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Tassa sulle bibite gassate, serve per fermare l’epidemia dei bambini obesi. Non si gridi allo scandalo: esiste in mezza Europa. E anche gli Stati Uniti…

In Francia la sugar tax vale 7,43 euro a ettolitro. In Gran Bretagna 24 pence a litro. In Portogallo 16 centesimi a litro. Dove sta lo scandalo introducendola anche in Italia? Dove il 21 per cento dei bambini tra i 6 e i 10 anni sono obesi

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TASSA BIBITE GASSATE

Nessuna crociata, per carità, ne abbiamo già troppe. Ma una presa di posizione chiara e forte su un punto: siamo favorevoli alla tassazione delle bibite gassate. E il motivo fondamentale non è quello di stangare un settore economico, che fa il suo mestiere e cura i suoi interessi, ma di cancellare, o almeno ridurre, il macroscopico spreco dell’obesità dei bambini.

L’Italia, purtroppo, ed è incredibile pensando che siamo la patria della dieta mediterranea e della frutta più buona del mondo, ha una percentuale di bambini obesi, tra i 6 e i 10 anni, da record europeo: il 21 per cento dei maschietti e il 14 per cento delle femminucce. Se poi parliamo di sovrappeso, queste percentuali schizzano al 42 per cento per il sesso maschile e al 38 per cento per il sesso femminile.

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TASSAZIONE BIBITE GASSATE

Senza allarmismi, ma questa è un’epidemia, che in qualche modo bisogna arrestare, anche perché chi è in sovrappeso da piccolo ha il 60 per cento delle probabilità di restarlo anche da grande. In Europa, per intenderci, soltanto Cipro e la Grecia, hanno valori di diffusione dell’obesità infantile simili ai nostri, mentre in Grecia siamo al 9 per cento per i maschietti e al 6 per cento per le femminucce, e in Danimarca crolliamo al 5 per cento.

Certo: contano stili di vita sbagliati (per esempio troppi bambini accompagnati a scuola in auto e abituati così a fare poco esercizio fisico), il fatto che i più giovani spesso saltano la prima colazione e poi fanno una merenda troppo abbondante, un regime alimentare poco sano. Ma contano anche le bibite gassate, questo è fuori di dubbio. In quanto zuccherine, contenenti cioè dosi importanti di zucchero. Ecco perché di questi prodotti c’è stata, anche in Italia ma in generale nel mondo occidentale, una forte caduta dei consumi negli ultimi 15 anni: proprio per una maggiore consapevolezza, tra gli adulti e non tra i bambini, di alcuni effetti collaterali disastrosi. Ed è in corso, da parte delle aziende produttrici di bibite zuccherate, una riconversione della loro offerta, verso bibite più sane e meno zuccherate.

Quindi, la tassa sulle bibite non è solo un’entrata per lo Stato, utile per il traballante bilancio pubblico, ma è innanzitutto un deterrente per incentivare ciò che Non sprecare chiede sempre. Innovazione dei prodotti e consumi responsabili: due cose sotto il segno della Sostenibilità. L’innovazione significa che le aziende devono sempre più inventare prodotti con meno zuccheri (tra l’altro di migliore sapore) che creano anche meno dipendenze da questo tipo di bevande; il consumo responsabile è quello che dovrebbe impedire a un genitore di consentire ai propri figli di tracannare bibite gassate a tutte le ore del giorno. D’altra parte su questa strada, la cosiddetta sugar tax, si stanno muovendo tutti i paesi, in Europa e in America.

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GUERRA ALLO ZUCCHERO

La guerra allo zucchero, dall’America all’Europa, si combatte su più fronti, e si scontra con una lobby molto potente: quella dell’industria delle bibite gassate che ha tutto l’interesse, giustamente dal suo punto di vista, a difendere quote di mercato molto ricche e importanti.  Dopo la Francia, la Gran Bretagna, l’Irlanda e l’Ungheria: in Europa perfino il Portogallo si è allineato a una decisione di tassare, 16 centesimi al litro, le bevande gassate. Non poco per un piccolo paese. Nel Regno Unito, dove certo nessuno si sogna neanche solo di pensare a come colpire le attività economiche, la sugar tax vale 18 pence al litro per le bibite con oltre 58 grammi di zucchero per ogni 100 millilitri, e 24 pence a litro per le bibite con oltre 8 grammi di zucchero ogni 100 millilitri. Cifre pesanti, che dimostrano come il vero obiettivo non sia tanto di introdurre una nuova tassa, ma quanto disincentivare i consumi di bibite gassate. E combattere così l’obesità innanzitutto infantile. 

TASSA SU BIBITE GASSATE E ZUCCHERATE

Una tassa sulle bibite gassate attorno al 20 per cento del costo di ciascun prodotto, è stata chiesta in modo esplicito in un Rapporto firmato dall’Organizzazione Mondiale della Salute, come fondamentale contromisura per contrastare lo spreco per la diffusione dell’obesità e del sovrappeso, uno spreco doppio che comprende la salute di milioni di persone ei costi per i servizi sanitari per queste patologie. Inoltre con una tassa sulle bibite gassate l’Oms intende dare un colpo anche ad altre malattie molto diffuse nel mondo, come il diabete e carie. Di fronte a un appello dell’Oms, abbiamo capito che ci sono due tipi di reazioni. Chi lo applica e chi gira la testa dall’altra parte.

Nel primo gruppo di paesi ci sono la Francia e la Gran Bretagna. Ed è interessante notare che con una tassa di 7,43 euro a ettolitro la Francia incassa, ogni anno, 300 milioni di euro (e i repubblicani hanno già proposto di triplicare la tassa). Capite bene che questi soldi, in tempi di crisi della finanza pubblica, sono molto preziosi, e possono essere utilizzati anche, per esempio, per migliorare i servizi sanitari o per costruire i famosi asili che ci servono come il pane. Il governo inglese conta di portare a casa 450 milioni di euro l’anno dalla tassa sulle bibite gassate. E come pensa di spendere questa bella montagna di soldi? Investendo nei programmi di Educazione fisica nelle scuole, una materia che in Italia è diventata di serie B.

Personalmente non ho nulla contro la Coca Cola, tantomeno contro la Pepsi Cola, solo per fare degli esempi di grandi gruppi di questo settore, e considero la tassa sulle bibite gassata una scelta di politica sanitaria prima che di politica fiscale. Tra l’altro, confesso che ogni tanto una Coca Cola, accompagnata da tanto limone, me la bevo. Ebbene, penso che una tassa ovunque fa bene alla stessa Coca Cola che, che non a caso, di fronte alla diminuzione delle vendite delle bibite gassate sta introducendo prodotti più salutisti, come i succhi di frutta, e ha raddoppiato l’offerta del suo catalogo di prodotti biologici.

Photo credit: Popartic / Shutterstock.com

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