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Troppe luci accese: l’illuminazione pubblica è uno spreco

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Negli ultimi 15 anni, in Italia, il flusso totale di luce dell’illuminazione pubblica è raddoppiato: i lampioni stradali, l’illuminazione per i monumenti, quella per i giardini pubblici e privati, i punti luce all’esterno dei condomini e le insegne luminose hanno determinato un consumo medio pro capite di circa 107 kWh per abitante.

È quanto emerge dai dati forniti dall’associazione CieloBuio secondo la quale il nostro Paese spreca troppo in illuminazione pubblica: solo la Spagna con un consumo pro capite di 116 kWh batte l’Italia nella classifica dei Paesi più spreconi. Particolarmente virtuose invece la Germania e la Gran Bretagna con un consumo pro capite che si attesta rispettivamente sui 50 e i 42 kWh.

L’illuminazione pubblica però non comporta solo un enorme spreco di energia ma anche problemi alla salute. Come evidenzia CieloBuio che, da anni si batte contro l’inquinamento luminoso, l’esposizione alla luce notturna, soprattutto quella prodotta dai Led, tende a ridurre la produzione di melatonina e a modificare i ritmi circadiani con conseguenti disturbi del sonno.

Giovanni Chiambretto, del Gruppo ecologista Cinque Terre, ha calcolato che “su quasi 10 milioni di lampioni per l’illuminazione pubblica, circa 3 milioni sono ancora ai vapori di mercurio” quindi ad alto consumo e da sostituire al più presto.

Stesso discorso per i semafori, che dovrebbero adottare il Led, con un notevole risparmio energetico. A riguardo, Chiambretto evidenzia che “una generale revisione delle modalità di gestione degli impianti può condurre oltre che a importanti risparmi energetici ed economici, anche a grossi vantaggi sul piano dell’inquinamento luminoso”.

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