Assenteismo dipendenti Eav - Non sprecare
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Gli assenteisti cronici dell’Eav che in tre mesi non hanno lavorato neanche un giorno

Per fermare i furbetti del cartellino, del badge, della malattia inventata ad arte, non servono nuove leggi, altre norme, circolari e decreti vari (ne abbiamo in abbondanza sulla materia), ma bisogna rompere il muro dell’omertà.

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ASSENTEISMO DIPENDENTI EAV –

A Napoli, come tante altre città italiane, lo spreco dell’assenteismo nelle aziende che si occupano di servizi pubblici, quelli che riguardano la vita quotidiana dei cittadini, sembra imbattibile. Nonostante una valanga di leggi (l’ultima è del governo Renzi e risale al 2015) e nonostante l’indignazione dei cittadini. Gli assenteisti cronici se la cavano sempre, e un motivo che consente la loro impunità esiste, ed è molto chiaro.

Ha avuto fegato, diciamolo con chiarezza, il presidente dell’Eav (la società che gestisce buona parte del trasporto pubblico a Napoli e in Campania), Umberto De Gregorio, nel segnalare alla Procura della Repubblica, con tanto di casi concreti, l’ultima, pirotecnica versione dell’assenteismo, nelle aziende pubbliche, in versione napoletana: l’uso improprio del certificato medico per rendere nulla, se non controproducente, l’introduzione del badge aziendale.

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ASSENTEISMO ANOMALO EAV –

La società mi ha trasferito di reparto per una normale esigenza di carichi di lavoro? Non mi sta bene, e in due mesi, sommando malattia a malattia, mi assento dal lavoro full time. Tutti i santi giorni.  Devo usare il tesserino magnetico a inizio giornata? Non mi va, e allora alterno, per tutta l’estate, giorni di ferie a giorni di malattia. Senza mai mettere piede in azienda. Gli assenteisti cronici dell’Eav, come di qualsiasi società controllata dalla mano pubblica, ragionano in questo modo, senza pudore, senza freni, e con la certezza quasi aritmetica di farla sempre franca.

I DANNI PER L’AZIENDA E I CITTADINI –

A loro non interessano neanche per un attimo i danni, e gli sprechi, che riescono a cumulare con una furbizia che equivale all’imbroglio puro. Danni per l’azienda, nel caso specifico già da tempo sull’orlo del fallimento; per gli utenti, costretti, anche per l’assenteismo dilagante, a equiparare il trasporto pubblico a un calvario collettivo; alla città ed ai contribuenti onesti, che pagano il conto finale dello scempio.

COME FERMARE I FURBETTI DEL CARTELLINO –

Il fegato che ha mostrato De Gregorio, in una città e in un Paese normale si chiama senso di responsabilità. Ovvero il rispondere del ruolo che si occupa al vertice di un’azienda, cercando con tutti gli strumenti possibili e quindi anche con la collaborazione della magistratura, di colpire quegli assenteisti che in Italia hanno, stampato sul petto, il timbro dell’impunità. Già, perché per fermare i furbetti del cartellino, del badge, della malattia inventata ad arte, non servono nuove leggi, altre norme, circolari e decreti vari (ne abbiamo in abbondanza sulla materia), ma bisogna rompere il muro dell’omertà. Nelle aziende pubbliche, e anche per questo la qualità dei servizi diventa di infimo livello, vige una prassi consolidata, una sorta di patto scellerato quanto condiviso, in base al quale di fronte all’assenteismo si chiudono entrambi gli occhi. Tutti zitti e muti, perché così deve andare, in quelle società dove si saldano la peggiore politica clientelare con il sindacalismo corporativo e con l’ignavia di amministratori nominati, ovviamente, dai vertici dei partiti, pazienza se sono ad personam, e degli stessi sindacati. Un cerchio magico che può tenere sotto scacco un’intera città.

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