Furbetti del cartellino: arrestati a Palermo, graziati a Roma
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Furbetti del cartellino: arrestati a Palermo, graziati a Roma

La Corte di Cassazione giudica “futile” questo reato. Ma è lo stesso organo della magistratura che nel 2016 aveva definito i furbetti come dei “truffatori”. Intanto arrivano le prescrizioni

A Palermo li arrestano in gruppo, come criminali che hanno creato un’associazione a delinquere. A Roma li assolvono in blocco, considerando il loro un reato veniale, cioè un non reato, un gesto da non punire. Il destino giudiziario dei “furbetti del cartellino” è una puntata al tavolo della roulette: se ti va bene te cavi alla grande, e puoi continuare a fare il comodo tuo senza essere disturbato; se sei sfortunato finisci in galera o, al massimo, agli arresti domiciliari.

FURBETTI DEL CARTELLINO 

A Palermo sono stati arrestati 28 dipendenti del Comune che, invece di lavorare, andavano a fare la spesa, al bar in compagnia di amici e colleghi, a fare jogging. Tutto tranne che l’ufficio. Il provvedimento è stato molto duro, in quanto si è voluto sottolineare l’enorme danno all’amministrazione pubblica e il cattivo esempio agli altri lavoratori dello stesso settore. Così, tra i reati contestati ai 28 dipendenti comunali, ci sono la truffa e la falsa attestazione. Nelle stesse ore in cui a Palermo si usava il bastone contro i furbetti del cartellino, a Roma una singolare sentenza della Corte di Cassazione decideva di assolvere due dipendenti comunali colti in flagrante. A prendere caffè ed a fare la spesa. Più o meno le stesse cose di Palermo.

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FURBETTI DEL CARTELLINO E CORTE DI CASSAZIONE

Con quale motivazione la Corte di Cassazione è stata così generosa con due imputati che a Palermo sarebbero finiti in carcere come i loro colleghi? Qui viene il bello. La Cassazione giudica “futile” il reato, e considera anche una “prassi diffusa” la tolleranza dei superiori nei confronti dei furbetti del cartellino. Come se non esistessero leggi, a partire dall’articolo 131-bis del Codice penale, che inquadrano la gravità di questo reato. A prescindere dalle modalità con le quali viene consumato. Da notare che la stessa Corte di cassazione, qualche anno fa (sentenza del 2016), aveva sottolineato la gravità del reato (o meglio: dei reati) definendo i “furbetti del cartellino” come dei “truffatori”, specie in presenza di “un’abitudine”. Ma in Italia, lo sappiamo, funziona così: da uno stesso organo della magistratura, di fronte a casi analoghi, ti puoi aspettare sentenze opposte.

FURBETTI DEL CARTELLINO SENTENZE 

Non esiste, e questo è anche naturale, una giurisprudenza univoca sui furbetti del cartellino. Ed è giusto che ci sia anche una gradazione delle pene, laddove cambiano le modalità del reato. C’è differenza tra un dipendente pubblico che ogni giorno falsifica l’ingresso al lavoro e si dedica ad altre attività (per esempio andare a fare jogging) e chi invece, una tantum, non ha timbrato per andare a bere un caffè fuori dall’orario consentito. Tra l’altro, le tecnologie, a partire dalle telecamere di sorveglianza, consentono ormai di avere un quadro preciso della situazione, e della tipologia del reato, in qualsiasi circostanza. Non c’è più bisogno di altre prove e di indagini complesse e controverse.

FURBETTI DEL CARTELLINO ASSOLUZIONI

Ma allora perché tante assoluzioni nei confronti dei furbetti del cartellino? E perché tanta tolleranza da parte della Corte suprema? Forse è anche esagerato sbattere in galera un dipendente pubblico che, occasionalmente, non timbra il cartellino, ma sicuramente la sentenza della Cassazione che liquida questo come un “reato futile” e si arrampica su una serie di gerarchie della fuga dai propri doveri lascia più che perplessi. E spalanca le porte a uno dei più grandi sprechi che avvelena il lavoro, e il rendimento, nel settore della pubblica amministrazione: la certezza dell’impunità. La convinzione che, comunque, è possibile cavarsela, e dunque il gioco vale sempre la candela.

FURBETTI DEL CARTELLINO PRESCRIZIONE

Mentre a Palermo si arresta e a Roma si assolve, i furbetti del cartellino hanno consolidato l’uso di uno strumento che, nel loro caso, funziona come un orologio per non pagare pegno: la prescrizione. Scatta, come nel caso dei reati di truffa e falso, dopo sette anni e mezzo, e grazie alla prescrizione sono finiti nel nulla importanti processi in tutta Italia. A Sanremo (15 imputati), a Boscoreale (80 sotto accusa), a Catanzaro, Bari, Ovadia. Tutto il paziente lavoro degli investigatori è andato in fumo, e in moti casi non si è riusciti ad arrivare neanche al processo in Appello. La prescrizione è scattata prima.

FURBETTI DEL CARTELLINO CONDANNE

In questo scenario le condanne dei furbetti del cartellino sono rare. E avvengono quasi sempre con processi con il rito abbreviato oppure con un giudizio di primo grado al quale viene presentato ricorso da parte della difesa, per puntare alla prescrizione. Obiettivo, come abbiamo visto, facile da raggiungere. Ancora una volta la giustizia italiana si conferma un pozzo nero, dove sono certe due cose: l’impunità dei reati (e della stessa pena) e l’incertezza delle valutazioni da parte della magistratura.

FURBETTI DEL CARTELLINO SPRECHI

I furbetti del cartellino sono portatori di diversi sprechi. Riducono l’efficienza della pubblica amministrazione, e aumentano l’immagine, molto diffusa nell’opinione pubblica, di “un universo di fannulloni”. Cosa molto pericolosa nel momento in cui dobbiamo anche convivere con la formulazione del lavoro da casa, in alternanza con il lavoro in ufficio con il cartellino da timbrare. Secondo spreco: in un Paese che fa fatica a rispettare le leggi (anche perché sono troppe e spesso facilmente aggirabili) l’impunità dei furbetti fa scuola. E induce all’emulazione. Infine, ci sono i cittadini che pagano il prezzo di una scarsa qualità dei servizi, laddove il fenomeno dell’assenteismo nel pubblico impiego diventa molto marcato.

ASSENTEISMO NEL PUBBLICO IMPIEGO, STORIE DI ORDINARIA IMPUNITÀ:

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