dai rifiuti - Non Sprecare
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Dalla pattumiera al serbatoio delle auto: un impianto di Gela trasforma i rifiuti in bio-carburante

I primi esperimenti di bio-combustibili già nel secolo scorso. Oggi l'ex raffineria più estesa della Sicilia cambia pelle, diventa green e punta di diamante nella produzione di carburante dai rifiuti. Con enormi vantaggi sia ambientali sia per il tessuto produttivo della regione. E i caschetti gialli tornano ad affollarla.

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BIODIESEL DAI RIFIUTI

Facciamo un gioco: immaginiamo che dal nostro sacchetto dell’umido, quello in cui abbiamo appena gettato gli avanzi della cena,con lische di pesce, scarti di verdura e torsoli di frutta, si trasformino in petrolio e combustibile per far marciare la nostra auto.

Sembra incredibile, vero?

Eppure a Gela, in Sicilia, la trasformazione di rifiuti in petrolio sta diventando realtà: grazie all’impianto Forsu, che produce biopetrolio di alta qualità partendo dall’immondizia, riqualificando la vecchia raffineria Eni in una raffineria verde.

Gli ingredienti del processo non sono più i combustibili fossili estratti dalle rocce e dalle enormi trivelle che scavano in profondità, bensì gli avanzi di cucina, quelli che abbiamo nelle nostre case tutti i giorni. Ossa di pollo, broccoli appassiti, croste di formaggio, bucce e noccioli di frutta, verdura andata a male, gusci d’uovo: grazie alla nuova veste del polo petrolchimico tutto diventa petrolio da usare nei motori.

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BIOCARBURANTI IN ITALIA

Trasformare prodotti di scarto in carburante non è certo una trovata di questo secolo: gli studi sui biocombustibili iniziano almeno un secolo fa, e i risultati della produzione di benzina a partire dai rifiuti dei processi industriali di inizio ‘900 furono addirittura sfruttati dalla Germania nazista per rifornire a costi minori i mezzi militari.

Di qualche decennio fa, poi,  è la notizia della fondazione della Petroldragon, un’azienda specializzata nella produzione di carburante derivato dalle immondizie, la quale sosteneva di alimentare vetture di Formula Uno.

Lo stato dell’arte, quindi, vanta una lista numerosa di precedenti, ma la sperimentazione dei biocarburanti rischia di avere una battuta d’arresto a causa di una normativa europea detta “end of waste” (tradotto: fine del rifiuto). Secondo tale normativa europea,  un rifiuto, se diventa prodotto, esce dal regime fiscale con cui si trattano i rifiuti ed entra in quello dei prodotti, con accise pesantissime appena vengono immessi sul mercato. Ciò rischia di paralizzare la ricerca e la produzione di biopetrolio dai rifiuti organici o l’estrazione del biodiesel dalla frittura delle patatine, con norme e leggi capestro che ne vietano la commercializzazione su suolo italiano.

RAFFINERIA VERDE GELA

Eppure l’ex polo petrolchimico di Gela è un’eccellenza italiana: non solo per la tecnologia all’avanguardia utilizzata, non basata sulla combustione ma su  pressione, temperatura e umidità. Anche, e soprattutto, per la riqualificazione territoriale che sta portando con se’. Della vecchia raffineria color ruggine e fumo dismessa nel 2014 niente resta, al suo posto c’è un impianto non più destinato all’abbandono e all’incuria. Moderno, nuovo di zecca, con un rinnovato andirivieni di lavoratori e lavoratrici.

Se nel pieno della zona industriale  è nato un grande impianto per la produzione di biodiesel ad alto valore energetico e ambientale, pochi metri più in avanti sono in corso le attività di smantellamento della vecchia industria pesante, portando benefici anche all’ambiente e al paesaggio. Non solo: il mercato del lavoro ha subito una positiva impennata, con lavoratrici e lavoratori che arrivano al polo Forsu da altri paesini delle vicinanze, come accadeva nel caso dell’antica raffineria.

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IMPIANTO FORSU SICILIA

Nell’impianto Forsu, che è un impianto pilota, una delle poche raffinerie verdi in Italia, si lavorano 700 chili al giorno di rifiuti organici e viene prodotto un olio combustibile ottimo per le navi che devono viaggiare a zero emissioni di zolfo.

Di tutta la produzione dell’impianto di Gela, meno di un terzo è il biopetrolio, circa il 70% è formata da acqua ricca di sostanza organiche. Da questa acqua, con un processo di fermentazione, i batteri estraggono dall’acqua un altro 10% di metano (biometano), da usare anch’esso come combustibile a basso impatto ambientale. L’acqua pulita di scarto della lavorazione, infine, è ottima per l’agricoltura.  Per questo la tecnologia studiata e progettata, dovrà poter essere replicata anche là dove i rifiuti sono un problema importante, così come l’assenza di acqua corrente, come in Nigeria, Egitto, Iraq.

L’ex-raffineria, infatti, si è attestata anche come centro di ricerca e polo tecnologico, dove si studia come i diversi tipi di rifiuti organici si compostano alle diverse condizioni di reazione, in maniera da ottenere il miglior combustibile dai rifiuti.

Gela, comunque, non si ferma: è in fase di completamento il grande impianto per il biodiesel. L’accensione è prevista per l’estate e potrà arrivare a produrre 700mila tonnellate l’anno di biodiesel ad altissima efficienza trasformando olio di palma e scarti delle fritture nei fast food.  

(Immagine di copertina tratta dal quotidiano lasicilia.it)

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