Barriere anti-plastica - Non Sprecare
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Roma, il successo delle le barriere anti-plastica: fermano i rifiuti nel Tevere per non farli arrivare in mare

In un mese e mezzo di sperimentazione sono stati raccolti 460 chili di immondizia. Tra loro circa il 40% è fatto di plastica, pericolosissima per l'ecosistema acquatico del Mar Tirreno

Una barriera anti-plastica, per impedire ai rifiuti plastici di finire in mare. Un’idea tanto semplice quanto efficace quella che hanno deciso di provare nel tentativo di limitare l’inquinamento da plastica, installata sul Tevere all’altezza di Fiumicino. Una vera e propria diga, che ferma bottiglie, contenitori, buste di plastica sversati nel fiume e destinati, tragicamente, a finire in mare.

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BARRIERE ANTI-PLASTICA

In realtà, le barriere installate sul fiume Tevere sono due, che, nell’arco di circa un mese e mezzo, hanno permesso di recuperare mezza tonnellata di rifiuti plastici finiti nel fiume della Capitale per poterli recuperare e smaltire correttamente, scongiurando il pericolo che finiscano a ingolfare il mar Tirreno scorrendo fino alla foce e aumentando il tasso di inquinamento da microplastiche.

Le dighe sono lunghe rispettivamente quattro e sei metri, e sono costituite da due reti tese che intrappolano i rifiuti: tra loro moltissimi oggetti in plastica inusuali, come pezzi di sedie o giocattoli.  Una volta fermati i rifiuti, gli operatori di raccolta li trasportano in un’apposita area di smistamento per poi dividerli negli appositi contenitori. Dalla plastica riciclata si ricaveranno panchine, bottiglie e spartitraffico.

DIGA ANTI-PLASTICA TEVERE

La sperimentazione messa in piedi dalla Regione Lazio è stata avviata in prima battuta in periferia, verso la foce del Tevere, a Fiumicino, ma visto il successo è destinata a essere spostata in zone più centrali, conferendole maggiore visibilità. Scelta ammirevole, per un progetto che intende sensibilizzare anche i cittadini e le cittadine romane sull’inquinamento da plastiche e microplastiche.

Da ottobre le barriere sono in funzione, con risultati soddisfacenti in termini di raccolta rifiuti e riduzione dello sversamento degli stessi nel mar Tirreno: sono stati “bloccati” 460 chili di rifiuti costituiti per il 40% da materiale plastico, pericolosissimo per gli ecosistemi acquatici e marini.

Il progetto delle “barriere acchiappa-plastica” è di sicuro facilmente esportabile in altre realtà: efficace, semplice da realizzare e tutto sommato poco costoso. Non è un caso, infatti, che la stessa regione lo abbia modellato su una precedente esperienza di dighe antiplastica installate sul fiume Po, ed altre tipologie di barriere siano in via di sperimentazione anche su scala più grande come quella pensata per gli oceani.

(Immagine in evidenza e a corredo del testo tratte dal portale scienzenotizie.it/ Photocredits: scienzenotizie.it)

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