Yvon Chouinard, il fondatore del marchio Patagonia - Non sprecare
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Yvon Chouinard, il padrone del marchio Patagonia che in fabbrica ha previsto anche la pausa surf

Ha inventato l’arrampicata sostenibile: senza i chiodi che distruggono la roccia. Dona l’1 per cento del fatturato alle associazioni ambientaliste. E incentiva i suoi clienti a non sprecare i prodotti

Questa è la storia di un imprenditore che ha costruito tutta la sua fortuna, in pochi anni, attorno al dittico Non sprecare. Yvon Chouinard è il figlio irrequieto di una coppia franco-canadese, e suo padre era una specie di tuttofare all’italiana, capace di passare dall’attività di idraulico a quella di meccanico. Quando la famiglia si trasferisce nel Maine, Yvon scopre l’amore per la natura e inizia la sua prima vita di surfista, sciatore, scalatore e arrampicatore ad alta quota. Passa 200 notti all’anno in montagna, spesso dorme all’aria aperta, caccia scoiattoli e vive con 50 centesimi al giorno.

YVON CHOUINARD PATAGONIA

La svolta arriva nel 1954, quando Yvon è una ragazzo di 19 anni e ha capito che l’alpinismo può diventare un’industria. Acquista così una piccola fucina a carbone e inizia a produrre chiodi duri per le arrampicate con il marchio della sua azienda, la Chouinard Equipment. Il successo è enorme. In pochi anni i prodotti di Yvon diventano i più amati dagli scalatori americani , e nel 1970 la sua azienda è la numero uno in America per la fornitura di attrezzatura per arrampicata.

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FONDATORE PATAGONIA

Ma il grande successo economico non cancella le origini ambientaliste di Yvon. Quando si rende conto che i suoi chiodi sono micidiali per le rocce, e ne mettono a rischio l’integrità, decide di cancellarli dal catalogo dei prodotti. Per sostituirli con dadi in alluminio che lo scalatore può incastrare, e poi rimuovere, nelle fessure della roccia, conservando la sicurezza e non rovinando un pezzo di natura. Nacque così l’arrampicata “pulita” o anche ecologica.

Intanto Yvon aveva scoperto un’altra fonte per nuovi guadagni: l’abbigliamento sportivo a tutto tondo. Rientrando da una viaggio in Scozia importò delle magliette da rugby che riuscì a vendere con enorme successo. E decise di creare il marchio Patagonia. Operazioni molto rischiosa, nella prima fase, sia per l’enorme concorrenza sul mercato sia per il fatto che Chouinard rischia la bancarotta per la vendita di una partita di magliette difettose. Poi le cose vanno per il meglio e oggi Patagonia è uno dei primi brand al mondo per abbigliamento sportivo a 360 gradi, specie per tutte le attività sportive in montagna.Tra i suoi capi più venduti ci sono sicuramente le giacche e i piumini, come questo

PATAGONIA SOSTENIBILITÀ

Yvon è diventato un miliardario (Forbes stima il suo patrimonio con la cifra di 1,5 miliardi dollari)  e ha dato un’impronta molto originale, in chiave sostenibile, a tutto il suo impero. Attraverso atti concreti. Primo: l’1 per cento dei ricavi vanno ad associazioni ambientaliste. Secondo: è lo stesso Yvon, e tutta la sua rete vendita targata Patagonia, a suggerire come non sprecare e conservare a lungo i prodotti Patagonia. Con queste parole: «Dobbiamo tutti evitare sprechi e rifiuti, e rendere i prodotti più duraturi. In pratica produrre meno per distruggere meno». E in molti negozi Patagonia è possibile anche chiedere interventi di manutenzione sui prodotti dell’azienda. Terzo: la vita dei dipendenti della società. Gli orari sono flessibili, e l’importante  non è timbrare il cartellino, quanto rispettare gli obiettivi. Esistono perfino le pause surf, visto che la sede centrale della società è in California. E tutte le famiglie dei dipendenti della Patagonia possono beneficiare degli asili nido realizzati dalla società. Quanto al congedo per paternità\maternità è molto alto: 16 settimane pagate per le mamme e 12 per i papà. Tutti buoni motivi per i quali Yvon, nella sua autobiografia, ‘Let My People Go Surfing‘, si definisce un imprenditore «anomalo». Un uomo che apprezza poco la sua categoria («il business uccide la natura») e si considera un ribelle della civiltà consumistica.

 Le foto sono tratte dalla pagina Facebook Yvon Chouinard.

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