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Attenzione ai cellulari, usiamoli bene

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Una geniale vignetta di Altan, già di qualche anno fa, annunciava inquietante: "È record: ogni telefonino possiede un italiano". Una descrizione spietata della scatenata passione per questi apparati, che colloca il nostro paese ai vertici mondiali nel loro acquisto e utilizzo. Anzi, forse la vignetta di Altan va corretta al rialzo, nel senso che già da diversi anni le Sim operanti in Italia (cioè in contratti di telefonia mobile attivati) sono di molto superiori al numero di abitanti. Secondo le ultime stime siamo a più di 150 Sim per 100 abitanti. Non necessariamente le Sim corrispondono a telefoni attivi, ma è evidente che, secondo la metafora di Altan, siamo posseduti da più d’un cellulare.
E dunque proprio in Italia ha ancor più senso prestare la massima attenzione a quanto stabilito lo scorso giugno dall’Organizzazione mondiale della sanità che ha inserito i telefoni cellulari in un elenco di sostanze possibilmente cancerogene. L’annuncio ha destato, comprensibilmente, grande attenzione in tutto il mondo, proprio per la diffusione più che capillare di questi apparati (l’Oms parla di 5 miliardi di telefonini al mondo) e anche in considerazione del grande business economico rappresentato dalla telefonia mobile. Opportuno dunque andare a verificare con cura cosa ha detto l’Oms al termine dei lavori dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro.
I cellulari sono stati inseriti nella classe 2B. La classe A comprende le sostanze cancerogene accertate, la classe 2A le sostanze probabilmente cancerogene e la classe 2B le sostanze possibilmente cancerogene. Nella classe 2B, per capirci, stanno il caffè, la benzina, i pesticidi. Cioè prodotti presenti nella nostra vita di tutti i giorni, tanto quanto i cellulari, ma sui quali, probabilmente, non ci siamo mai più di tanto interrogati.
Le conclusioni dell’Oms non sono arrivate sulla base di nuovi studi o di clamorose e improvvise scoperte. Ma riesaminando gli studi già esistenti assieme alla sempre più ricca letteratura scientifica sull’argomento degli ultimi anni. Nel comunicato Oms si legge che la decisione è stata presa in particolare in relazione al rischio di aumento dei casi di glioma, uno specifico tipo di tumore del cervello. Come ha spiegato il dottor Jonathan Samet, dell’Università del sud California e coordinatore del gruppo di lavoro: "La conclusione significa che ci potrebbe essere qualche rischio e perciò abbiamo bisogno di avere uno sguardo vigile sul possibile legame tra cellulari e rischio di tumori".
Uno dei problemi legati alle valutazioni sull’impatto delle telefonia mobile è legata all’ancor ridotto numero di indagini e di rilevazioni scientifiche, stante anche il ridotto periodo di tempo da cui il fenomeno ha iniziato a diffondersi. Parliamo di neanche vent’anni in cui il telefonino ha avuto una diffusione impensabile. Ma per studi epidemiologici seri e approfonditi servono serie storiche significative. Che ovviamente si costruiscono solo con tempi medio-lunghi. Alcuni studi, come l’Interphone (durato 10 anni) hanno prodotto risultati importanti ma non univoci, anche perché in 10 anni la tecnologia evolve con rapidità impressionante. Basti pensare che i riferimenti di elevato uso del cellulare di alcune ricerche erano di 30 minuti al giorno, ma è evidente che si tratta di una cifra da aggiornare.
Ora è in corso una nuova indagine (Cosmos) che coinvolge 250 mila persone in tutta Europa e dovrebbe risolvere, almeno si spera, i dubbi, lasciati aperti dai tentativi precedenti.
Comunque sul fatto che servano ulteriori studi, nessuno dissente. Nel mentre però, l’Oms ha voluto usare la propria autorità per invitare tutti quanti a un atteggiamento di prudenza, volto soprattutto a promuovere un uso dei cellulari con alcune misure precauzionali (vedi in proposito la scheda nelle pagine precedenti proposta da CoopVoce), che ruotano in particolare sull’utilizzo degli auricolari, evitando le chiamate troppo lunghe, preferendo gli Sms e evitando l’uso di questi apparati da parte dei bambini. Altro consiglio utile è quello di non tenere il cellulare a contatto col proprio corpo quando non lo si sta utilizzando.
Ma, indicate le precauzioni che è comunque utile e semplice adottare, val la pena tornare e vedere un po’ più da vicino il funzionamento di un cellulare, anche perché, come vedremo, i cellulari non sono tutti uguali e anche a questo proposito ci sono informazioni che è bene iniziare a conoscere. Evidente che un mercato che vale miliardi e miliardi a livello mondiale, muove interessi enormi e dunque anche le case produttrici rivestono un ruolo fondamentale nel rendere più trasparente il tutto e più consapevoli e tranquilli i consumatori.
Come si legge sul sito dell’Istituto superiore di sanità la telefonia mobile si basa sulla trasmissione di segnali attraverso onde elettromagnetiche a una frequenza variabile tra 900 e 2000 megahertz (cosiddette microonde).Il telefonino anche quando non state chiamando emette sempre un segnale, ma le esposizioni sono più alte durante l’uso anche perché si avvicina il corpo all’antenna. L’assorbimento locale di energia elettromagnetica (un valore che viene misurato come potenza assorbita per unità di massa corporea, ed è espresso in Sar) da parte dei tessuti del corpo umano produce un aumento della temperatura di 0,1-0,2°, cioè in un ordine di grandezza inferiore alle normali variazioni fisiologiche del corpo umano. Dunque, secondo l’Istituto superiore di sanità, sull’uso del cellulare nell’immediato non pare esserci alcun problema sanitario. Il problema è legato a capire gli effetti di una esposizione prolungata nel tempo (e su questo si incentra il pronunciamento dell’Oms).
Resta il fatto che ogni telefonino in commercio ha una "potenza" che, come detto, viene espressa in Sar (Specific absorption rate). In sostanza più è alta questa Sar e più si ha aumento di temperatura per unità di superficie. Le normative vigenti impongono limiti ben precisi al Sar. Questo limite in Europa è di 2 (watt per kilogrammo su 10 grammi di tessuto), mentre negli Usa e in Canada il limite è stato fissato in 1,6 Watt per kilogrammo. Ovviamente tutti i cellulari in commercio sono omologati e rispettano questi valori, ma ovviamente è bene che i consumatori sappiano e conoscano che tipo di apparecchio hanno acquistato. Già dal 2001 il valore del Sar deve essere indicato sulla confezione o nel manuale d’uso di ogni apparecchio. Esistono siti internet di associazioni, specie americane (segnaliamo www.ewg.org) in cui è comunque possibile scoprire il livello di emissioni di ogni cellulare. I modelli con i valori più alti arrivano vicini ai limiti americani (1,58-1,59 W/kg), mentre i modelli migliori (ovviamente migliori rispetto a questo valore, ma magari meno dotati di funzioni e applicazioni) hanno valori di Sar intorno a 0,30 W/kg. Ovviamente queste cifre dipendono dalle caratteristiche costruttive dell’apparecchio (e ogni marca o singolo modello ne ha di diverse), ma dipendono anche dalle condizioni di utilizzo. Ad esempio se si telefona in una situazione in cui c’è poco campo, il cellulare aumenta la sua potenza per far arrivare il segnale. Ma in uno stesso luogo i cellulari (e questa è esperienza capitata prima o poi a tutti gli utilizzatori), possono ricevere più o meno bene a seconda di modello e operatore. E dunque anche in funzione di ciò il livello di Sar cambia.
Dunque anche qui si scopre che, senza cadere in paure infondate o eccessive, conta essere consumatori informati, che acquistano e scelgono il loro telefonino in base a tante variabili, una delle quali è anche questa. E poi imparano a usarlo seguendo alcune cautele che non limitano di certo la libertà di ognuno.

Fonte: Coop Trentino