Vigili assenteisti Roma - Non sprecare
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Vigili assenteisti a Roma, 8 su 10 non lavorano a Capodanno. E dopo due anni vengono tutti assolti

L’impunità copre qualunque spreco e qualunque prova di arroganza contro i cittadini. I fatti risalgono alla fine del 2015, e fecero il giro del mondo per l’indignazione. In due anni una pioggia di sentenze, tutte a favore degli assenteisti…

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VIGILI ASSENTEISTI ROMA –

Lo spreco, specie quando dilaga con i soldi dei cittadini, quindi nell’area pubblica, coincide molto speso con una parola che in Italia è piuttosto diffusa: impunità. La notizia dei vigili urbani a Roma che, nella notte di Capodanno del 2015, non si presentarono in massa al lavoro, tirando fuori certificati medici scritti da dottori compiacenti, fece il giro del mondo. Uno scandalo internazionale, un esempio di quale livello di arroganza, con le solite complicità politiche e sindacale, si possa raggiungere in Italia a danno dei soliti noti, ovvero di nuovo i cittadini.

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INCHIESTA VIGILI ASSENTEISTI ROMA –

Bene, quasi a due anni di distanza dalla vicenda, possiamo dire che, all’italiana, ingiustizia è fatta. Ovvero nessuno, neanche uno degli imputati e dei complici, ha pagato un minimo pegno, come per esempio una multa. Anzi. L’Autorità Garante che dovrebbe controllare la regolarità degli scioperi (ovvero che non si riducano a mettere in ginocchio un pezzo della popolazione, come è avvenuto a Roma nel 2015) è stata condannata a pagare le spese processuali e si è vista cancellare, in sede di Tribunale civile, la multa di 20mila euro che aveva fatto alla Cisl. Sconfitta su tutto il fronte, e tripudio per i sindacati che hanno ben protetto i vigili assenteisti. D’altra parte, già alcuni ricorsi presso il Tribunale del lavoro si erano conclusi tutti a favore degli assenteisti (767), e contro lo stesso Comune di Roma, che ha fatto davvero il minimo sindacale, quasi nulla, per difendere le sue ragioni in questa vicenda. Stesso discorso per i medici complici dei finti malati: neanche uno di loro ha avuto un banale richiamo. Silenzio tombale, innanzitutto dalla corporazione dell’Ordine dei medici. Adesso ci sarà un giudizio di appello, chiesto dal Garante con una prima udienza fissata per il 2018, e tutto andrà liscio come l’olio. Per i vigili assenteisti, ovviamente, non certo per i poveri romani.

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Ecco comunque come andarono le cose e come le commentammo su questo sito, la notte di Capodanno del 2015.

Otto agenti su dieci assenti. Tutto in una notte, quella di Capodanno, la più delicata per la sicurezza dei cittadini, messa a rischio da un vero e proprio agguato corporativo. I vigili romani hanno iniziato l’anno nel modo peggiore, mostrando il volto di una categoria refrattaria a qualsiasi cambiamento e pronta ad utilizzare ogni strumento per difendere privilegi e non diritti. Per avere una conferma su una forma di protesta strisciante che travalica i limiti del buonsenso prima che di una corretta dialettica con l’amministrazione, basta dare uno sguardo alle surreali motivazioni degli assenteisti di Capodanno: certificati di malattia a pioggia, impegni per donare il sangue, appigli a varie leggi, dalla 104 alla 53, come se fossero numeri degli autobus, che consentono la diserzione in massa da un servizio essenziale.

Ma il vero motivo che ha scatenato la protesta è il tentativo, attraverso una prova di forza, di costringere l’amministrazione capitolina a retrocedere rispetto a un’innovazione di metodo e di contenuti che i vigili non intendono accettare. Stiamo parlando del salario accessorio, ovvero della parte variabile della retribuzione con la quale il Campidoglio vuole finalmente mettere un argine ad alcuni abusi (pensiamo all’indennità concessa ai vigili per la divisa pulita, o al turno notturno che iniziava nel pomeriggio) ed aprire le porte al riconoscimento, anche in termini di retribuzione, al merito e alla produttività. È contro questo tentativo di cambiamento, di modernizzazione dei rapporti di lavoro, per garantire meno privilegi e più efficienza, che i vigili urbani hanno alzato la loro barricata di fine anno. Una barricata che disonora la divisa (non) indossata e rende sempre meno popolare e credibile un’intera categoria.

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