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Transumanza, se diventa patrimonio Unesco il mondo scoprirà la ricchezza dei nostri pastori

La transumanza non è solo una migrazione stagionale di greggi e mandrie. È il filo rosso che consente di attraversare un territorio sulle orme dei pastori. E scoprire monumenti, paesaggi e prodotti tipici.

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TRANSUMANZA PATRIMONIO CULTURALE DELL’UMANITÀ

Un popolo di pastori. Ci voleva l’esca dell’Unesco, con l’obiettivo di agguantare un altro angolo di patrimonio della Bella Italia da valorizzare, per scoprire un pezzo forte della nostra identità. La pastorizia, appunto. Quando sul nostro sito abbiamo raccontato che tanti giovani tornavano a questa attività, qualcuno ci ha preso in giro. E ha chiesto: Ma con quale futuro?

Oggi alla domanda, legittima in tempi di tanta incertezza, arriva una risposta secca dalla candidatura ufficiale presentata dall’Italia all’Unesco per il riconoscimento della Transumanza come “patrimonio dell’umanità”. La transumanza è una pratica antichissima di migrazione stagionale di greggi, mandrie e pastori da un posto all’altro all’interno della regione, dalla pianura alla montagna e viceversa, sulla base delle condizioni climatiche e del ritmo delle stagioni. In primavera si sale, dalla pianura alla montagna. In inverno si scende, dalla montagna alla pianura.

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TRANSUMANZA PATRIMONIO UNESCO

Il luogo più antico di uno stile di pastorizia, combinato con il territorio, tipicamente italiano, è la Val Senales in Trentino Alto Adige. Ma da allora la transumanza è andata sviluppandosi in tante regioni, con percorsi anche molto lunghi, come quello dal Molise alla Puglia, o dall’Abruzzo al Lazio. O con tagli orizzontali, come in Sardegna e nello stesso Trentino Alto Adige.

Che cosa significa diventare patrimonio dell’Unesco? Innanzitutto conquistare e diffondere la consapevolezza di uno spreco che ancora coltiviamo: non abbiamo capito quanto possano valere queste antiche attività agricole, come la pastorizia, declinate con i metodi moderni e integrate al turismo e all’enogastronomia.

La pastorizia in Italia oggi vale circa 60mila allevamenti con, per citare una sola specie animale, oltre 7,2 milioni di pecore. Ciascun percorso della transumanza, uno diverso dall’altro, è un attraversamento di luoghi meravigliosi, di paesaggi naturali che cambiano come la luce del giorno, ed è anche un’immersione in una serie di prodotti tipici dell’agricoltura, dell’artigianato e della piccola industria locale. La transumanza, stile di economia e di cultura, è ciò che serve per fare crescita economica, sviluppo, creare lavoro e dare opportunità ai giovani. È una leva, ma forte e potente, per investire su un territorio, molto più di tante inutili e costose cattedrali nel deserto, per farlo poi scoprire ai turisti. E non solo.

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TRANSUMANZA PATRIMONIO CULTURALE IMMATERIALE DELL’UMANITÀ UNESCO

Per avere un’idea di quello che vi sto raccontando, suggerisco un percorso vacanziero, uno solo, del quale non potrete mai pentirsi. Provate ad attraversare i luoghi magici della transumanza in Molise, una piccola regione, ma con posti e monumenti meravigliosi da visitare. Farete una vacanza low cost sulle orme dei greggi che attraversano la regione al cambio di stagione, e scoprirete mille sorprese locali.

Infine, questa idea di diventare un pezzo del patrimonio dell’umanità, che farebbe della transumanza un fenomeno noto e conosciuto in tutto il mondo, mi piace molto per come è nata. La candidatura, formalmente, è stata presentata dal ministero dell’Agricoltura. Ma a spingere il governo sono stati loro, i giovani pastori del Molise, e poi della Puglia e della Campania, che si sono organizzati in associazioni e comitati già nel 2015 e dopo tre anni sono riusciti a portare a casa un primo risultato. Auguri, e lunga vita alla transumanza made in Italy.

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