Zara con la scusa della sostenibilità si fa pagare anche le buste di carta

Più che un vantaggio per tutti, questa scelta declamata come green, è un danno per i clienti di questo marchio molto popolare.

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Zara è uno dei marchi della moda più acquistati dai giovani, anche per i suoi prezzi considerati sempre competitivi rispetto alla qualità dei capi. Ma proprio per sfruttare al massimo questa popolarità, i proprietari di Zara hanno pensato bene di cavalcare la tigre della (falsa) sostenibilità, e con la scusa del green si fanno pagare anche la busta di carta dove vengono infilati i capi acquistati. Come se i clienti di Zara fossero al supermercato. La mini-stangata arriva sottovoce, al momento di pagare il conto. La gentile cassiera prepara lo scontrino, batte i singoli pezzi acquistati, e alla fine, prima di recitare la cifra totale, fa la domanda trabocchetto: <Desidera una busta>? La risposta è ovvia, trattandosi di prodotti di abbigliamento, spesso ingombranti: Sì, grazie>.

Ma quello che la cassiera non dice, e il cliente non sa, è un dettaglio non proprio irrilevante: la busta costa, si paga. Non è gratis, come è sempre avvenuto, specie in alcuni negozi. In questo caso da Zara, una catena leader del settore dell’abbigliamento che ha milioni di clienti che entrano nei suoi punti vendita ogni giorno. E pagano in silenzio la loro tassa. Ovvero 0,15 centesimi per un sacchetto di carta (ovviamente riciclabile, ci tengono a precisare dall’azienda) e 0,25 per una busta, sempre di carta, ma in versione regalo. Magari con un fiocchetto in più. Carta sprecata, come in tante altre occasioni che almeno non hanno la faccia tosta di presentarsi con l’etichetta della sostenibilità.

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La cosa più paradossale di questo opaco meccanismo di un ennesimo tributo sulle spalle del consumatore, infatti, è che questi sacchetti di carta, da Zara come da altre aziende del settore, sono presentati come <scelte sostenibili e responsabili>. Laddove si dimentica che la sostenibilità non può essere un costo in più per i consumatori e una leva per inventarsi fatturati dal nulla. Più che sostenibilità, qui siamo in presenza di un caso di scuola di greenwashing, che sulla scia di grandi gruppi come Zara molte aziende piccole e medie tendono a seguire. E non fatevi ingannare dalle cifre basse, gli 0,15 centesimi a sacchetto: come diceva Totò, è la somma che fa il totale. E dovete moltiplicare gli 0,15 centesimi a sacchetto per tutte le volte che entrate in un negozio e vi fanno pagare lo shopper, da Zara ai supermercati (dove noi suggeriamo da sempre la busta di stoffa da casa) , e per il numero dei consumatori che sono nelle vostre stesse condizioni. I totali dimostrano lo spreco che si consuma ogni anno sotto il segno della sostenibilità, a danno dei consumatori e a beneficio delle aziende che con l’etichetta del green hanno scoperto un altro modo di fare soldi. Non proprio trasparente.

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